Va___

Va___246

Bastan poche briciole!

C'è un modo per rompere un pregiudizio?

Si definisce pregiudizio (come dice il sostantivo stesso) un giudizio a priori. Porta a non avere una visione obbiettiva di delle cose e delle persone, e in altro modo lo si può chiamare "stigma" (correlato alla discriminazione sociale, xenofobia o razzismo). Chi prova un pregiudizio è portato ad avere un'osservazione attenta fin nei minimi dettagli di chi ne soffre, e sta costantemente con le "antenne" ad aspettare di captare un minimo particolare o un cavillo che gli consenta di nutrire e confermare la sua valutazione su di lui, di modo tale che basta un atteggiamento che può essere vicino all'idea precostituita, anche alla lontana, una scusa banale, perché si punti il dito e si dica "lo vedi? è fatto/a così, è così o cosà".

Quindi il pregiudizio nutre se stesso senza tener conto dell'obbiettività o della razionalità, come un cane che si morde la coda.

Se si ha un pregiudizio nei confronti della popolazione di colore, sarà sufficiente una discussione con uno di loro (peraltro magari scatenata dallo stesso che ha pregiudizi) con una risposta più piccata da parte del "nero" di turno perché si enfatizzi il tono usato da lui e si pensi "è aggressivo/è violento (come tutti i neri)" e si provi paura, aggredendo poi fisicamente o verbalmente.


Quello che vi domando è se c'è un modo per evadere da questa situazione. E per chi ha più di un pregiudizio che lo "marchia", se sia possibile vivere in condizioni accettabili in mezzo alle altre persone.

 06/08/2019 16:32:52 (modificato)
utente anonimo
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45 commenti
Ghiandaiaimitatrice

Ghiandaiaimitatrice2891

Psicologia, lettura, disegno, anime, e animali

L'unico modo per evitare i pregiudizi, è non farsi prendere troppo dalle prime impressioni che una persona può dare, bisognerebbe interrogarsi sui motivi che potrebbe avere la persona per agire in quel modo, in alcuni contesti che non sempre ci sono chiari.

Dovremmo mettere da parte i nostri pensieri personali, bisogna conoscere le persone prima di farsi delle opinioni negative, altrimenti potremmo richiederci.

Involontariamente può succedere, viviamo in una società che si paragona ad altre persone, in una società che si fa dei pregiudizi superficiali, a me è successo con @Guerriera_della_Luce  mi sono fatta prendere dalle prime parole che leggevo su Yahoo, e ne ho pensato male....poi mi sono ricreduta   

 07/08/2019 08:32:12
crici-etta

crici-etta3056

boule de nèige

l'umiltà.

 08/08/2019 06:49:09
RobertoMontanari

RobertoMontanari97884

Naufrago

Trovo questo tema molto bello ed attuale.

Forse una delle prime cose da considerare, è che la nostra mente si struttura su pre-giudizi, che le consentono una straordinaria rapidità di reazione.

Prima fra tutte (l'hai citata anche tu) la reazione della paura, che spesso non si basa su una nostra esperienza diretta, ma su una aspettativa.


Così mi son fatto l'idea che per comprendere i pregiudizi degli altri, dobbiamo prima di tutto essere consapevoli dei nostri, e riuscire ad "imbozzolarli", per renderli inoffensivi, e riprenderli quando ne avremo bisogno.


Un'altra considerazione è che la forza di un pregiudizio sta nella condivisione da parte di molte persone. E' uno di quegli aspetti di "intelligenza collettiva" per cui la nostra mente agisce condizionata dai segnali che le arrivano dalle azioni di altre menti, ed una idea si amplifica e si consolida al di fuori del nostro controllo e della nostra consapeviolezza.

[In questo caso, il valore positivo che di solito diamo al termine "intelligenza"  andrebbe rivisto in modo radicale, dato che con questo metodo si propagano idee completamente errate].


Sta probabilmente qui la difficoltà di contrastare il pregiudizio di un nostro interlocutore, quando lui si sente forte di un pensiero collettivo, e si sentirà quasi in dovere di difenderlo ad ogni costo (e lo farà alzando la voce), perchè da quello derivano le sue certezze.

