FlavioBertamini

FlavioBertamini89234

Dead man walking

Due aspetti che vorrei richiamare alla vostra attenzione:

1) il primo vero "imperatore romano", cioè Augusto edificò un altare: l'Ara pacis ( non: la rapacis)!

Nel suo testamento si vanta di aver chiuso per ben due volte il tempio di Giano, che era rimasto aperto quasi sempre nei periodi precedenti: Tempio aperto solo in tempo di guerra.

2)Come valutare la civiltà romana, in merito alle condizioni di bimbi e fanciulli??

 25/11/2019 07:46:29

FlavioBertamini, guarda che io a casa ho testi che descrivono la vita degli antichi romani quando ancora erano un gruppetto di pastori-coltivatori-razziatori e che vivevano in capanne di legno e fango e si vestivano di pelli di animali.

Se cerchi bene trovi qualunque aspetto storico nei testi di storia o direttamente nei resoconti dell'epoca. su Roma poi...cosa avranno scritto? 20 fanta-miliardi di pagine?

 25/11/2019 07:53:15
Tommy

Tommy31301

in risposta a ↑

Sanguanel, più che ciò che è stato scritto, dipendente sempre dall'interpretazione dello scrittore, è importante ciò che è stato fatto.


E in particolare i segni che sono stati lasciati, per piacere o necessità, ma senza l'intenzione di comunicare qualcosa.


Avrai sicuramente sentito parlare dei "Big data"

I big data non serviranno soltanto a profilare le persone, per convincere ad acquistare un certo prodotto, o a votare per un certo partito, 


Ma probabilmente rivoluzioneranno la storia.

Non tanto perché siano più veritieri di ciò che è stato scritto finora.

Perché si scoprirà che dalla loro massa si può ricavare qualsiasi storytelling.


E che la storia così come l'abbiamo appresa finora, non è altro che uno storytelling, fra i milioni di altri possibili.


 25/11/2019 08:23:49
in risposta a ↑

Tommy, quest'ultima tua e soltanto una ipotesi da "Grande fratello" Orwelliano.

Proiettata verso il futuro tra l'altro.

Forse andrà così e forse anche no.

Sul : "E che la storia così come l'abbiamo appresa finora, non è altro che uno storytelling, fra i milioni di altri possibili." .

Avrei dei seri dubbi, va bene come scenografia per un fumetto di fantascienza, ma rinnega totalmente l'ottimo operato di moltissimi studiosi, colti, preparati ed attualmente attivi.

 25/11/2019 08:33:49
FlavioBertamini

FlavioBertamini89234

Dead man walking

in risposta a ↑

Sanguanel, anche per te: credo, in buona fede, a quanto racconti a proposito dei testi di cui disponi, senza pretendere di avere una "dimostrazione" e penso che tu abbia ragione su quanto asserisci.

Posso dirti però di aver discusso tantissimi anni fa di cucina romana, perché si "congetturava" che a Roma, si mangiassero pizzette al pomodoro, 1000 e più anni prima del viaggio di Colombo verso l'America (non ancora scoperta). E non c'era Internet naturalmente. A volte capita di prendere un "abbaglio": anche ai migliori.

 25/11/2019 08:52:21
in risposta a ↑

FlavioBertamini, i romani "scoprirono" l'america. Copia-incolla preso da Archeology, ma io in cartaceo ho letto altri testi : 


"“Diamo a Cesare quel che è di Cesare”

La Storia la conosciamo tutti:l’America l’ha scoperta Cristoforo Colombo o, perlomeno, Colombo fu colui che diede seguito ad una scoperta territoriale. Quindi una conquista vera e propria. Perchè scoprire una terra, a quei tempi, e non farla seguire da una sistematica occupazione, equivale all’inventore che non brevetta la propria idea (per questo,vedere sotto la voce:Meucci/Bell.).

Ogni tanto però, qualche studioso, o pseudo tale, cerca di propinarci il concetto dei Vichinghi come primi scopritori delle Americhe. Personalmente, non trovo così astrusa l’idea di una o più barche vichinghe capitate da quelle parti per necessità o per caso. Ma questo può essere successo a tante altre popolazioni del passato, prima fra tutti i Fenici.

E allora, si può parlare di scoperta? Direi di no.

