Se Renzi non riesce a fare le riforme vere , cioè che dimezzino le spesa pubblica in maniera permanente in  5 anni non si riuscirà a ripartire.

Queste sono le valutazioni che girano nel mondo finanziario internazionale da anni , qualcuno mi chiederà i link , ebbene sono notizie che si scambiano le banche d'affari e le cancellerie e sono spesso riservate, io le ho lette perché opero da dilettante con le banche on-line. E' un dato che a livello internazionale viene dato per scontato , l'italia dovrà chiedere aiuto alla troika prima o poi , basta che una sola asta di Bot- cct -btp vada male per non avere liquidità per pagare pensioni e stipendi il mese dopo. La possibilità che questo non accada è data bassa , a meno che l'italia non faccia qualcosa che nella sua storia non ha mai fatto cioè rompa definitivamente con il passato , cioè modi di fare consuetudini e tagli non solo gli sprechi ma anche i privilegi e l'amministrazione pubblica finalmente a servizio dei cittadini e dimezzata nel numero soprattutto a livello di dirigenti ( 3 volte più della francia che a sua volta è fra i paesi con più dirigenti pubblici in europa) , in pratica faccia l'italia da se ciò che dovrà fare in forma più drastica sotto dettatura più avanti. L'alternativa è la via argentina , cioè uscire dall'euro , con dimezzamento quindi dei risparmi e degli stipendi , conseguente diminuzione del costo del lavoro , ripartenza dell'economia , ma !!  come accade all'argentina dopo alcuni anni se non si è risolto il nodo spesa pubblica si ritorna sull'orlo del baratro. Qualcuno dirà che non è così che noi siamo in linea con i paesi avanzati dell'europa in quanto a dipendenti pubblici , ebbene si , bisogna fare un atto di fede sui dati , i dati italiani storicamente non sono mai stati affidabili , ma noi non abbiamo il welfare degli stati più evoluti ( niente stipendio minimo garantito a tutti , niente assistenza alle ragazze madri , niente asili nido o quasi , pensioni bassissime , niente piani abitativi a coppie giovani ed anziani , niente cure dentarie ,  trasporti da quarto mondo ecc ecc. con i servizi che abbiamo se lo stato ci costasse metà sarebbe già troppo.
 05/04/2014 07:31:48
utente anonimo
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22 commenti
astore

astore10607

Ciao Bacchiega. Mi è più volte capitato di argomentare con te su questo tema, e torno a sostenere che la via migliore per l’Italia è quella che si intravvede sul finire della tua discussione: non è necessario mandare a casa metà dei dipendenti pubblici, è necessario piuttosto mandare a casa quelli disonesti e inetti (che sono di meno) e mettere tutti gli altri a lavorare su cose non inutili.

Bisogna spendere bene. La spesa pubblica non è di per sé una iattura, vi sono settori dove è possibile l’intervento statale, altri dove è consigliabile, altri dove è necessario. Non dobbiamo passare da un estremo all’altro senza valutarne le conseguenze.

Ciao.

