denisgenit1

denisgenit12408

Studente

Come si potrebbe uscire dalla crisi economica in Italia?

Nel nostro paese siamo in crisi economica ormai da diversi anni. Eppure non ne siamo usciti, anzi sembra che la situazione peggiori ogni giorno.


Cosa si potrebbe fare per uscirne? Che cambiamenti dovrebbero avvenire secondo voi?

 01/04/2014 19:44:34
utente anonimo
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50 commenti

fare il contrario del 70% di quello che si sta facendo e si pensa di fare a breve termine può essere un buon inizio!

A parte il sarcasmo è dal 1998 che, benché preso da chiunque come pazzo visionario senza esperienza di vita, affermo che il (triste) futuro sarebbe stato il lavoro in proprio e i fatti mi stanno ahimè dando ragione. Infatti una cosa a mio avviso gravissima e che continua in sordina è l'aumento degli oneri previdenziali di ben quasi il 5% per il popolo delle partite Iva.

Il lavoro diminuisce anche per ovvi motivi di competizione impossibile con le tariffe di altri paesi, le aziende che abbandonano l'Italia sono sempre di più, non si fanno assunzioni per cui si prende solo gente esterna titolare di partita Iva e questi aumentano la pressione fiscale/previdenziale?!

Senza parlare del fatto che da un ventennio non si affronta seriamente il problema delle zone a fiscalità agevolata (chissà perché Portogallo, Serbia, emirati arabi, Polonia attirano così tanto?!) e delle politiche infrastrutturali: ad esempio la Calabria è notoriamente economicamente depressa, ma se non ci sono nemmeno i collegamenti autostradali e ferroviari per una logistica efficiente come si fa ad andarci a impiantare un'azienda?!

Insomma, il problema gira sempre intorno alla mentalità italica.

 01/04/2014 20:17:30
denisgenit1

denisgenit12408

Studente

Non posso che chiedermi: e perchè la mentalità italiana è questa? Da dove è partita?
 01/04/2014 20:24:31

denisgenit1, beh i retaggi culturali vanno ricercati partendo dalla notte dei tempi e dipendono dalla vita del Paese condotta nei secoli.

Un esempio semplicissimo ma secondo me esplicativo di tante cose: in tutti i paesi si vendono i quotidiani e a Vienna questo avviene in pieno centro storico mettendoli a disposizione in scatole attaccate a pali con annessa scatolina in cui inserire i soldi per l'acquisto fai da te, in Italia certamente entro pochi giorni non ci sarebbe nemmeno più il palo!

 01/04/2014 20:38:40
denisgenit1

denisgenit12408

Studente

Be..in effetti!
 01/04/2014 20:46:42
Giovanni

Giovanni28806

Aziendalista

denisgenit1, 

La mentalità Italiana parte da lontano, per ragioni di varia natura. La prima è che il processo di formazione dello stato unitario è stato storicamente parlando, una forzatura. Questo ha portato alla sedimentazione di un senso di non-appartenenza, con continui rigurgiti di regionalismi, provincialismi, localismo diffuso (direi anche abbastanza recenti, e mi riferisco non solo ai movimenti indipendentisti ma anche a quelli anti-europeisti) . Questo, ancora, ha portato le persone alla ricerca di un senso di appartenenza ad identificarsi nei mille rivoli che sono stati, e sono tutt’ora, rappresentati da associazioni, potentati, pretese di autonomia, movimenti politici, movimenti religiosi. Ma, soprattutto, ha dissolto il senso dell’individuo: lo stato, sarebbe più corretto dire i partiti politici dominanti, hanno abilmente sfruttato questo senso di smarrimento facendo, per decenni, campagna acquisti. Si è comprato consenso a botte di demagogia e, fatto ben più grave, con una crescita ipertrofica dello stato e dell’apparato della pubblica amministrazione. Il che ha portato, tra le tante cose ben note e di cui oggi si discute, all’effetto più devastante di tutti: si è rimessa la propria vita, la propria capacità di pensiero e di giudizio alla supina accettazione del potente del momento in cambio (letteralmente) di un piatto di minestra. Ma soprattutto, ci si è passivamente rimessi alla filosofia della accettazione del mantra recitato dal politico e potente di turno. Tale per cui: oggi il colpevole è il politico che c’era prima, il colpevole è l’Europa cattiva, il colpevole è il cattivo speculatore, il colpevole è l’imprenditore avido, il colpevole non c’è perché se viviamo male vuol dire che “qualcuno più saggio di noi e sopra di noi” ha deciso che questa è la prova da superare per essere felici in un’altra vita. Raramente si assiste ad una pura e semplice presa di coscienza che la propria situazione è anche, direi soprattutto, conseguenza delle scelte che si fanno nel corso della propria vita e che quando si sbaglia, perchè si sbaglia, bisogna assumersene le responsabilità a livello individuale senza creare falsi alibi. Questo non ha certamente favorito una crescita individuale, complice anche la malsana dottrina (altro mantra) per la quale “siamo tutti uguali” che è stata ben accolta a livello collettivo e che ha portato ad un progressivo decadimento culturale e morale. (il termine cattocomunismo dice qualcosa?). Ne è uscito svilito il senso del rispetto per tutto ciò in cui non ci identifichiamo nell’immediato o, che è lo stesso, nel rifiuto di qualunque decisione, regola, principio, che non è immediatamente associabile alla nostra micro-sfera di interessi particolaristici. Questo appiattimento collettivo è stato ben oliato dal progressivo e consapevole decadimento della qualità della istruzione, della informazione. E, fattore accelerante del disastro, il ricorrente e sempre presente pensiero che saremo “premiati in un’altra vita” e che, quindi, è un bene accettare con rassegnazione quello che questa vita, e questi politici, ci riservano. Una sorta di invito alla rassegnazione, una eterna demonizzazione dell’individuo che si eleva rispetto agli altri (a meno che tale individuo non concorra con generose donazioni alla “causa superiore”) che certo non hanno contribuito alla crescita del concetto di individuo che, in quanto tale, dovrebbe prima di ogni cosa affrontare le vicissitudini della vita con onestà intellettuale, coraggio, coerenza, rispetto di se e dell’altro. Se, io credo, si sceglie di rimettere il governo della propria vita sempre e immancabilmente nelle mani di qualcuno e ogni qualvolta si vive un problema, il risultato non è a somma zero: è il progressivo azzeramento della coscienza individuale e della capacità di giudizio (ergo, di fare la cosa giusta quando necessario).