O perlomeno dovremmo dire di una scoperta senza nessun seguito, senza nessuna interferenza, e senza nessuna conseguenza, positiva o negativa che sia. Ed ecco che all’orizzonte, con nessun clamore e con nessuna copertura mediatica, a ben studiare, vedremmo qual è il popolo che per primo in assoluto ha scoperto le Americhe, allacciando rapporti commerciali. Rendendo, quindi, la scoperta un qualcosa di duraturo e vantaggioso per i popoli interessati.

Questi primi scopritori furono gli antichi Romani!

“Impero Romano in America.

La scoperta nel 1886 in Texas di un antico natante romano e la presenza nello stesso territorio di monete imperiali romane dello stesso periodo suggerirebbero un antico contatto tra Romani e nativi americani nel IV secolo d.C. Un incontro le cui tracce resterebbero nell’antica lingua dei Karankawa, la tribù del posto oggi estintasi. Nel giugno e agosto del 1886 alcune tempeste erosero una considerevole parte della spiaggia di Galveston Island, in Texas.”

(Questo articolo lo potete leggere per intero qui: www.oopart.it/i-romani-in-merica.html )

Io mi soffermo, invece, sui Romani in Brasile. Poco se ne conosce, e nessuno ne scrive.

Nel 2004, ho avuto la fortunata coincidenza di trovarmi nei pressi degli scavi condotti da archeologi brasiliani, nella città di Salvador de Bahia, nel nord-est del Brasile. Scavi sul sito di un’antica fortezza a difesa della città.

Vista la mia insistente(e forse fastidiosa) curiosità, un’archeologa decideva di farmi entrare nel sito proprio nel momento topico:l’estrazione dal terreno di un’anforetta contenente delle monete, un tesoretto. Poco prima, quando ancora ero oltre le barriere di protezione, l’archeologa mi aveva accennato a monete che all’apparenza sembravano romane.Le avevano portate già via, sotto chiave, e non poteva mostrarmele.

Tolta, con ogni cautela, l’anforetta dal terreno i numerosi addetti ai lavori rimasero basiti, stupiti, senza parole. Un gesto del capo-scavo, rivolto a dei poliziotti a guardia del sito, e subito mi ritrovo fuori, con nessun riguardo. E la stessa archeologa, così tanto carina prima, ora negava anche una semplice parola.

Ma che succede, anzi, cosa era successo?

La risposta non tarderà ad arrivare.Dopo circa un’ora di attesa, all’esterno del recinto, uno degli addetti, presumibilmente un archeologo mi si avvicina e mi dice: “Le monete sembrano romane, ma non è possibile. Ora portiamo tutto via, se domani torni magari qualcosa la possiamo dire”.

Ringrazio per la notizia, in fondo non erano tenuti a darmi nessuna spiegazione. Non riesco però ad aggiungere altro. Troppa la sorpesa, tanta la coincidenza, e a dirla tutta, mi sembrava di vivere un sogno. Il giorno dopo ritorno armato di macchinetta fotografica e cellulare, cose che il giorno prima, purtroppo, non avevo con me, visto che provenivo da una mattinata trascorsa al mare. Ma tutto era cambiato:il sito blindato da una recinzione in lastre di ferro, divieto assoluto anche solo ad avvicinarsi, polizia militare sorda ad ogni richiesta, faceva precipitare ogni sogno di poterne sapere di più, in mare.

Ritornare sul sito anche nei giorni seguenti, non valse a nulla. Solo un trafiletto nel giornale O Globo, diceva di uno ritrovamento di monete di provenienza mediterranea.

Ho sognato? Troppa immaginazione? No!

Esistono altri riscontri sull’effettiva esistenza di colonie e commerci romani in Brasile.

Vediamoli…

Non dico che quello che sto per scrivere possa cambiare la Storia. Però, anche solo la consapevolezza dei fatti, potrà renderci più critici su tutto quello che altri decidono sia giusto per noi.

Nel 1976 un subacqueo si immerge nelle acque di Pedra do Xaréu, Ilha do Governador, nello Stato di Rio de janeiro, Brasile. Scopre due anfore romane e pezzi di ceramica, visionatole la ricercatrice americana Elisabeth Will le considera subito romane, III sec a.C. Invece, gli archeologi brasiliani non ne sono convinti.

Nel 1982, Robert Marx, ricercatore americano, decide di andare sul sito per nuove immersioni.

