RobertoMontanari

RobertoMontanari101524

Naufrago

direi di no... passato presente e futuro esistono allo stesso modo: il tempo non ci appartiene, come potremmo perderlo (o guadagnarlo) ?


Però approfitto del tuo spunto, per raccontare che proprio ieri una signora aspettava davanti alla scuola, seduta in macchina, l'uscita del figlio.

Sente strisciare sulla carrozzeria, esce e vede un vecchiotto che le stava rigando la fiancata con una chiave: per i vetri scuri non si era accorto che dentro c'era qualcuno.

"Ma disgraziato, che sta facendo ?!"  e quello scappa subito in casa. La signora alza la voce, ed esce la moglie, che nega il fatto, ma dice anche che loro non vogliono che la gente parcheggi là, perché "Deve parcheggiare nostro figlio".

Esce nel frattempo del personale della scuola, che racconta che molte auto dei professori, parcheggiate lì, sono state strisciate allo stesso modo.


Quando la signora mi racconta il fatto, facciamo due considerazioni:

  1. se fosse successo ad uno dei ragazzoni che frequentano quella scuola, sicuramente lo avrebbe menato
  2. che era il caso di denunciare il fatto, perchè quel vecchietto evidentemente era un "danneggiatore seriale"

torno allora alla tua domanda, sulla vendetta.


La giustizia è la forma civile della vendetta. E' una vendetta delegata, prevista dalla costituzione, a scopo "rieducativo", che poi è esattamente lo stesso scopo che avrebbe avuto il ragazzotto nel dare qualche robusto spintone al vecchietto.


Allora i "cerchi che si allargano"  (come dicevi a @Sanguanel )  e ci hanno portato dalla vendetta alla civiltà.

E cos'è la civiltà se non lo sforzo di rendere persistente NEL TEMPO una popolazione ?

E se la civiltà usa come strumento operativo, questa forma di ritorsione  (vogliamo chiamarla reazione ?)  istituzionalizzata che chiamiamo "giustizia", allora la vendetta (che è l'emozione che ci porta ad agire in quel modo)  forse non "perde" il tempo, ma lo vorrebbe conquistare.


La civiltà opera per "restare", nonostante ciascuno di noi abbia un tempo limitato.


Eh....

Ma se il tempo non ci appartiene, che valutazione se ne deduce di questo ostinato sforzo della civiltà ?

Io mi son fatto l'idea di inutilità.

Però mi resta in bocca il sapore dell'ingiustizia


Quasi quasi vado da quel tizio e gliela do io una remenata   

(NB. la signora è mia moglie, e la macchina è mia)

 28/11/2019 10:20:25
Tommy

Tommy31791

RobertoMontanari, hai introdotto molti spunti di riflessione e non vorrei scrivere un post troppo lungo.


Mi limito perciò a parlare della perdita di tempo.

È vero, il tempo non è nostro.


Però a noi umani è concesso di agire nel tempo, e possiamo farlo in modo più o meno efficace.


Quando agiamo girando intorno al problema senza risolverlo, si dice che stiamo perdendo tempo.

È una semplificazione, mi rendo conto, ma quando ho scritto il topic non avevo in mente tutte le possibili diramazioni del ragionamento.


Quando ho scritto Il topic, avevo in mente soprattutto le offese sentimentali, quelle offese cioè che non sono soggette alla legge.


In questi casi la vendetta, non guarisce la ferita, anzi spesso la ravviva.


La soluzione migliore, secondo me, è rivolgere la propria attenzione verso altre persone o verso altri campi, dimenticando l'offesa, e contando sull'azione guaritrice del tempo.


Accenno soltanto agli altri argomenti.


"I cerchi che si allargano" era riferito al thread, in risposta a @Sanguanel  che lo aveva valutato a livello dei baci Perugina.


L'introduzione del "giudice terzo" non risolve tutti i problemi.

Ai margini della gaussiana, costruita sull'intensità dell'offesa, il sistema del giudice terzo non funziona bene.


Per offese piccole (è il caso dello striscio sulla macchina, ma questo sta a te deciderlo) è troppo dispendioso.


Per offese molto grandi, nel senso che coinvolgono una gran massa di persone (è il caso della guerra commerciale USA-Cina) non è possibile trovare un giudice terzo, perché con la globalizzazione ne siamo tutti coinvolti.


