RobertoMontanari

RobertoMontanari100224

Naufrago

L'amore è una risorsa limitata ?

Tutti, chi più chi meno, abbiamo provato "l'amore che viene, l'amore che va"

Momenti di aggressività, e momenti di empatia; cattiveria e protezione genitoriale.

Guerre mondiali, e solidarietà tra le vittime.


Questa crisi ci sta incattivendo, oppure è compensata da sentimenti di  fratellanza riscoperti ?


Poco fa ho letto una citazione delle lettera dal carcere di George Jackson: "quando la miseria entra dalla porta l'amore esce dalla finestra". Chi l'ha riportata (a cui sono debitore) commentava: "poi dove vada a finire chi lo sa ?".


Allora mi è venuto il dubbio, che vorrei provare a chiarire con voi.

Conosciamo un sacco di "fatti" che hanno un principio di conservazione.


Da Lavoisier per la materia, alla conservazione dell'energia, della quantità di moto, del momento della quantità di moto, della carica elettrica...


E l'amore ?

Se oggi lo provi, è inevitabile che domani lo perderai ?

Se qualcuno ne è ricco, è perché altri ne sono privi ?

O che sia come l'entropia ?


Su, per favore, provate a dirmi la vostra, fatemi degli esempi...

 23/04/2014 06:19:18
utente anonimo
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37 commenti
BettyDraper

BettyDraper13939

Supplente

La disperazione a volte ci fa dimenticare tante cose, tra cui anche quella di donare l'amore agli altri e indirettamente donarlo a noi stessi. E' troppo facile provare amore durante i momenti positivi e abbandonare questo sentimento quando la situazione si fa più dura e siamo costretti a rinunciare a qualcosa. L'amore ci rende vivi e ci rende esseri umani, e in quanto tali abbiamo esigenza di amare e di donarci agli altri. Non penso l'amore sia un sentimento a scadenza, anzi, alcune forme d'amore nel tempo sono destinate a durare in eterno e a renderci parte di esso. 
 23/04/2014 06:40:17
RobertoMontanari

RobertoMontanari100224

Naufrago

Bello il termine: "donare l'amore "

Uno lo dà, e subito dopo si è in due ad averlo. In questo senso ci sarebbe una forma di "propagazione"  (stile infezione influenzale).

Devo dire che queste forme di contagio si vedono bene negli ambienti di lavoro: ne trovi dove tutti sono arrabbiati, ed altri dove tutti si rispettano.

Molto interessante

 23/04/2014 07:01:17
Vi viene sempre di più da pensare che l'amore è una fase,spesso iniziale, che poi svanendo lascia posto ad altro,come all'abitudine,la moralità e gli incasellamenti soc iali. Oppure a volte ,osservando gli animali,ho una visione un po' meno pessimistica,credendo che l'amore non è altro che un istinto.Quindi o è innato o fuoriesce e persiste per sopravvivere.
 23/04/2014 06:41:40
RobertoMontanari

RobertoMontanari100224

Naufrago

Credo che ti riferisci principalmente all'amore "coniugale". Lo descrivi un po' "a parabola", probabilmente in qualche modo legato alla fecondità della coppia.

Non ho invece capito bene l'ultima frase... aiutami

 23/04/2014 06:57:23

RobertoMontanari, No non intendevo solo quello coniugale ma l'amore anche in altre situazioni. A volte vedo veramente atteggiamenti abitudinari che si fregiano dell'appellativo di" gesti d'amore", in molti ambiti.

Per quanto riguarda la seconda ipotesi,io credo che l' amore potrebbe anche essere una cosa prettamente istintiva quindi che si manifesta ogni qual volta ne sentiamo il bisogno e a volte puo' essere anche la necessità di dare un senso alla vita che viene soddisfatta con l'amore verso il prossimo.

Spero di essermi spiegata meglio ma è un concetto un po' contorto che non riesco a espletare meglio quasi mai.