 07/04/2014 08:19:39
Ciao , avrai capito che io sono liberale nel senso anglosassone del termine, ogni funzione che può essere fatta utilmente dal privato deve essere affidata al privato , lo stato o l'ente pubblico deve fare le regole certe , controllabili e rispettate. Il peso dello stato deve essere il più basso possibile , lo stipendio degli statali o pagati con soldi pubblici deve essere più basso di quello dei privati  a compenso della garanzia del posto di lavoro, il pubblico deve essere organizzato in maniera di fornire un servizio utile verificabile e controllato al cittadino ed il cittadino , datore di lavoro del pubblico , deve poter controllare l'attività e l'efficienza. Queste alcune regole liberali  , del tutto disattese in italia e che fanno la differenza tra uno stato moderno e civile ed uno stato tribale. Se fai la scuola pubblica e prendi dalle buste paga i soldi al cittadino , togli al cittadino la possibilità di scelta , devi accettare quanto offerto e non hai voce in capitolo è una libertà negata, stessa cosa per la sanità , per la pensione , tu paghi per tutta la vita un tot  , te li prendono direttamente dalla busta paga , non sai che fine fanno e non hai scelta alcuna , alla fine , secondo leggi a posteriori forse ti danno qualcosa in cambio , nessuna possibilità di scelta viene data al cittadino per i soldi versati sei di fatto in mano , per chi ci crede , alla provvidenza. SI tratta di diritti del cittadino importanti , negati in italia in nome di una presunta solidarietà che si tramuta sempre in furto aggravato dal raggiro.  Nei paesi comunisti queste libertà fondamentali venivano negate e teorizzate , dappertutto hanno prodotto sfaceli oltre che gravissime ingiustizia , da noi non si parla di leggi comuniste ma in sostanza l'applicazione di questi principi è massiccia nei fatti , lo è anche in economia , se guardiamo la borsa italiana è la più piena di titoli di ex monopolisti statali ora falsamente privatizzati che ci sia al mondo , maggiore che nelle borse dell'est europa. Se guardi il Dax tedesco ad es . vedi che la quasi totalità delle imprese quotate sono private. 
 07/04/2014 08:44:07
astore

astore10607

Bacchiega, avevo intuito le tue preferenze per il liberismo, come tu avrai intuito le mie.

Quelli del controllo del cittadino sul dipendente pubblico, che tu indichi come principi liberali, sono principi che paesi liberali, ma non liberisti, come quelli scandinavi, ma anche la Francia, applicano assai più severamente che in Italia. Perché dobbiamo pensare che non sia possibile ambire agli stessi risultati?

I problemi del liberismo sono ben noti e portano a concentrare la ricchezza.

Come ho accennato nella risposta, esistono settori la cui struttura industriale dei costi favorisce spontaneamente a la formazione di monopoli. E questa non è una condizione auspicabile se non per il monopolista.

La tutela delle libertà di scelta come le definisci tu, porta a una minor tutela dei diritti alla salute e all’istruzione della collettività. A questo proposito, fra l’altro, non mi pare che in Italia manchi la possibilità di scegliere ospedali o scuole private, per chi può permetterselo.

Ciò detto, non ci sono dubbi che in determinati settori l’intervento pubblico sia eccessivo (alcune utilities) e che in altri esistano protezioni intollerabili (le professioni, le autostrade...). In questi casi, una maggiore liberalizzazione di mercati sarebbe davvero utile a migliorare la qualità e l'efficienza dei servizi.

Ciao.


 07/04/2014 17:27:09
astore, La differenza tra poveri e ricchi è maggiore nei paesi socialisti o latini e tende a diminuire con l'aumentare di una sana concorrenza e di uno stato che si limita a porre i paletti e li fa rispettare. Io quando parlo di liberismo so di cosa parlo , non  lo confondo con il capitalismo , per la precisione io sono liberista e libertario in maniera radicale , considero ogni intromissione dello stato nella vita privata e nell'economia una diminuzione di libertà assoluta ed un andare verso una situazione di controllo sociale tipico delle dittature. L'esempio degli ospedali privati in italia non calza come non calza la scuola privata , quando si ha un monopolista che ti prende i soldi in tasca e non ti da un servizio soddisfacente non è lecito dire che c'è la scuola o l'ospedale privato i soldi te li hanno già presi e siccome il sistema non è in libera concorrenza no è possibile parlare di privato. Lo sarebbe se il cittadino avesse i suoi soldi in tasca e lo stato non avesse il monopolio dei servizi e metesse tutti sullo stesso piano , cosa che non è in italia.
 07/04/2014 19:26:22
astore

astore10607

Eh no, bacchiega, io ti parlo di democrazie liberali e tu mi citi i paesi socialisti e latini (?).

Il problema è che la libertà decantata dal liberismo non esiste. A quel punto preferisco che sia uno Stato democratico a impormi delle scelte piuttosto che uno o pochi privati, per ovvi motivi.