Allora la tecnica (ma va fatto con perseveranza e con la massima serenità) è quella di evidenziare il paradosso, ricordare ciò che non può essere negato.

"Il re è nudo" disse il ragazzino, in quella famosa storiella.

Ed è qui la straordinaria potenza della parola

 08/08/2019 08:11:31
RobertoMontanari

RobertoMontanari97884

Naufrago

in risposta a ↑

viborg, ti ringrazio per questo tuo interessante approfondimento. Il tema è veramente fertile di considerazioni in molte direzioni.

Mi piacerebbe provare ad indagare quello della "consapevolezza" e "volontarietà", che un po' sono emerse parlando di intelligenza collettiva (inconsapevole, involontaria) ma all'opposto parlando di ideologia (convinzione volontaria).

Forse bisogna distinguere tra chi i pregidizi li alimenta e li cavalca (a lui attribuiamo qualifiche - più o meno spregiative - di "populista"), e chi i pregiudizi si limita ad adottarli (con un apparentemente innocuo spirito di omologazione: "opportunista").

Però forse questa distinzione non esiste, e chi cavalca i pregiudizi ne è affetto non meno degli altri, solo con maggiore convinzione, e solo secondariamente - in modo doloso -  per trarne vantaggi personali.

Credo che questo approfondimento potrebbe aiutare a individuare degli antidoti, che è poi quello che chiede il post

 08/08/2019 13:02:12
miro13

miro13271

Poliedrico

Il pregiudizio si fonda su varie componenti caratterizzate dall’incertezza. Su tali basi, risulta comodo dare forma alle proprie generalizzazioni, spesso in negativo, in modo che siano rispondenti alle proprie arbitrarie aspettative. Va da sé che tale metodo sia anomalo, poiché attinge ad elementi instabili e improbabili. Tuttavia, l’attitudine al pregiudizio attiene alla forma mentis di ciascuno e non è un atteggiamento improvvisato, anche per questo motivo è difficile pervenire alla sua neutralizzazione. Spesso il pregiudizio è la sintesi del connubio “pressapochismo-qualunquismo” e chi lo esercita è, spesso, persona di basso profilo e di limitate aspirazioni culturali. Da tale atteggiamento mentale, non rispondente a criteri di obiettività, se ne esce, qualora se ne avverta la necessità, passando, in primo luogo attraverso la “buona volontà” che dia stimolo all’elevazione spirituale-culturale e, conseguentemente, attraverso l’esercizio dell’autoriflessione orientata alla compartecipazione e all’onestà intellettuale, al precipuo scopo di pervenire all’affermazione degli effettivi elementi del contesto, armonizzandoli con la propria soggettività.

 08/08/2019 09:24:21
ilmiozio

ilmiozio195251

Estremista di destra e di sinistra

i pre-giudizi sono i giudizi delle persone intelligenti, le quali, per sapere che giù da un dirupo ci si spezza il collo, non hanno bisogno di buttarsi giù e spezzarselo.

Vivere senza pregiudizi, come se ogni giorno fosse il primo giorno di vita è tipico degli idioti.

 08/08/2019 10:30:40
miro13

miro13271

Poliedrico

ilmiozio, La prevenzione si fonda sull'esperienza e sull'intelligenza, mentre pregiudizio si fonda sull'ignoranza e sull'inesperienza; qualche volta, anche sulla presunzione.

 08/08/2019 10:43:00
ilmiozio

ilmiozio195251

Estremista di destra e di sinistra

in risposta a ↑

miro13, Sono la stessa cosa detta in due modi differenti.   

 08/08/2019 10:47:51
Tatyana

Tatyana110936

Artista inseguitrice di sogni

ilmiozio, non buttarsi da una scogliera non è pregiudizio, ma spirito di sopravvivenza. Il pregiudizio è estremamente diverso ed è tipico degli idioti che si limitano ad accettare il "per sentito dire" senza farsi nessun tipo di domanda.