 23/04/2014 14:39:19
RobertoMontanari

RobertoMontanari100224

Naufrago

ellenedisrien, nella premessa, ho fatto riferimento ad una persona, a cui ho "rubato" la citazione di  George Jackson. Una delle sue considerazioni, è che "La parola amore resta oscura nel suo significato più profondo"

Nessuna sorpresa se, quando si tenta di razionalizzare, il risultato appaia "contorto"

Le suggestioni emerse in questo piccolo dibattito, però, mettono in luce tanti aspetti diversi di questa strana cosa che dovrebbe essere al primo posto delle nostre attenzioni, e che chiamiamo "amore"

 23/04/2014 20:51:39
MAURIZIO

MAURIZIO3270

allegro ma non troppo

diciamo che va innaffiato quotidianamente
 23/04/2014 15:00:20
RobertoMontanari

RobertoMontanari100224

Naufrago

Simpatica l'immagine. Che però sottointende una certa fragilità; una tendenza all'esaurimento.

Forse è vero, ma tante altre volte l'amore ti assale inaspettatamente.

Ed altrettanto inaspettatamente ti abbandona.

Tenersi in esercizio -dirai tu- male non fa....


 23/04/2014 20:04:09

Secondo me l'amore è regolato da infinite variabili, quindi è impossibile stabilire e prevedere con precisione l'evolversi del sentimento.

Io credo che l'amore non si generi (o cessi) in base al contesto in cui viviamo, ma in base alla nostra personalità, che entra in contatto con altre personalità dando esiti del tutto imprevedibili.


Sintetizzando: l'amore e la durata dello stesso non sono calcolabili/prevedibili.

 23/04/2014 16:53:05
RobertoMontanari

RobertoMontanari100224

Naufrago

Se è per questo, la statistica ci va a nozze con fenomeni aleatori. Comunque confesso che ho volutamente giocato con il surreale.

Forse speravo che arrivasse una risposta che illuminasse una prospettiva di crescita di questo sentimento, ancora così misterioso.

Ahimé... tutto tace 

 23/04/2014 20:38:21

La mia risposta non nega nessuna possibilità, compresa quella da te espressa con speranza.


Carl Gustav Jung diceva che:

"L'incontro di due personalità è come il contatto di due sostanze chimiche: se c'è una reazione, entrambi si trasformano."


La trasformazione potrebbe dare luogo a un'infatuazione, a un'amicizia, a tantissime altre cose, compreso un amore eterno...

Ma questo, secondo me, dipende dalle infinite variabili che regolano le personalità dei due individui.

 23/04/2014 21:07:41
RobertoMontanari

RobertoMontanari100224

Naufrago

Caliarco, grazie per la citazione: Jung è stata la mia lettura preferita da adolescente, e sono ancora emozionato per il ricordo che mi ha suscitato leggerla.


 23/04/2014 21:30:59
RobertoMontanari, mi fa piacere averti riportato alla memoria un bel ricordo. ;)
 23/04/2014 21:38:41
GCusmano

GCusmano7615

Unknowledge manager, knowledge man

Ciao Roberto, ci lanci un tema talmente astratto e talmente vasto che solo impostare la discussione può diventare un bell’esercizio. Così su due piedi mi sovvengono i seguenti titoli: A) Fenomenologia dell’Amore, indagine epistemologica del concetto stesso, rapporto biunivoco di quest’ultimo con la genesi di una società e sua ipostatizzazione (dell’Amore, non della Società). B) Amore come codice e rappresentazione del Sé. C) Amore e innamoramento, una questione di biochimica. D) Ovvero, perché amo? E se perché, chi? E ancora, dove? E se dove, quando? E come? Quindi? Si potrebbe parlarne per ore, e non dire nulla. Preso dal panico sto per rinunciare quando rileggendo la tua domanda, l’attenzione è catturata dal termine “risorsa”. Mi hai dato una traccia. E anche molto intrigante. Ri-sór-sa, dal dizionario: ogni mezzo, ogni espediente con cui è possibile provvedere a un bisogno, a una necessità. C'è, dunque, una differenza sostanziale tra risorsa e bisogno, la prima è un mezzo, il secondo un fine. L’Amore sarebbe quindi un “mezzo” per soddisfare un nostro bisogno. Apparirebbero, pertanto, sbagliate affermazioni quali: “bisogno d’amore” o “necessità di amare”. Non sarebbe l’Amore stesso un bisogno umano ma, piuttosto, “il mezzo”, “l’espediente”, per soddisfare un bisogno. E qui la domanda si pone da sé: quale bisogno? Beh, potrebbe essere interessante partire da un concetto classico: la scala dei bisogni di Maslow 