 08/04/2014 07:59:17
astore, Si perché è nei paesi socialisti e latini , quindi compresa l'italia , nei quali il liberismo non trova applicazione ed è prorprio in questi paesi che la differenza fra ricchi e poveri è massiccia, hai valutato il mio discorso al contrario o mi sono spiegato male. Nei paesi liberali è il cittadino privato quindi il fulcro della società civile , il controllore della democraticità , il centro di ogni diritto e dovere , nei paesi totalitari e socialisti o fascisti è come dici lo stato che ha questi compiti ed il privato cittadino è considerato sospetto e da controllare.
 08/04/2014 09:01:23
astore

astore10607

Sono io che mi sono spiegato male, bacchiega, non sono attratto da nessun tipo di totalitarismo né di stampo fascista né socialista. Nella mia risposta volevo sottolineare la qualità delle democrazie scandinave come modello di efficienza di paesi con elevato livello di spesa pubblica. Certo l’Italia attualmente non è un esempio virtuoso, ma gli esempi di paesi liberali con forte peso statale esistono, e sono anche quelli dove la ricchezza si concentra meno.

So che non ami i link esterni ma per evitare un continuo rimpallo di opinioni ti invito a dare uno sguardo alla pagina 6 (ottava pagina del pdf) di questo studio dell’OCSE. Vi è un grafico che mostra la variazione del Coefficiente di Gini (che è un misuratore riconosciuto di concentrazione di ricchezza) dalla metà degli anni ’80 fino alla fine degli anni 2000. Nota dove sono posizionate le democrazie scandinave e la Francia e dove si trovano le democrazie “liberiste”.

I paesi scandinavi hanno un senso della cosa pubblica elevatissimo: se un impiegato pubblico non è competente o se un cittadino intuisce che un vicino sta commettendo un piccolo abuso edilizio o evade il fisco, lo denunciano subito! Sono bastardissimi!

Nota infine l’assurda posizione dell’Italia che nonostante livelli di spesa pubblica astronomici è fra i paesi in cui le disuguaglianze sono cresciute maggiormente.

 08/04/2014 16:58:09
astore, Si ed io ti dissi che non è paragonabile il welfare scandinavo con il nostro , noi non abbiamo : lo stipendio di stato cioè ai disoccupati , l'assistenza economica e non solo alle ragazze madri , l'assistenza agli anziani , case per loro e servizi a domicilio programmati , mutui a perdere per le giovani coppie , sanità senza ticket comprensiva delle cure dentarie , aiuti reali per le famiglie in difficoltà , pensioni molto più alte , stipendi molto più alti , ecc. ecc.  c'è chi ha fatto quattro conti ed ha calcolato che per il welfare che abbiamo dovremmo pagare metà delle tasse che paghiamo.
 08/04/2014 18:15:12
astore

astore10607

Certo, bacchiega, il welfare scandinavo non è paragonabile con il nostro, questo è pacifico, l’ho scritto anche io appena sopra. La nostra visione diverge sulla scelta del paradigma da applicare per migliorare l’Italia: tu, che sei liberista, sostieni che sia necessario dimezzare la spesa pubblica; io, che non so cosa sono, sostengo che sia necessario renderla fruttuosa, come fanno altri paesi, perché così si limitano i rischi di concentrazione della ricchezza.

Questo è il punto di dissenso che vedo io.