 08/08/2019 11:12:30
PaoloVincenti

PaoloVincenti28136

Stratega del vuoto - SMM

ilmiozio, mi sa che confondi un giudizio analitico kantiano con un pregiudizio, che è invece un giudizio o un'opinione a priori (generalmente negativa) verso persone, gruppi o altri oggetti sociali. 

 08/08/2019 13:03:53
ilmiozio

ilmiozio195251

Estremista di destra e di sinistra

in risposta a ↑

PaoloVincenti, Non confondo no. Molto più semplicemente per me esistono giudizi, cioè opinioni, che sono tutte sullo stesso piano di legittimità in riferimento al diritto di essere espresse.

Tali opinioni oltre alla legittimità formale, sono dotate altresì di legittimità intrinseca, sempre e comunque, che siano positive o negative e indipendentemente dal loro oggetto. (Che poi si possano o non si possano condividere è tutto un altro discorso).

Ho il sospetto che per te (ovviamente ne sei inconsapevole) i pregiudizi sono semplicemente i giudizi che non condividi.

 09/08/2019 13:10:40
PaoloVincenti

PaoloVincenti28136

Stratega del vuoto - SMM

in risposta a ↑

ilmiozio, credo che tu stia proprio confermando il fatto che ti stai confondendo. Innanzitutto, un'opinione (dal latino opinare, credere) non è un giudizio. Esprimere un’opinione è dare un parere senza avere la pretesa di dichiarare verità assolute, un’impressione soggetta al cambiamento. Il giudizio invece mette fine a una discussione, è permanente e a volte inappellabile: è un verdetto espresso da un giudice, da una commissione di esperti, da chi agisce come il "capo" in quella data situazione, da Dio (in tempi lontani).

I due termini non sono sinonimi, anche se nell'uso comune con giudizio a volte si intende una semplice opinione da parte di una persona che ha competenze in merito alla qualità o al valore di una cosa. L’opinione riflette la propria esperienza, il giudizio è un modo di sentenziare (ovviamente anche sbagliando).

Quindi l'opinione è una credenza, l’adesione a un'idea a volte sulla base di validi argomenti, ma molto più spesso senza alcuna prova consistente. L'opinione è ovviamente libera, ma il fatto di godere della libertà di opinione non rende vera tale opinione. L'opinione può essere condivisa, ma il fatto che un gran numero di persone concordi con essa non la rende più vera. L'opinione può essere profondamente sincera e toccante, ma nemmeno questo la rende più vera.

Quanto più un'opinione è sorretta da argomenti logici, razionali, ben ponderata, elastica, fondata su valori comunemente accettati, priva di fallacie, radicata nell'esperienza e nella realtà concreta, tanto più essa si sorregge su fondamenta solide. Senza per questo rappresentare una verità definitiva, poiché è opinabile e quindi sempre soggetta a revisione critica.

Il pregiudizio è una componente dell'opinione. È quell'aspetto di una credenza che altri hanno portato o che loro stessi hanno preso in prestito da altri. Il pregiudizio risparmia un'autentica presa in esame dell'argomento, è un giudizio già bello e pronto prima ancora che io lo pronunci o che lo pensi (in questo senso è appunto un "pre-" giudizio, già validato e non confutabile, preso sullo scaffale delle idee ricevute). Il pregiudizio viene dalla propria educazione, dalla socializzazione primaria, dalla propria cultura e dalle varie cerchie sociali delle quali facciamo parte. Ma per le ragioni dette sopra è appunto un ostacolo grave al formarsi di una libera opinione.

Credo di poter affermare, quindi, che i pregiudizi non sono affatto i giudizi che io non condivido. Sono invece i contenuti privi di forza argomentativa all'interno delle opinioni, sia di quelle che condivido come di quelle che detesto. Ci sono opinioni per me abominevoli che invece hanno una loro innegabile forza argomentativa, e queste sono quelle con le quali mi piace appunto confrontarmi.

 09/08/2019 16:15:54
ilmiozio

ilmiozio195251

Estremista di destra e di sinistra

in risposta a ↑

PaoloVincenti, Anche tu mi sembri piuttosto confuso. Nel tuo precedente commento, tu stesso ponevi giudizi e opinioni sullo stesso piano. Occhio amico!