Questa scala ci dice che i bisogni umani sono stratificati e ordinati (non sono presenti contemporaneamente e in modo uniforme per tutti). Alla base della piramide ci sono i bisogni primari (i famosi due bisogni e mezzo: mangiare, dormire e….). Chi si trova alla prese con il soddisfacimento di questi bisogni può utilizzare l’Amore come un mezzo strettamente legato alla soddisfazione del bisogno sessuale. Una concezione dello strumento certamente “primitiva”, funzionale a uno scopo “primario”, (penso a un cacciatore della savana, nomade e che si muove solitario o a piccoli gruppi). La seconda fascia della piramide, partendo dal basso, porta l’uomo a sentire altri bisogni, più evoluti, legati a una comunità stanziale (storicamente agricola), come il bisogno di sicurezza, di famiglia, di stabilità. L’Amore continua anche in questo caso a rappresentare un buon espediente per la soddisfazione di questi bisogni. Ma mutando la natura dei bisogni muta anche la semantica del mezzo. La risorsa si adatta e l’antico espediente diventa, soprattutto, uno strumento di “possesso”, legato alle necessità di appartenenza, di difesa, di riproduzione (famiglia, clan).

Ma l’evoluzione della società e dell’uomo non si ferma e neppure i bisogni. Ci si sposta verso l’alto della piramide. L’uomo moderno sente allora la necessità di essere stimato, rispettato, di coltivare le proprie passioni, di avere una carriera lavorativa ricca di soddisfazioni, di frequentare e conoscere persone interessanti, di viaggiare, di sperimentare, di realizzarsi. Ancora una volta l’Amore, inteso come risorsa, entra in gioco. L’espediente, tuttavia, comincia a mostrare molti limiti. Esso, infatti, è unico (anche se flessibile e complesso) ma pretendiamo che sia un mezzo per soddisfare bisogni spesso in contrasto tra di loro e che si stratificano sempre di più, mano a mano che procediamo verso la punta della piramide. L’Amore, allora, dovrebbe essere quello strumento in grado di conciliare il nostro bisogno di sesso, di sicurezza, di stabilità, di famiglia, ma anche di stima, di crescita, di passioni, di carriera, di amicizie, di esperienze. Un vero e proprio equilibrismo che spesso sfocia in frustrazione e senso di inadeguatezza. Se si supera indenni questa fase e si è abbastanza fortunati per giungere alla somma della piramide, laddove ci sentiamo finalmente autorealizzati, allora i bisogni mutano di nuovo (e i più antichi perdono molta della loro “urgenza” e carica emotiva). Qui l’amore può tornare un mezzo efficace. Liberi, finalmente, dalle necessità al servizio dell’Io, si fanno strada nuovi bisogni: di condivisione, di etica, di estetica, di creatività, di umanità. L’Amore allora diventa la migliore risorsa interiore di cui l’uomo dispone. Da questa breve disamina dell’Amore come risorsa per appagare dei bisogni/desideri, le risposte alle tue domande potrebbero essere le seguenti: L’Amore non è un’entità a sé stante, immutabile e soggetta a leggi fisiche di conservazione. L'espressione di Battiato deve essere riferita all'innamoramento e non all'Amore. Potremmo dire che l'innamoramento sta all'Amore come l'intuizione sta all'Intelletto. I termini non vanno confusi. L'innamoramento e l'intuizione sono eventi rari e speciali (inneschi che potenziano a dismisura le rispettive facoltà), mentre l'Amore è l'Intelletto sono sempre presenti (non dovremmo mai dimenticarlo). L'Amore è, insomma, una capacità umana al servizio di fini umani (distribuiti, tagliato grosso, secondo la piramide di Maslow). Come l’Intelletto (probabilmente, le due più importanti facoltà umane). Come quest’ultimo, non è equamente distribuito tra le persone. Espressioni come “pazzo d’amore”, “follemente innamorato”, potrebbero equivalere a “irragionevole” o “illogico” riferite all’intelletto, entrambe segnalano una immaturità nell’uso di queste facoltà. Come l’intelletto, però, anche l’Amore si può coltivare, educare e sviluppare (l’ambiente esterno può giocare un ruolo chiave), così come, a volte, è misteriosamente soggetto a veri e propri black out. Non è una risorsa limitata ma il suo uso è in competizione con le altre risorse di cui disponiamo. Il fatto che oggi appaia più raro, soprattutto nelle società avanzate, potrebbe derivare dal fatto che i mezzi e gli strumenti che, ora, abbiamo a disposizione per la soddisfazione dei nostri bisogni/desideri sono in numero e qualità estremamente maggiori rispetto al passato. In molti casi, essi appaiono meno impegnativi (costosi) e più efficienti rispetto allo “strumento” Amore. Al contempo, molte più persone riescono ad arrivare alla punta della piramide e ad autorealizzarsi. Costoro ritrovano nell’Amore un magnifico espediente per la soddisfazione del loro nuovo impellente e inderogabile bisogno: donarsi.