 09/04/2014 09:01:09
astore, La ricchezza per potere essere distribuita va prima prodotta , la visione statalista della società ha sempre prodotto povertà oltre che aver calpestato diritti fondamentali in tutte le epoche. I paesi scandinavi sono fatti da popoli che per tradizione dovuta allo loro cultura e all'ambiente svaforevole e d estremo a volte ha prodotto una società solidale e cooperativa , cioè l'opposto delle società mediterranee o continentali. In quella cultura e ambiente antropologico ed umano uno stato centralista , non persecutorio come il nostro , può essere la migliore soluzione. In italia se avessimo imboccato la via federale dopo l'unità e se la capitale fosse rimasta la dove era logico che rimanesse (Torino) l'italia ora sarebbe se non il primo al max il secondo stato europeo per economia e anche forse per civiltà. Era nelle cose , le varie regioni avevano storia , sentire e tradizioni diverse , ma la partita la decisero i francesi , volevano uno stato italiano unitario e abbastanza forte da contrastare le mire austroungariche e spagnole. Lo stato unitario fin da subito fece delle cose ( tassa sul macinato ad es. ) che rivelarono da subito la natura antidemocratica e violenta , applicarono questa odiosa tassa per ampliare la macchina burocratica e l'applicarono quasi esclusivamente al nord italia , tanto che ci furono delle rivolte sedate dall'esercito che sparò sulla folla con il cannone. Una parte considerevole delle famose ville venete del Palladio , che erano resistite a napoleone e agli Asburgo dovettero essere abbattute per troppe tasse.  
 09/04/2014 09:24:57
astore

astore10607

bacchiega, non mi pare che i paesi scandinavi e la Francia non producano ricchezza. Anzi, ne producono quanto e più degli altri proprio perché ridistribuiscono.

Diverso è se ritieni che per ragioni storiche il tessuto sociale ed economico italiano si adatterebbe meglio a politiche liberiste. Ma non mi sembra una posizione facile da sostenere.

 09/04/2014 12:23:24
astore, Mi sembra di averne già parlato ma comunque, L'italia non è uno stato paragonabile a francia o paesi scandinavi , loro hanno fatto le due rivoluzioni che hanno permesso a quei popoli di crescere anche mentalmente e socialmente. La riforma protestante che ha attuito o eliminato il giogo mentale , la concezione del potere , della ricchezza, della società e dell'uomo  tipiche delle società medioevali come quella italiana , l'assenza di questa riforma ha impedito all'italia di fare l'altra grande riforma , quella liberale che ha disegnato in europa la  società civile , il rapporto fra stato e cittadino , la concezione del potere , i diritti civili e naturali , ecc. ecc. noi siamo fermi a prima di Galileo , l'italiano medio non pensa a se come fonte , inizio di diritti e doveri ma fa riferimento per questi allo stato.  La pubblica amministrazione italiana a detta di tutti e da quarto mondo, la giustizia e le carceri sono considerate molto imbarazzanti in europa   siamo peggio di molti paesi del terzo mondo , La prevalenza , inventata questa parolaccia tanti anni fa che da alla pubblica amministrazione un piedistallo di intoccabilità come emanazione capillare di un potere statale che considera il cittadino merce , od una seccatura , o una pecora da tosare secondo i casi. Il cittadino in italia è trattato come se fosse un servo della gleba non ha potere reale su nulla deve sempre chinare la testa e pagare se la alza viene bastonato. Perché ho citato Galileo , perché è la separazione tra mondo antico e modernità , cioè stabilisce una volta per tutto che una cosa è vera solo e quando è dimostrabile scientificamente , mentre prima una cosa era vera se veniva detta da un potente o da un vecchio con barba e bastone , ebbene l'italiano medio è ancora fermo li , è vero se lo dice la Tv , o il prete , o la maga , o il guru di turno un pololo sostanzialmente fermo ai secoli bui e questo lo dobbiamo alle mancate riforme. Tutto questo per dire non si adatta il liberismo alla situazione italiana , non sappiamo cosa sia , ma è l'unica speranza che abbiamo per fare dei salti culturali e sociali utili ad agganciare l'europa magari fra 50  o cento anni.
 10/04/2014 06:49:44
astore

astore10607

Alcune delle cose che scrivi sono condivisibili ma ritornare indietro fino alla riforma protestante mi pare un po’ eccessivo. Soprattutto, non spiega per quale motivo la pubblica amministrazione toscana è efficiente quanto quelle francesi o svedesi mentre quella laziale o campana non vi si avvicina nemmeno (ho preso regioni più o meno a caso). La mia impressione è che i motivi storici debbano essere ricercati in tempi molto più vicini ai nostri, e nessuno di essi mi fa pensare che il liberismo sia la nostra unica speranza.