Per il resto confermo il mio preconcetto o pregiudizio, o stereotipo, o opinione a priori o chiamalo come più ti piace nei confronti dei fustigatori di costumi morali (altrui).

 10/08/2019 02:41:23
PaoloVincenti

PaoloVincenti28136

Stratega del vuoto - SMM

in risposta a ↑

ilmiozio, no, non c'è confusione. In quella frase stavo facendo una distinzione tra un giudizio analitico e un giudizio a priori. Poi, come ho detto, nell'uso comune si parla di giudizio (p.es. nell'espressione "mi dai un tuo giudizio?") quando in realtà si chiede soltanto un parere a una persona che si suppone abbastanza esperta in un determinato campo. Ma in realtà si tratta ancora di un'opinione.

Comunque, un pregiudizio nei confronti dei fustigatori di costumi morali o immorali può anche essere cosa buona e giusta, in quanto si tratta di pregiudizio nei confronti di portatori di pregiudizi. Quindi posso anche condividerlo, fintantoché quel moralista non è in grado di argomentare in maniera efficace e consistente la sua opinione. Ovvero, finché quel moralista non mi dimostra che non è soltanto un baccalà che ripete un paio di formulette imparate a memoria. 

 10/08/2019 08:36:26
in risposta a ↑

PaoloVincenti, avrei alcuni dubbi:

ilmiozio, mi sa che confondi un giudizio analitico kantiano con un pregiudizio, che è invece un giudizio o un'opinione a priori (generalmente negativa) verso persone, gruppi o altri oggetti sociali. 

non capisco perché alludi a kant nel commento. se parliamo di kant, i giudizi analitici sono innanzitutto "giudizi" in senso kantiano (tipicamente, nella loro forma atomica, sono enunciati affermativi che uniscono soggetto e predicato mediante copula e.g. "la mela è rossa"). in secondo luogo sono "analitici" in senso kantiano (per la verità non solo per kant), e cioè il concetto espresso dal predicato fa logicamente parte della definizione del concetto espresso dal verbo (e.g. "la mela è un frutto"). l’esempio che hai commentato ("per sapere che giù da un dirupo ci si spezza il collo, non hanno bisogno di buttarsi giù e spezzarselo.") presupporrebbe approssimativamente il giudizio "se una persona si butta giù da un dirupo, allora si spezza il collo". tale giudizio è un giudizio complesso (non atomico, perché contiene due giudizi 'atomici’ ovvero "una persona si butta giù da un dirupo" e "una persona si spezza il collo" uniti da un connettivo logico "se…, allora…"), che esprime una relazione causale empiricamente conoscibile, e testabile. ne consegue che  il giudizio implicato da quell’esempio, di per sé, non è né un giudizio analitico né a priori in senso kantiano ("a priori" per kant si riferisce a giudizi che si fonderebbero su "conoscenze" acquisite indipendentemente dall’esperienza). ma si tratterebbe semmai di un giudizio sintentico, a posteriori. quindi non si capisce perché un giudizio sintetico a posteriori in senso kantiano provi una confusione tra giudizi analitici e a priori in senso kantiano.


L’opinione riflette la propria esperienza, il giudizio è un modo di sentenziare (ovviamente anche sbagliando).

il senso delle parole dipendono dal loro uso nel contesto, il fatto che in certi ambiti (ad esempio quello legale) il "giudizio" è inteso come sentenza, non esclude la possibilità e legittimità che in altri contesti (ad esempio nel senso comune) si parli di "giudizio" inteso come espressione di una opinione. l’illegittimità, dal punto di vista razionale, starebbe nel confondere i due usi, non nella possibilità di avere due usi diversi. quindi anche qualora si ammettesse una derivazione per volgarizzazione (dovuta a una confusione iniziale), della nozione di "giudizio" del senso comune dalla nozione di "giudizio" nell'accezione giuridica, non é che l'uso dei due concetti implichi una confusione in chi li usa per cui non è chiaro quale funzione abbia questa distinzione nell'economica del tuo argomento.

tra l’altro, visto che hai citato kant, egli intende "giudizio" né come sentenza  né come espressione di una opinione, nell’accezione comune. quindi avremmo una terza nozione di "giudizio" da distinguere.