 28/11/2019 14:34:58
in risposta a ↑

Tommy, non credo proprio di aver giudicato il thread, o post, o topic, che nel frattempo è diventato ottimo grazie alla alta qualità dei suoi partecipanti (non di certo per merito mio). Io ho giudicato solamente la sua partenza, partenza minimale.

Se poi il cerchio si è allargato, si è allargato perché si è voluto allargarlo, non di certo per la partenza di sette parole in tutto.

 28/11/2019 14:42:29
Tommy

Tommy31791

in risposta a ↑

Sanguanel, hai ragione non dipende dai singoli.


Tutto dipende da dove cade il sassolino, e qui lo stagno è ben reattivo   .


 28/11/2019 14:53:22
FlavioBertamini

FlavioBertamini91224

Dead man walking

Il termine "faida" è uno dei barbarismi presenti nella lingua italiana per la contaminazione dei "feroci" Longobardi! C'è un'ottima lezione di A. Barbero in proposito, e ci ho fatto anche un post.

Volete il link?

 28/11/2019 14:06:47
Tommy

Tommy31791

FlavioBertamini, certo, Barbero è sempre piacevole da ascoltare.

 28/11/2019 14:41:39
PaoloVincenti

PaoloVincenti33461

Stratega del vuoto - SMM

Nella cultura pop contemporanea, dal cinema ai fumetti, la vendetta è regolarmente magnificata. Il personaggio che è vittima di abusi e ingiustizie la cerca costantemente e la ottiene praticamente sempre, altrimenti lo spettatore si alzerebbe dalla poltroncina con una sensazione di incompletezza, come in una legge Gestalt. Quindi, la vendetta non viene mai presentata come una perdita di tempo, ma come la necessaria chiusura di una situazione "aperta", di una partita in corso, sia che essa abbia aspetti truci (come in Kill Bill , Bastardi senza gloria, Sentieri selvaggi, Il fantasma dell'Opera, Un borghese piccolo piccolo, la trilogia di Park Chan-wook, John Wick ), o tratti raffinati e richiami dotti (Assassinio sul NiloLa fontana della vergine). Quando anche la vendetta assume tratti psicotici e criminali ( Joker, Cape Fear ) scatta subito il giustificazionismo. E così pure quando la vendetta è eseguita per conto di terzi, come accade di frequente nella filmografia di Clint Eastwood (da Gli spietati a Gran Torino ), dove diventa surrogato di una giustizia lenta, legnosa o persino impotente. 

Nei fumetti queste situazioni vengono ancora più amplificate e la vendetta diventa la ragione d'essere (V per Vendetta, Il corvo, OldboyJigoku Shoujo ). D'altra parte, credo che pochissimi sceglierebbero di acquistare e leggere un fumetto dove l'ingiustizia viene risolta con un patteggiamento o con tre gradi di giudizio e arringhe di avvocati.

Sotto un simile martellamento, diventa molto facile essere suggestionati non dico a eseguire personalmente le proprie vendette, ma almeno a invocarle contro le varie ingiustizie del mondo e ad esaltarsi ogni volta che vengono portate a termine.


 28/11/2019 14:23:52
FlavioBertamini

FlavioBertamini91224

Dead man walking

PaoloVincenti, io non leggo più fumetti da molti anni. Ma ricordo vari albi di Tex Willer, che "tra le altre cose" faceva largo uso di "candelotti di dinamite" lanciati con precisione e tempistica straordinari. Come saprai, questa fu l'invenzione di Alfred Nobel, e serviva a stabilizzare la nigroglicerina, altamente instabile. Ho sempre pensato, maturando, che quei candelotti nel fumetto fossero un falso storico.

 28/11/2019 14:39:50
Tommy

Tommy31791

PaoloVincenti, sì hai ragione.


L'elogio della vendetta è uno dei grossi problemi della società mediatica, 


che, pur di fare cassa, frutta gli istinti più primordiali.

 28/11/2019 14:46:02
FlavioBertamini

FlavioBertamini91224

Dead man walking

in risposta a ↑

Brevetto: 1867.

 28/11/2019 17:22:32
Tommy

Tommy31791

in risposta a ↑

FlavioBertamini, è veramente poco come indizio.


Un aiutino   ?

 28/11/2019 19:24:47
FlavioBertamini

FlavioBertamini91224

Dead man walking

in risposta a ↑

Tommy, l'anno in cui Nobel brevettò la dinamite.

 28/11/2019 19:48:23

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