 23/04/2014 16:59:10 (modificato)
RobertoMontanari

RobertoMontanari100224

Naufrago

La tua impostazione la trovo molto convincente. Ho sempre visto il fenomeno della "cotta" come un espediente perfezionato dai processi di selezione naturale, perché agevola la soddisfazione del bisogno di procreare, Non avevo però mai provato a posizionare l'amore ai vari livelli della piramide di Maslow: il risultato è davvero -come dici tu- intrigante.

L'aspetto "quantitativo" (supponendo che una qualche metrica sia possibile) lo affronti considerando la competizione tra la risorsa "amore" e le altre che porterebbero ugualmente alla soddisfazione dei livelli più alti della piramide di Maslow.

Concorrenza sleale (dietro alle altre risorse c'è un'organizzazione di marketing che l'amore non ha).

La moneta cattiva che scaccia quella buona...


La finale però è un sorprendente giro di boa. Un teorema che enunci (senza dimostrare, e non è da te) : raggiunta l'auto-realizzazione non resterebbe altro sbocco (=impellente e inderogabile) che donarsi, e qui la risorsa "amore", invece di essere utilizzata (=consumata), verrebbe generata.

Peccato che, come al gioco dell'oca, sia così difficile raggiungere l'ultima casella.


Scusami se l'ho messa in scherzo: le riflessioni che sono scaturite da questi scambi sono davvero impagabili. 





 23/04/2014 20:33:09
donatella

donatella210633

ex traghettatrice di Quaggers

Bellissime considerazioni @GCusmano, come sempre hai la capacità di risvegliare riflessioni interessanti. La struttura a piramide mi ricorda un po' la catena alimentare, dove qualsiasi passaggio è connesso a quello precedente e si incammina verso quello successivo, in un concatenarsi di azione che accompagnano l'uomo nella ricerca dell'equilibrio.
 24/04/2014 05:54:38
GCusmano