E scopre, incredibilmente, i resti di un’imbarcazione romana del III sec. Logicamente si capisce da dove provenissero le famose anfore trovate nel ’76.

E da questo momento si può tranquillamente dire che non fu Cabral lo scopritore del Brasile, ma gli antichi Romani!

Sembra una cosa logica, ma non lo è. Il Governo brasiliano fa di tutto per non divulgare la notizia ed in più la taccia, attraverso accademici, di essere infondata. Non vuole togliere a Cabral il titolo di scopritore del Brasile. Se ne occupa addirittura la Marina Militare brasiliana, affermando che Marx

era solo interessato a contrabbandare i suoi ritrovamenti e farli valere di più dicendoli romani.

Aggiungendo inoltre, che si tratta di resti di un relitto portoghese, una Caravella del XVI sec. trovata nei paraggi.

Un certo Americo Santarelli (nomen omen), vicino all’ambiente del Governo, dichiara di essere stato lui a mettere quelle anfore in mare, solo per renderle più “vissute”. Il Brasile, quindi, espelle Robert Marx, decisione che fa intendere molte cose. Visto però che la polemica non si placa, si chiamano i rinforzi: da Lisbona, Portogallo, il ricercatore Francisco Alves dichiara nel 2003, che una nave così piccola(la romana) con un solo albero maestro, non avrebbe mai potuto navigare contro-vento nell’Oceano ed arrivare sino al Brasile.

Il finale è scontato: le due anfore scomparse misteriosamente, ed il sito subacqueo del ritrovamento vietato ad ogni attività, perchè diventato luogo di esercitazioni(cannoneggiamenti)della Marina Militare brasiliana!

La Storia è diventata storia!".


Modifico : ti scriverò, questo articolo che ho appena postato non mi sembra molto serio.

Ma io ne ho letto degli altri in cartaceo ben più seri.

Il risultato è che i romani arrivarono in America. Non si sa bene se volutamente o per sbaglio trascinati dalle correnti, ma per arrivarci ci arrivarono.

 25/11/2019 09:13:19
FlavioBertamini

FlavioBertamini89234

Dead man walking

in risposta a ↑

Sanguanel, tu "guardi la Luna mentre io parlavo del dito"!

Io mi stavo chiedendo se a Roma, nella loro cucina tradizionale si mangiassero pizzette al pomodoro!

L'America diventa America, non con Colombo, ma con Amerigo Vespucci!

 25/11/2019 09:29:28
in risposta a ↑

FlavioBertamini, e vabbè! Ho divagato un po', a volte lo fai anche tu.

D'altronde, si tratta di cultura, mica di frasi da "Baci perugina" :)))


Che faccio? Cancello?

 25/11/2019 09:32:34
FlavioBertamini

FlavioBertamini89234

Dead man walking

in risposta a ↑

Sanguanel, perché mai?

Se si trovano semi di pomodoro o altre cose simili, fra i resti archeologici a Roma, o in qualche altro posto, vorrà dire che qualcuno ha fatto una scoperta interessante, come quelle cui accennavi. Ma credo che, se i Romani, avessero potuto disporre di pomodori, patate, tabacco e tacchini, ...... la nostra storia sarebbe stata molto diversa.

 25/11/2019 09:38:10
in risposta a ↑

FlavioBertamini, nulla da obbiettare.

 25/11/2019 09:39:14
PaoloVincenti

PaoloVincenti32271

Stratega del vuoto - SMM

in risposta a ↑

Tommy, credo sia opportuno chiarire un aspetto linguistico. In inglese, i termini "history" e "story" indicano cose diverse (la medesima distinzione esiste anche nel portoghese, tra história ed estória). 


History è il racconto fattuale, accademico, non-fiction, di ciò che è accaduto.

Story è la narrazione immaginifica, fiction, di ciò che spesso non è veramente accaduto.


Ci sono momenti in cui la Storia (history) e le storie (stories) coincidono: accade nelle biografie, nei documentari, nei film di ambientazione storica. L'invenzione della stampa a caratteri mobili, la scoperta dell'America, il primo passo dell'uomo sulla Luna fanno parte della Storia. L'Amleto di Shakespeare, i Viaggi di Gulliver o il film Avatar sono storie. Tra i moltissimi esempi di storie che in parte sono anche Storia ci sono i Promessi Sposi, il film Titanic o una qualsiasi biografia di Winston Churchill.