Quindi l'opinione è una credenza, l’adesione a un'idea a volte sulla base di validi argomenti, ma molto più spesso senza alcuna prova consistente. […]

Il pregiudizio risparmia un'autentica presa in esame dell'argomento, è un giudizio già bello e pronto prima ancora che io lo pronunci o che lo pensi (in questo senso è appunto un "pre-" giudizio, già validato e non confutabile, preso sullo scaffale delle idee ricevute). Il pregiudizio viene dalla propria educazione, dalla socializzazione primaria, dalla propria cultura e dalle varie cerchie sociali delle quali facciamo parte. Ma per le ragioni dette sopra è appunto un ostacolo grave al formarsi di una libera opinione. […]

Sono invece i contenuti privi di forza argomentativa all'interno delle opinioni, sia di quelle che condivido come di quelle che detesto.

se per pregiudizio intendi giudizi che avremmo acquisito per via di educazione, tipo di indottrinamento scolastico, non c’è ragione poi di affermare che i loro contenuti siano privi di forza argomentativa: a scuola un ragazzino delle elementari può apprendere che la composizione chimica dell’acqua è H2O o che secondo la teoria della relatività E=mc2 senza avere la preparazione chimica o fisica sufficiente per credere in questi contenuti, ma limitandosi a ricordare solo quelle formule. questo tuttavia non implica di per sé che non sia possibile credere in tali formule sulla base di argomenti forti.


ilmiozio, no, non c'è confusione. In quella frase stavo facendo una distinzione tra un giudizio analitico e un giudizio a priori. Poi, come ho detto, nell'uso comune si parla di giudizio (p.es. nell'espressione "mi dai un tuo giudizio?") quando in realtà si chiede soltanto un parere a una persona che si suppone abbastanza esperta in un determinato campo. Ma in realtà si tratta ancora di un'opinione.

non è chiaro se stai argomentando a sostegno del tuo commento iniziale in cui parlavi di confusione: lì alludevi alla distinzione tra giudizio a priori e giudizio analitico, poi hai introdotto una ulteriore distinzione tra giudizio in senso legale e giudizio nel senso di opinione. tutte queste distinzioni cosa vorrebbero provare?

 12/08/2019 08:35:03
PaoloVincenti

PaoloVincenti28136

Stratega del vuoto - SMM

in risposta a ↑

viborg,  sono soltanto variabili nell'ambito della nozione di pregiudizio, Che può essere un'opinione parziale o una credenza prematura che si è costituita senza esame o senza giudizio, in senso volterriano (p.es. imparare una formula chimica a scuola o la teoria della relatività dopo una spiegazione non costituisce un pregiudizio; imparare invece che il sole o la luna si leva alla tale ora, è un pregiudizio fisico naturale, per quanto funzionale nella vita di tutti i giorni). Oppure può essere una valutazione che è stata applicata precedentemente in un caso analogo, e che senza indugio viene spalmata su un caso presente, facendo a meno delle opportune discriminazioni e distinzioni, ignorandone le specificità, l'ambito culturale, la dimensione temporale o geografica, etc. Oppure, ancora, può essere una circostanza che fa semplicemente supporre ciò che è da temere o da sperare, lasciando che l'elemento emotivo prenda il sopravvento sulla capacità di analisi.