GCusmano7615

Unknowledge manager, knowledge man

RobertoMontanari, ehehehee... La tesi finale è una tautologia, è già implicita nelle ipotesi. La piramide di Maslow è una piramide di pronomi personali: in basso troviamo il festival della prima persona singolare (io, io e ancora io), poi salendo uniamo alla prima la seconda persona singolare (tu ed io, <3), poi con i bisogni sociali si aggiungono la terza persona singolare e la seconda persona plurale (lui/lei, voi), alla fine resta l'Io e te" e "loro", da lì il passo per la vetta è "segnato": la frattura, la divisione (fonte di infelicità) può essere sanata solo ritrovando la perduta unità del Noi. Come diceva GG: "io sarei certo di cambiare la mia vita se potessi cominciare a dire... Noi. Lì avviene il miracolo da te magistralmente colto: l'Amore da "mezzo" che brucia e si consuma si fa "fine" e si rigenera! (Dall'autorealizzazione alla trascendenza: assaggi di infinito...). ;)

 24/04/2014 10:32:45 (modificato)
GCusmano

GCusmano7615

Unknowledge manager, knowledge man

donatella, è sempre un piacere molto grande ricevere i tuoi complimenti (non ti stancare, neh.....Ahahahah). Devo però confessare che se ogni tanto risveglio qualche riflessione interessante ciò è possibile solo grazie alla "chimica" speciale creata dall'interazione dei quagger (e anche, ovviamente, dal fatto che esiste uno strumento chiamato Quag). Escludo che possa succedere qualcosa di analogo su "feisbuk" (come direbbe @birillone), mentre per Twitter non si pone neppure il problema, vista la loro "misura". Insomma il merito va tutto a.... Noi !!! Per quanto riguarda la scala dei bisogni e l'amore, la riflessione nasce dall'ascolto di fatti di cronaca nera che mettono a dura prova la mia ragione. Sentendo di donne picchiate a morte dal "compagno" e la parola "Amore" negli stessi servizi, mi sono chiesto quali bisogni, quali desideri, quali necessità c'erano per avere l'impudicizia di usare la parola Amore.... Ciaoooo

 24/04/2014 10:52:42
RobertoMontanari

RobertoMontanari100224

Naufrago

Dantesco ! Lo so che a darti corda vale sempre la pena... 

In particolare, mi piace ora unire diversi pensieri:

  • la tua sottolineatura del passaggio dall'individualismo al sociale, come chiave per la conversione da amore dissipato, ad amore rigenerante
  • lo spunto di @donatella sull' a-temporalità dell'amore 
  • l'osservazione di @MAURIZIO sull'importanza della nostra volontà (e costanza)
  • quella di @Caliarco sull'imprevedibilità (=possibilità)

per arrivare ad un quadro che io trovo splendido, in cui l'amore sta nelle nostre opzioni, e sta a noi che sia scarso o smisurato, ed è forse l'unica porta di uscita da questo tempo angusto.

Grazie a tutti !

 24/04/2014 12:07:11
donatella

donatella210633

ex traghettatrice di Quaggers

RobertoMontanari, grazie a te per aver aperto questa discussione. Parlare di sentimenti, riderci sopra, analizzarli, giocarci, fa sempre e solo bene.
 24/04/2014 12:54:55
donatella

donatella210633

ex traghettatrice di Quaggers

GCusmano, concordo, questa bella piattaforma è davvero utile per condividere esperienze e idee in maniera intelligente, senza limite di caratteri (a me questa cosa di dover limitare le mie parole proprio non scende giù :D:D) e ben lontana da "Faccialibro" (che però trovo interessante per certi aspetti, a differenza di Birillone che proprio lo detesta). Quanto allo stancarmi di farti i complimenti, non ci sperare, io sono una che non molla, quindi, se continuerai a scrivere cose interessanti, continuerai anche a leggere complimenti. :-)


Comunque, per tornare al tema della discussione e alle tue considerazioni, è realmente incredibile come ancora ci sia qualcuno che consideri amore il desiderio di possedere la persona con cui si ha una relazione. E ancora più assurdo è che alcuni riescano a giustificare certi gesti o comportamenti con le classiche frasi "era troppo innamorato" (mi scuso per il maschile, ma purtroppo alla luce dei fatti e dei numeri non posso scrivere innamorato/a, non ci riesco).

 24/04/2014 17:48:22

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