Quindi Storia e storie a volte coincidono parzialmente, ma la Storia è di norma fattuale, le storie sono immaginarie. Lo storytelling (ovvero telling a story) appartiene al campo della narratologia, della retorica e della propaganda (politica e commerciale) e non va confuso con il compito degli storici. Che è appunto quello di attenersi ai fatti. Anche in italiano, dopotutto, esiste l'espressione "non raccontarmi storie!"

 25/11/2019 12:11:30
FlavioBertamini

FlavioBertamini89234

Dead man walking

in risposta a ↑

Sanguanel, in merito a quanto scrivi sopra, sono questioni "non dimostrate" ufficialmente, ma non per questo false. Però c'è sempre la possibilità che qualcuno ci giochi, anche solo per il gusto di abbindolare qualche ingenuo e farsi beffe. Del resto la presenza vichinga sul suolo americano (Vinland), mi sembra accettata quasi all'unanimità. Poi, se pensi a Marco Polo, era detto "messer milioni" proprio perché buona parte del suo resoconto "dettato in carcere" così come quanto raccontava oralmente, veniva creduto poco!

 25/11/2019 12:39:05
in risposta a ↑

FlavioBertamini, ti saprò dire sul "non dimostrato".

Mi serve un altro collegamento dall'attuale.

Mi baso su letture cartacee datate.

Sicuramente, il resoconto scritto sopra è decisamente un po' vago.

Ma ci ri aggiorniamo.


Modifico : per quanto riguarda i Vichinghi : esistono sedi originali vichinghe, non discutibili, in Canada. In Labrador se ricordo bene.

 25/11/2019 12:42:58
FlavioBertamini

FlavioBertamini89234

Dead man walking

in risposta a ↑

Sanguanel, a quanto ne so la chiamavano "Vinland" terra del vino, come la Groenlandia terra verde (cfr. Greenland), e l'Islanda terra del ghiaccio (Iceland(.

 25/11/2019 12:50:10
FlavioBertamini

FlavioBertamini89234

Dead man walking

in risposta a ↑

Sanguanel, aggiungo che esistono "congetture", secondo cui popolazioni ancestrali, lasciarono il continente europeo e giunsero in America, a piedi in piena era glaciale, camminando sul ghiaccio (ti trovo art. Le Scienze se riesco).

 25/11/2019 12:55:31
in risposta a ↑

FlavioBertamini, non occorre, le trovi in un qualsiasi Atlante storico.

Ed è una congettura poco discutibile.

Quando arrivarono i primi coloni moderni, non trovarono le Americhe spopolate.

Sfruttarono quei punti e periodi dove l'attraversamento sul ghiaccio era breve.

 25/11/2019 13:01:53
 25/11/2019 13:07:56
 25/11/2019 13:11:22
Karo_Lina

Karo_Lina65916

Vorrei del vino, te e le conseguenze

in risposta a ↑

FlavioBertamini, l'ipotesi solutreana trova un credito molto scarso tra gli etnologi. Anche se non esistono prove per accreditarla, ha un discreto seguito presso i suprematisti bianchi e le organizzazioni neonaziste come Stormfront. 

 25/11/2019 13:40:33
FlavioBertamini

FlavioBertamini89234

Dead man walking

in risposta a ↑

Karo_Lina, a proposito di conquista delle Americhe, la cosa più divertente sono i sonetti di un certo Pascarella, in romanesco.

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Cesare_Pascarella


 25/11/2019 13:46:05
FlavioBertamini

FlavioBertamini89234

Dead man walking

in risposta a ↑

Karo_Lina, ammessa l'ipotesi del passaggio attraverso la Beringia: fu un uomo o una donna l'essere che mise piede per primo sul continente americano??  

 25/11/2019 14:04:02
in risposta a ↑

FlavioBertamini, calma e sangue freddo.

Da qualche parte saranno pur passati, o dalla Beringia, o dalla Polinesia con le barche, o dall'Africa con le barche, o sfruttando  lo stretto di Bering in un periodo che era ghiacciato ( in fondo si trattò solamente di una camminata sul ghiaccio di soli 82 km), che da quello che so io è l'ipotesi più accreditata, ma saranno pur passati da qualche parte.