 02/04/2014 10:15:15

sintomatico è che un economista (Monti) abbia applicato una politica autodistruttiva dell'economia: nuove pesanti imposte, soprattutto a carico delle imprese, con conseguenze disastrose sui loro bilanci. Conseguentemente la disoccupazione e la sottoccupazione è andata crescendo, come è altresì cresciuto il debito pubblico.

Una prima cosa da fare è sostituire le imposte patrimoniali a carico delle imprese con un prestito allo Stato di ammontare multiplo, ma a basso tasso di interesse in misura tale che il risparmio sugli interessi compensi il mancato gettito dell'imposta patrimoniale. Di conseguenza i bilanci delle imprese migliorano significativamente ai fini delle norme di Basilea.

La seconda è applicare la teoria della condivisione del valore dei beni, che prevede una società organizzata verso la cura del benessere di tutti i componenti: lavoro per tutti, eliminazione dei lavori inutili e/o socialmente dannosi, struttura del sistema fiscale basato sui dazi all'importazione e sulle tasse con abolizione di tutte le imposte. Questa innovativa teoria economica,  nella prima fase, privilegia la produzione di beni, una volta liberato lo Stato dai vincoli finora accumulati, sviluppa i servizi, sia per far crescere il benessere, sia per evitare la deflazione.

Non è un sogno, ma è osteggiata dai poteri forti della finanza speculativa internazionale alla quale sembrano tutti subordinati.

 02/04/2014 09:41:43
In una parola? Efficienza. I cambiamenti del sistema creano sempre squilibri. Serve soltanto l'attuazione delle norme esistenti. 
 02/04/2014 10:19:54
Rosa_dei_Venti

Rosa_dei_Venti64896

Comunicatrice

Un bel post di 5 anni fa @FlavioBertamini  @Robbins  @Rivoluzione  @ZenziZenzero89@Sanguanel  @pastrank  e a tutti coloro che vorranno intervenire.....avevo scritto in un commento del bel post di @FlavioBertamini  quando c'è la falla e non si vuole chiudere...questo post ha 5 anni.

 16/11/2018 16:06:24

Rosa_dei_Venti, si è fatto tutto il contrario per uscire da questa dannata crisi economica.

Pure i libri di economia delle Scuole Superiori danno torto alla UE.   

 16/11/2018 16:07:41

Rosa_dei_Venti, non è molto articolato di partenza (due righe e mezza), quasi si limitava a scrivere : "che ne pensate?" E non ci sono stati molti interventi.

Ne ho trovati di ben migliori, di post, anche se non così datati, ma attualmente con lo scarso collegamento che ho ora avrei difficoltà a citarteli.

Inoltre, come ho già scritto più volte : non sono assolutamente esperto in economia.

Quindi, mi defilo alla chetichella.

 16/11/2018 16:35:30
Rosa_dei_Venti

Rosa_dei_Venti64896

Comunicatrice

in risposta a ↑

Sanguanel, modesto, interessante interlocutore   

 16/11/2018 16:43:16
Robbins

Robbins52926

Potrebbe piovere fare nebbia e nevicare di brutto

Come uscire?

Chiedere gli aiuti come ha fatto la Spagna ed attuare riforme strutturali in

Giustizia 

Privatizzazioni 

Riforma del lavoro da zero 

Riforma del fisco 

Riforma dello stato 

Ma senza legalità Non si va da nessuna parte.


 16/11/2018 17:49:57
pastrank

pastrank32831

Den som är satt i skuld är icke fri

Robbins, aggiungo taglio della burocrazia (con demansionamento di chi ci lavora), gabbie salariali, fine dei bonus e incentivi tramite detassazione, responsabilizzazione dell'apparato pubblico...

 16/11/2018 19:24:06

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