 12/08/2019 14:35:21
in risposta a ↑

PaoloVincenti, questi tuoi chiarimenti mi paiono senz’altro più convincenti dei precedenti commenti. provo però a riformulare a parole mie il punto per poi proporre uno spunto di riflessione. quando si riflette sull’uso della parola "pregiudizio", al netto del senso della parola "giudizio" in contesti informali, il problema sta tutto nel comprendere il senso da dare a quel "pre-". e qui vengono in mente le possibilità a cui tu hai accennato, cioè quando i nostri giudizi sono stati appresi: o da terzi piuttosto che sulla base della propria esperienza , o dalla nostra esperienza mal processata (per via di bias cognitivi e ragionamenti fallaci tipo una generalizzazione affrettata), o da ciò che inibisce meccanismi di revisione o validazione delle nostre credenze (tipo quando l’emozione interferisce con il corretto funzionamento dei nostri processi di formazione e revisione dell’informazione). questi giudizi sono "pre-" perché, per farla breve, si sono formati prima di o in modo da inibire un esame razionale (in senso cognitivo) dei loro contenuti e qui un punto da evidenziare è che il problema del pregiudizio non è la sua eventuale falsità ma l'inaffidabilità della sua genesi e mantenimento (non possiamo quindi escludere che un pregiudizio possa pure essere vero e un giudizio possa pure essere falso).

questi aspetti da te individuati ricordano molto quelli individuati da certa tradizione filosofica classica e moderna (tu hai citato Voltaire infatti), e hanno indubbiamente ispirato la battaglia illuministica in favore della ragione o del "pensiero critico" contro i pregiudizi. c’è però un problema che non sembra sia stato granché recepito dalla filosofia classica e moderna, perché questi hanno guardato all’impresa conoscitiva perlopiù come una impresa individuale, o meglio come se la razionalità (in senso cognitivo) riguardasse esclusivamente il carico di lavoro intellettuale (nei limiti richiesti dall’esercizio del pensiero critico, qualsiasi cosa ciò voglia dire) gestibile nei limiti delle capacità cognitive individuali. purtroppo questo assunto è in forte contrasto con quello che si vive in realtà: non solo la maggior parte delle nostre credenze (e i giudizi che le esprimono) di fatto eccedono le nostre capacità di supervisione cognitiva (quanto più si innalzano gli standard di rigore cognitivo e.g. quando vai a comprare il pesce non è che lo compri solo dopo aver fatto personalmente un esame in laboratorio sulle condizioni organolettiche del pesce che vorresti comprare, secondo standard scientificamente consolidati); ma non sembra nemmeno molto "razionale" aspettarselo, visto che se le capacità cognitive individuali sono scarse e variano da soggetto a soggetto, forse c’è maggior profitto nel condividere il carico cognitivo in modo cooperativo e magari pure specializzarsi cognitivamente secondo una certa divisione del lavoro intellettuale. la situazione si complica ulteriormente se si considera il fatto che i nostri pregiudizi non solo sono il frutto "vitale" di una conoscenza intesa come impresa sociale, prima ancora che come prodotto del "pensiero critico" individuale (fra l’altro anche il "pensiero critico" è un comportamento a sua volta socialmente appreso!), bensì proprio la società stessa quale "oggetto" di conoscenza non può non essere oggetto di pregiudizi. possiamo acquisire e rivedere facilmente nozioni apprese a memoria a scuola (se un giorno si scoprisse che la composizione dell’acqua non è H2O ma H3O, non ci costerebbe nulla modificare la nostra precedente nozione), oppure mal processate (quando ad esempio terzi si accorgono e ci segnalano i nostri errori in tempo utile), possiamo acquisire e rivedere difficilmente credenze frutto di una suggestione emotiva (pensa al caso di Otello che per gelosia si fa tutto un film sulla infedeltà di Desdemona) per quanto tali credenze restano però socialmente rivedibili e sanzionabili. il problema però è quando le nostre credenze riguardano noi e altri in quanto membri di un gruppo (con cui si condividono tratti e/o obiettivi collettivi): perché quel che conta non è più il pregiudizio del singolo, ma il pregiudizio del singolo rispetto ai pregiudizi degli individui del proprio o dell’altrui gruppo di appartenenza. proprio per questo appellarsi alla razionalità cognitiva individuale per risolvere un gioco strategico di tale complessità (ben più onerosa di quelli studiati dalla teoria dei giochi) che vede coinvolti una moltitudine di altri soggetti con i loro pregiudizi, lascia il tempo che trova, anche perché non c’è scritto da nessuna parte che una molteplicità di soggetti razionali debba cooperare nella ricerca della verità (ricordarsi che razionale non significa vero cosi come pregiudiziale non significa falso) piuttosto che competere cognitivamente in modo da minare l’affidabilità cognitiva reciproca. in questo senso, il pregiudizio sociale individuale non può essere nemmeno socialmente "corretto" o "sanzionato" secondo le pretese della razionalità cognitiva intesa dagli illuministi, perché la società si costituisce solo attraverso pregiudizi sociali condivisi (e.g. si pensi a titolo di esempio alla fiducia che si ha nel valore convenzionale della moneta), a meno che non si intenda per "razionale" qualcosa di diverso dalla razionalità intesa dagli illuministi. ma qui mi fermo.