Immagino che non vogliate asserire che il ceppo umanoide primigenio si sviluppò contemporaneamente in più luoghi del mondo.


Modifico : uomo o donna? Un gruppo ovviamente.

 25/11/2019 14:12:15
Karo_Lina

Karo_Lina65916

Vorrei del vino, te e le conseguenze

in risposta a ↑

FlavioBertamini, le migrazioni di quell'epoca avvenivano in carovane, con presenza di uomini e donne. Ma sicuramente erano gli uomini ad andare in avanscoperta, non ho alcun problema ad ammetterlo   

 25/11/2019 14:13:01
FlavioBertamini

FlavioBertamini89234

Dead man walking

in risposta a ↑

Karo_Lina, io l'ho definita "congettura", che vale un po' meno di "Ipotesi". Giusto? Poi, tra negazionisti, complottisti terrapiattisti ... haters, hackers, spammers ...


 25/11/2019 14:14:06
FlavioBertamini

FlavioBertamini89234

Dead man walking

in risposta a ↑

Karo_Lina, ecco: a me piacerebbe pensare che fossero arrivati in canoa, e il signor Lui, coi piedi (o stivali) in acqua per trascinarla ... Ad un certo punto offre la mano a qualche donzella, per aiutarla a scendere, e lei: zak, due passi e arriva per prima! ( chissà...)

 25/11/2019 14:18:48
Karo_Lina

Karo_Lina65916

Vorrei del vino, te e le conseguenze

in risposta a ↑

FlavioBertamini, siamo d'accordo. Ma anche in etnologia vale il principio di economia: il passaggio per lo stretto di Bering è di gran lunga più probabile di ogni altra ipotesi. Anche perché le popolazioni americane hanno tratti genetici, culturali e linguistici in comune con quelle centroasiatiche. 

 25/11/2019 14:20:20
in risposta a ↑

FlavioBertamini, Ora in wi-fi ho ben controllato.

E' vero, prove certe non ce ne sono della presenza dei romani nelle Americhe, parecchi sospetti si però, soprattutto uno lascia perplessi :  


"Un indizio dalla robusta forza probatoria si deve alle nuove analisi del Dna dei farmaci fitoterapici rinvenuti in un relitto romano recuperato alle coste toscane: il naufragio avvenne a causa di una tempesta fra il 140 e il 120 avanti Cristo, quando Roma, distrutta Cartagine, era ormai la sola superpotenza del Mediterraneo. Su quella sfortunata nave viaggiava anche un medico, il cui corredo professionale ci è stato restituito dal relitto: fiale, bende, ferri chirurgici e scatolette che, ancora chiuse, contenevano pastiglie molto ben conservate, preziosissime per la conoscenza della farmacopea nell'antichità classica.

Le nuove analisi dei frammenti di Dna dei vegetali contenuti in quelle pastiglie «hanno confermato l'uso, già noto, di molte piante officinali, tranne due che - ha spiegato Cadelo nella sua relazione alla Rassegna, organizzata da Ancient World Society - hanno destato forte perplessità fra gli studiosi: l'ibisco, che poteva solo provenire da India o Etiopia, e, soprattutto, i semi di girasole».

Ma il girasole, secondo le cognizioni fino a ora accettate, arrivò in Europa solo dopo la conquista spagnola delle Americhe: il primo a descriverlo fu il conquistador del Perù Francisco Pizarro, raccontando che gli Inca lo veneravano come l'immagine della loro divinità solare. Di quel fiore imponente e affascinante, poi, si seppe che era coltivato nelle Americhe fin dall'inizio del primo millennio avanti Cristo. Ma ancora non se n'era trovata alcuna traccia nel Vecchio Mondo, prima della sua introduzione a opera dei mercanti per primi frequentarono le terre appena «violate» dai conquistadores iberici."


Ed altri dettagli poco chiari ci sono. Infatti, la maggioranza degli storici ammette che è più che possibile che qualche nave fuori rotta li sia arrivata. Ma viene ritenuto improbabile un commercio continuo tra i due continenti ad opera dei romani antichi, salvo nuove future scoperte di peso.

 25/11/2019 14:35:25
Karo_Lina

Karo_Lina65916

Vorrei del vino, te e le conseguenze

in risposta a ↑

Sanguanel, quella anomalia nel DNA è già stata spiegata dagli autori della scoperta come una contaminazione ambientale. Io passo spesso da quella zona (Populonia) e posso confermare che i campi di girasole lì sono molto comuni. 