 10/04/2014 11:58:58
astore, io sono veneto e si dice che la sanità veneta sia la prima in italia , ma andrebbe sempre confrontata con i costi , si dice anche che la sanità sicula ( gli abitanti della sicilia sono uguali come numero a quelli veneti)  costa cinque volte tanto e se vai a curarti a padova in ogni stanza ci sono almeno un siciliano ed un campano su sei , cioè un terzo ed oltre arrivano da fuori regione. SE vai a curarti in sicili a anche per una operazione banale rischi la vita. La mia analisi andrebbe spiegata meglio quando avrò un po di tempo lo farò.
 10/04/2014 14:47:03
Allora , vediamo se riesco in poche parole. La domanda più importante per l'uomo è " A chi il potere" a questa non puoi sfuggire e non arriva da una visione illusoria ma dalla nostra realtà. Nei tempi antichi i vari regnanti diventati tali per forza o capacità per far accettare il loro potere facevano derivare la loro stirpe dagli dei o erano loro stessi delle divinità. Il potere quindi come derivazione divina che non era possibile discutere o limitare , quando si arrivò a mettere in discussione questo potere assoluto , in europa a parte l'età aurea greca ci si arrivo dopo il medioevo , con i regni cosidetti illuminati dove il Re accettava una limitazione al suo potere attraverso un carta o costituzione. Alcune case regnanti accettarono di buon grado e la misero in pratica altri l'accettarono ma non la misero in pratica se non formalmente ma senza contenuti. Si capì allora che bisognava controllare se la costituzione veniva applicata o no e quindi nacquero  i primi parlamenti anche se non eletti a suffragio universale. La riforma protestante mise in discussione il concetto di divinità dalla quale deriva il potere regale o papale e apri le porte all'idea che il Re dovesse essere solo un simbolo ma il potere doveva essere del popolo e dei suoi rappresentanti , nei popoli ortodossi o cattolici questo importante passo non fu mai fatto , per cui la concezione che la gente continuò ad avere del potere è una concezione arcaica come di qualcosa che cade dall'alto. Dio , Patria , Famiglia appunto , diceva mussolini. In europa si fece strada contemporaneamente all'industrializzazione l'idea liberista della società che metteva l'individuo al primo posto , gli si riconoscevano diritti naturali ( es. diritto alla vita e all'integrità personale ) e diritti civili ed allo stesso tempo doveri in egual misura. Una curiosità importante ( in inghilterra e stati uniti la vita della persona veniva prima dell'interesse dello stato , concetto liberale, per cui anche in occasione della prima e seconda guerra o d'indipendenza  la leva obbligatoria non c'era , si invitava ad arruolarsi ma volantariamnete ). L'idea di stato quindi leggero ed al servizio del cittadino non contro il cittadino come nei paese slavi e latini. Ma per avere una società di tal fatta bisogna partire dalla persona che si riconosce in una comunità la quale comunità riconosce lo stato. Ecco il percorso , noi abbiamo fatto il contrario. E' un concetto derimente , è la base della democrazia reale , nei paesi civili l'idea stessa di avere un prefetto nominato dall'alto sarebbe assurda , come avere un segretario comunale o la maggior parte dei poteri reali detenuti da personaggi non eletti. La cosa più importante è che il controllo della cosa pubblica non viene delegata a uffici o chissa chi spetta alla persona , ecco allora che l'etteggiamento delle persone è interessato e chi fa delle cose sconvenienti viene ripreso subito dai passanti  , di fronte ad un reato manifesto l'inglese o l'americano interviene e la polizia gli da una mano e lo premia , da noi rishia la galera o di essere scambiato per il malfattore. naturalmente tutto deve essere traparente ed il cittadino deve poter avere accesso ad ogni cosa pubblica , i soldi devono rimanere la dove vengono prodotti e l'eletto deve rappresentare anche se appartenete ad un partito , l'elettore e rispondere a lui. In Italia tutto questo non c'è mai stato e non si vede traccia , la gente delega i partiti senza cognizione e senza possibilità alcuna di controllo , non immagina nemmeno che il potere è a sua portata in democrazia gli basta sentirsi dire che è in democrazia.
 10/04/2014 16:47:57
astore