 14/08/2019 09:21:43 (modificato)
PaoloVincenti

PaoloVincenti28136

Stratega del vuoto - SMM

in risposta a ↑

viborg, 

non solo la maggior parte delle nostre credenze (e i giudizi che le esprimono) di fatto eccedono le nostre capacità di supervisione cognitiva (...) ma non sembra nemmeno molto "razionale" aspettarselo, visto che se le capacità cognitive individuali sono scarse e variano da soggetto a soggetto, forse c’è maggior profitto nel condividere il carico cognitivo in modo cooperativo e magari pure specializzarsi cognitivamente secondo una certa divisione del lavoro intellettuale

Assolutamente d'accordo su questo punto. La capacità di lavorare in modo collettivo con unità di scopo e di azione è senza dubbio più fruttuosa per risolvere i problemi, e sicuramente il flusso e l'interdipendenza aggiungono una dimensione gestaltista all'intero processo. Non è nemmeno indispensabile una dimensione sociale che congiunga le persone che collaborano, come dimostra ampiamente la capacità degli hackers di lavorare con unità di pensiero senza nemmeno conoscersi tra loro.

il problema però è quando le nostre credenze riguardano noi e altri in quanto membri di un gruppo (...) perché quel che conta non è più il pregiudizio del singolo, ma il pregiudizio del singolo rispetto ai pregiudizi degli individui del proprio o dell’altrui gruppo di appartenenza. proprio per questo appellarsi alla razionalità cognitiva individuale per risolvere un gioco strategico di tale complessità (...) lascia il tempo che trova, anche perché non c’è scritto da nessuna parte che una molteplicità di soggetti razionali debba cooperare nella ricerca della verità (ricordarsi che razionale non significa vero cosi come pregiudiziale non significa falso) piuttosto che competere cognitivamente in modo da minare l’affidabilità cognitiva reciproca

È difficile sfuggire all'autocategorizzazione e non vedere riflessi in se stessi le caratteristiche del proprio sistema di appartenenza, perché questo processo nutre decisamente l'autostima. Parallelamente, i gruppi antagonisti saranno sempre visti sotto una luce negativa, e si tenderà a generalizzare il loro comportamento e a ignorare le specificità individuali, che invece potrebbero essere rivelatorie di numerosi punti di contatto.

la società si costituisce solo attraverso pregiudizi sociali condivisi (e.g. si pensi a titolo di esempio alla fiducia che si ha nel valore convenzionale della moneta), a meno che non si intenda per "razionale" qualcosa di diverso dalla razionalità intesa dagli illuministi

Sanzionare o correggere il pregiudizio sociale sussistente in quanto membri di un gruppo (che in buona parte è latente e quindi neanche percepito come tale) magari non è nemmeno l'obiettivo reale da porsi. Nei miei pre-giudizi così come in quelli degli altri esiste senz'altro una componente di errori (tradizionali, o cognitivi, o derivanti da esperienze soggettive, o altro) che si sedimenta nel linguaggio e ostacola anche la comunicazione. Quello a cui si può tendere indefinitamente è cercare un processo di negoziazione e interazione continua che aiuti a ridefinire le categorie di appartenenza. Ciascun individuo appartiene contemporaneamente (spesso in modo solo temporaneo) a una molteplicità di categorie, il che rende molto probabile la possibilità di intersezioni, e quindi anche quella di instaurare un clima di relazioni incoraggiante, o di riuscire a cooperare su obiettivi comuni limitati e paralleli.

 18/08/2019 08:44:44

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