 25/11/2019 15:04:40
in risposta a ↑

Karo_Lina, una sbadataggine di chi ha aperto le scatolette quindi.

Effettivamente è possibile, anche perché la scoperta non spiegherebbe come il girasole sia arrivato fin li nel 140 ac.

 25/11/2019 15:07:26
Tommy

Tommy31301

in risposta a ↑

PaoloVincenti, per comunicarti la mia idea di storia, anche in relazione ai "big data" ho bisogno di una metafora, perché il concetto che ho in testa (ma riconosco che potrebbe essere un cappello a sonagli) è diverso da quello che si pensa normalmente, e le parole potrebbero diventare fuorvianti.


Immagina una scacchiera di 100x100 caselle e su ogni incrocio di linee supponi sia fissato un chiodino (che rappresenta un fatto acclarato).

Per passare da un lato della scacchiera (presente) al lato opposto (passato), immagina di mettere degli elastici.

Si sceglie un chiodino della prima fila e si collega con un chiodino della seconda fila, da questo si passa lo stesso modo alla terza fila e così via, fino a raggiungere il lato opposto.

Dovendo fare un unico percorso, si può scegliere a piacere, ma soprattutto in base alla propria ideologia, ciascun chiodino, ma sempre uno solo.


Quell'unico percorso rappresenta per me la Storia attuale.

Magari un altro autore farò un percorso diverso, e se gli autori sono 100 ci saranno 100 percorsi.


La scacchiera nella metafora rappresenta per me i big data, e i percorsi possibili sono 100 ^ 100 (Cento elevato alla Cento).


L'insieme di tutti questi percorsi è, per me, la Storia, e ciascuno dei singoli percorsi è quello che ho chiamato (forse impropriamente) storytelling.


 25/11/2019 16:16:01
FlavioBertamini

FlavioBertamini89234

Dead man walking

in risposta a ↑

Tommy, secondo me hai letto questo, o qualcosa di simile (visto che parlavi di QM ...)

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Integrale_sui_cammini

In inglese è"path integral" uno dei contributi più originali di Richard Feynman!

Sbaglio???

 25/11/2019 16:42:31
PaoloVincenti

PaoloVincenti32271

Stratega del vuoto - SMM

in risposta a ↑

Tommy, sì, sei stato sufficientemente chiaro. Riguardo al rapporto tra big data e studi storici, possiamo però mettere in evidenza almeno tre insidie:


1. le bolle di filtraggio, dalle quali anche gli storici non sono completamente indenni. Di questo aspetto ne abbiamo già parlato a lungo, per cui evito di dilungarmi;


2. il big data hubris, ovvero l'assunzione implicita che i big data siano un sostituto (invece che un semplice complemento) della tradizionale raccolta ed analisi dei dati. Raccogliere i big data è relativamente semplice, così come è semplice scoprire correlazioni che attirano l'attenzione del pubblico. Molto più difficile è trasformare tali correlazioni in qualcosa di scientificamente valido. Per esempio, relativamente alla Storia o a molti altri campi, possiamo dire che gli algoritmi hanno raggiunto il punto in cui possiamo fare la cosa X, e quindi diamo per scontato che non abbiamo più bisogno di fare la cosa Y. Dove la cosa Y è quel "lavoro sporco" che deve dimostrare che esiste una correlazione rilevante tra i dati, determinata da un meccanismo che siamo in grado di definire e così via. Quel lavoro sporco che è di solito affidato a laureandi e ricercatori, che può richiedere anni e anni (specialmente in quelle scienze in cui sono necessari i test), e senza il quale le intuizioni generate dai big data rimarranno sempre nel regno dell'incertezza;


3. la correlazione che soppianta la causalità. A causa del loro metodo di raccolta i grandissimi database accolgono inevitabilmente anche un'enorme mole di dati sporchi, manipolati, di parte o semplicemente poco affidabili. Se usati in modo superficiale, essi produrranno analisi e conclusioni di scarsa validità, poiché "dati sporchi" inseriti in uno strumento della massima precisione ne inficiano comunque il risultato. Sappiamo benissimo che molti dati sono falsificati o alterati (circa un 30%, più o meno). Come se non bastasse, API (Application Programming Interface) che utilizzano sistemi differenti nel vagliare i dati possono produrre risultati differenti a partire dai medesimi dati.