astore10607

bacchiega, le dinamiche della riforma protestante mi erano abbastanza chiare. Quello che ti chiedevo, e che ancora non riesco a capire (ma è un mio limite), è perché in Italia, dove la riforma non ha attecchito quanto nei paesi anglosassoni, esistono territori praticamente confinanti dove il senso dello stato sembra così diversamente percepito.

 10/04/2014 17:45:58
astore, Lo stato nella mentalità latina o mediterranea è sentito come il sostituto del Re , cioè un potere dispotico da temere , con il quale si possono avere sostanzialmente due atteggiamenti: rifiuto e rivolta strisciante con creazione o non di un sistema alternativo di organizzazione sociale ( mafia , camorra , ndrangheda , sacra corona unita ) o/ e opporsi in maniera flessibile prendendo ciò che si può ( variante della prima versione) Questo atteggiamento prevede l'ossequio incondizionato al potente di turno , sia statale  sia dell'onorata società e contemporaneamente una totale mancanza di senso civico o della comunità in quanto tale. Sono atteggiamenti che hanno origine nei secoli quando c'era la doppia moralità imposta dalla chiesa , cioè quella pubblica e quella privata e il doppio potere da rispettare , cioè quello del signore del territorio e quello della chiesa. L'idea liberale prevede che il comportamento sia etico e non morale o moralistico cioè deriva da Kant , agisci e pensa come se quello che fai o pensi sia da considerarsi norma universale, questa la base dell'etica moderna. L'etica fa a pugni con la gestione del potere sia del signore , sia della chiesa , perché attinge a principi universali reali. La chiesa ha imposto ai fedeli il seguente pensiero : ogni potere deriva da dio , la tua salvezza deriva da lui , in lui trovi ogni pienezza , giustizia e senso e valore ecc. ecc. una visione quindi in cui all'etica universale Kantiana si preferiva la morale cattolica che di fatto creava due giustizie , quella divina e quella umana , ma l'uomo , la persona in questo paradigma dove era , che valore aveva od ha ?  nessuno , doveva e deve solo ubbidire e seguire gli insegnamenti. Una visione quindi tribale e teocratica all'interno della quale non può svilupparsi una visione liberale , di un uomo consapevole dei suoi diritti e doveri , base e fonte di diritti che sono inaglienabili e vengono prima dello stato. Il giudizio e la condanna quindi di chi regge le sorti della cosa pubblica spetta a dio in primis , la visione secondo la quale il potere è una emanazione della volontà popolare che ne definisce i limiti , le modalità , i controlli , l'eccesso alle cariche , tutto quello che con termine generico chiamiamo democrazia non può avere compimento in una società che non ha superato idee e mentalità cattoliche , vale anche per rito greco e ortodossi o islam. Nascono quindi delle democrazie tra virgolette , che lo sono nella forma , cioè hanno forma di democrazia , ma non possono avere la sostanza perché nate come idea astratta e non come processo o percorso democratico che ha inizio in ogni singola persona , ne tocca i più profondi convincimenti etici e diventa collante per la comunità  che appunto riconosce lo stato. Questo stato quindi non ha nulla a che spartire con lo stato nato dall'alto e imposto ai cittadini , esteriormente sembrano uguali ma sono uno l'opposto dell'altro.  Se un inglese sente l'inno nazionale si alza in piedi e canta felice di essere inglese , se un italiano sente l'inno nazionale  ha un senso di disgusto per l'idea che ha dello stato , per le angherie che giornalmente subisce da esso , se è un militare , essendo obbligato se all'aperto a mettersi sull'attenti rivolto alla fonte del suono , cerca un posto al coperto per non dover essere costretto a farlo , esperienza diretta. Poi ipocritamente dirà che ama la sua anzione e che è importante questa cosa , subito dopo , butterà la cicca ed anche il pacchetto delle sigarette per terra o agirà in modo da avere un vantaggio truffando lo stato mentre magari chi è critico nei confronti dello stato lo è perchè è più avanti vorrebbe uno stato migliore.
 11/04/2014 08:57:34
Giovanni