La Storia non può essere ridotta ai big data innanzitutto perché prima di un'epoca molto recente i big data non esistono proprio. Non esistendo la scacchiera, non è perciò possibile fissare i chiodini. Oppure, se li vogliamo fissare dobbiamo continuare a farlo con i soliti vecchi metodi. Ma anche per il periodo storico che stiamo vivendo, è necessario mantenere un sano spirito critico nei riguardi delle correlazioni prodotte da questa massa di dati.  

 25/11/2019 19:11:16
Tommy

Tommy31301

in risposta a ↑

FlavioBertamini, mi sarebbe piaciuto che la mia idea fosse nata da un articolo così profondo, ma la radice del mio pensiero proviene da un programma della Rai chiamato "Codice".

E in particolare dalla puntata del 2017, intitolata "fake news".


In quella puntata, la storia proveniente dai big data viene chiamata "Iperstoria".


In seguito ho mescolato questo filone di pensiero con un'osservazione fatta guardando i talk show.

Ogni volta che si trattava di descrivere il passato, anche recente, i politici tendevano a trascurare alcuni fatti e a metterne in evidenza altri, producendo così una storia ad hoc, uno storytelling.


Naturalmente l'idea è ancora embrionale, ma sono convinto che nel futuro se ne parlerà ancora.


Se dovessi trovare una somiglianza, direi che questa idea è molto simile a quelle di Marc Bloch, la cui biografia ho letto in seguito ad una tua segnalazione.


 25/11/2019 20:34:59
PaoloVincenti

PaoloVincenti32271

Stratega del vuoto - SMM

in risposta a ↑

FlavioBertamini, questo tuo accenno mi fa pensare a una certa teoria in base alla quale la fisica quantistica ha prodotto come risultato la filosofia postmoderna e la French Theory. Sappiamo infatti che una delle implicazioni della "interpretazione di Copenhagen" è che la realtà oggettiva, indipendente dall'osservatore, non esista veramente. In questo è molto simile al concetto centrale del postmodernismo: cioè, che l'obiettività sia ingannevole, e che la verità sia solo una questione di percezione. In questo ambito J.F. Lyotard ha elaborato la sua famosa teoria che la storia umana si sia organizzata, durante gli ultimi due millenni, intorno ad alcune grandi narrazioni (che sono cosa diversa dallo storytelling) umanistiche o idealiste che davano un senso alla realtà. Senso che svanisce nell'attuale condizione postmoderna.

 25/11/2019 22:36:14
FlavioBertamini

FlavioBertamini89234

Dead man walking

in risposta a ↑

PaoloVincenti, tra parentesi il "path integral" si traduce anche come "somma sulle storie".

Basta che inserisci la stringa in bigG, per trovare un sacco di risposte interessanti.

 26/11/2019 04:30:34
FlavioBertamini

FlavioBertamini89234

Dead man walking

in risposta a ↑

PaoloVincenti, "sappiamo"!? C'era un tale in Tv, anni orsono, che se ne usciva con: "Ma che bella parola"! Sappiamo di sapere o di non sapere? Niels Bohr, ad esempio mise lo "yin &yang" nel suo stemma con il motto "contraria sunt complementa" ...

 26/11/2019 04:53:18
FlavioBertamini

FlavioBertamini89234

Dead man walking

 26/11/2019 04:55:41
FlavioBertamini

FlavioBertamini89234

Dead man walking

in risposta a ↑

In ogni caso ho creato, recentemente, due post: uno dedicato all' "entanglement" ed un altro a Richard Feynman, come raccontato in un video da un noto Vip ...

 26/11/2019 05:00:18
FlavioBertamini

FlavioBertamini89234

Dead man walking

in risposta a ↑

Se realtà e verità perdono "senso" nella condizione postmoderna ....

Seguo un post a riguardo ....

 26/11/2019 05:04:31
Tommy

Tommy31301

in risposta a ↑

PaoloVincenti, ho tentato di risponderti punto per punto, ma alla fine ho rinunciato.


Ho l'impressione che le nostre posizioni siano ancora troppo lontane.


Dovremmo andare al nocciolo, ma credo di non averlo ancora ben individuato.


 26/11/2019 07:27:42

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