Giovanni28876

Aziendalista

ciao @bacchiega, ritengo che sia vero che senza riforme e cambiamenti VERI e profondi non si conoscerà che il progressivo degrado. Purtroppo io non sono così ottimista sull'orizzonte dei 5 anni. Ritengo che il declino strutturale, nell'assenza di cambiamenti radicali che dovranno coinvolgere la pubblica amministrazione ma prima ancora la società civile, durerà molto molto più a lungo. Della classe politica taccio: quella andrebbe rifondata dalle fondamenta, ovvero è questo che intendo per cambiamento radicale della società.
 08/04/2014 13:15:27
Come più volte accennato , la classe politica è un prodotto , di che cosa? delle regole che governano la forma di stato , la forma di governo e le leggi allegate , fra cui quelle elettorali che vengono per ultime in tutti i sensi. In italia si tenta di far passare l'idea che basti cambiare la legge elettorale e il cittadino magicamente diventa sovrano. I politici , così come gli amministatori ed anche il pubblico impiego si adattano e prendono forma a partire da queste leggi fondamentali. Faccio un esempio , se la forma di stato fosse di tipo federale tutto il malloppo enorme non ariverebbe più a roma e la guerra tra politicanti per accapararsi il malloppo sarebbe molto ridimensionata,  Se i partiti fossero costretti dalle leggi ad avere una contabilità pubblica e visibile e la selezione del personale fosse meritocratica in quanto funzionale alla sopravvivenza del partito allora cambierebbero totalmente i personaggi che calcano quelle associazioni , ma perché questo accada bisogna che il parlamentare o senatore non sia costretto a rispondere una volta eletto al partito altrimenti non avrà la possibilità di operare secondo scienza e coscienza e quindi qualunque cosa faccia non sarà determinante per l'immagine del partito che a quel punto manda avanti un tipo buono e mansueto e completamente manovrabile. Lo so è dura ma credimi esistono studi approfonditi su questo che ci dicono che , a prescindere dalle persone chiamate ad operare , le regole da sole determinano il risultato finale , con regele demenziali il risultato finale sarà quello che vediamo , ma sembra che questa semplice equazione non sia nemmeno considerata in italia.  Se il parlamentare fosse espressione diretta , una volta eletto non del partito o della nazione ma di chi l'ha eletto , i partiti dovrebbero fare molti passi indietro e i cittadini molti passi avanti.  
 08/04/2014 14:33:11
Giovanni

Giovanni28876

Aziendalista

bacchiega, concordo abbastanza
 08/04/2014 15:05:39
simonghibli

simonghibli206

normalmente critico

HA PERFETTAMENTE RAGIONE, GLI ECONOMISTI SONO IN COMBUTTA CON MOLTI GIORNALISTI PER CONFONDERE LE IDEE ALLA GENTE. mOLTI PROCLAMI MA NESSUNA RISOLUZIONE.

 01/06/2019 18:55:56
Rosa_dei_Venti

Rosa_dei_Venti86666

Comunicatrice

Ai posteri l'ardua sentenza. Considerato che il post ha 5 anni, i posteri siamo noi; siamo sempre nella m. nonostante governo nuovo,nessun commento ognuno ha libera interpretazione.

 08/06/2019 06:10:28

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