Va___

Va___276

Bastan poche briciole!

C'è un modo per rompere un pregiudizio?

Si definisce pregiudizio (come dice il sostantivo stesso) un giudizio a priori. Porta a non avere una visione obbiettiva di delle cose e delle persone, e in altro modo lo si può chiamare "stigma" (correlato alla discriminazione sociale, xenofobia o razzismo). Chi prova un pregiudizio è portato ad avere un'osservazione attenta fin nei minimi dettagli di chi ne soffre, e sta costantemente con le "antenne" ad aspettare di captare un minimo particolare o un cavillo che gli consenta di nutrire e confermare la sua valutazione su di lui, di modo tale che basta un atteggiamento che può essere vicino all'idea precostituita, anche alla lontana, una scusa banale, perché si punti il dito e si dica "lo vedi? è fatto/a così, è così o cosà".

Quindi il pregiudizio nutre se stesso senza tener conto dell'obbiettività o della razionalità, come un cane che si morde la coda.

Se si ha un pregiudizio nei confronti della popolazione di colore, sarà sufficiente una discussione con uno di loro (peraltro magari scatenata dallo stesso che ha pregiudizi) con una risposta più piccata da parte del "nero" di turno perché si enfatizzi il tono usato da lui e si pensi "è aggressivo/è violento (come tutti i neri)" e si provi paura, aggredendo poi fisicamente o verbalmente.


Quello che vi domando è se c'è un modo per evadere da questa situazione. E per chi ha più di un pregiudizio che lo "marchia", se sia possibile vivere in condizioni accettabili in mezzo alle altre persone.

 06/08/2019 16:32:52 (modificato)
utente anonimo
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49 commenti
Ghiandaiaimitatrice

Ghiandaiaimitatrice2946

Psicologia, lettura, disegno, anime, e animali

L'unico modo per evitare i pregiudizi, è non farsi prendere troppo dalle prime impressioni che una persona può dare, bisognerebbe interrogarsi sui motivi che potrebbe avere la persona per agire in quel modo, in alcuni contesti che non sempre ci sono chiari.

Dovremmo mettere da parte i nostri pensieri personali, bisogna conoscere le persone prima di farsi delle opinioni negative, altrimenti potremmo richiederci.

Involontariamente può succedere, viviamo in una società che si paragona ad altre persone, in una società che si fa dei pregiudizi superficiali, a me è successo con @Guerriera_della_Luce  mi sono fatta prendere dalle prime parole che leggevo su Yahoo, e ne ho pensato male....poi mi sono ricreduta   

 07/08/2019 08:32:12
crici-etta

crici-etta3056

boule de nèige

l'umiltà.

 08/08/2019 06:49:09
RobertoMontanari

RobertoMontanari97914

Naufrago

Trovo questo tema molto bello ed attuale.

Forse una delle prime cose da considerare, è che la nostra mente si struttura su pre-giudizi, che le consentono una straordinaria rapidità di reazione.

Prima fra tutte (l'hai citata anche tu) la reazione della paura, che spesso non si basa su una nostra esperienza diretta, ma su una aspettativa.


Così mi son fatto l'idea che per comprendere i pregiudizi degli altri, dobbiamo prima di tutto essere consapevoli dei nostri, e riuscire ad "imbozzolarli", per renderli inoffensivi, e riprenderli quando ne avremo bisogno.


Un'altra considerazione è che la forza di un pregiudizio sta nella condivisione da parte di molte persone. E' uno di quegli aspetti di "intelligenza collettiva" per cui la nostra mente agisce condizionata dai segnali che le arrivano dalle azioni di altre menti, ed una idea si amplifica e si consolida al di fuori del nostro controllo e della nostra consapeviolezza.

[In questo caso, il valore positivo che di solito diamo al termine "intelligenza"  andrebbe rivisto in modo radicale, dato che con questo metodo si propagano idee completamente errate].


Sta probabilmente qui la difficoltà di contrastare il pregiudizio di un nostro interlocutore, quando lui si sente forte di un pensiero collettivo, e si sentirà quasi in dovere di difenderlo ad ogni costo (e lo farà alzando la voce), perchè da quello derivano le sue certezze.

Allora la tecnica (ma va fatto con perseveranza e con la massima serenità) è quella di evidenziare il paradosso, ricordare ciò che non può essere negato.

"Il re è nudo" disse il ragazzino, in quella famosa storiella.

Ed è qui la straordinaria potenza della parola

 08/08/2019 08:11:31
RobertoMontanari

RobertoMontanari97914

Naufrago

in risposta a ↑

viborg, ti ringrazio per questo tuo interessante approfondimento. Il tema è veramente fertile di considerazioni in molte direzioni.

Mi piacerebbe provare ad indagare quello della "consapevolezza" e "volontarietà", che un po' sono emerse parlando di intelligenza collettiva (inconsapevole, involontaria) ma all'opposto parlando di ideologia (convinzione volontaria).

Forse bisogna distinguere tra chi i pregidizi li alimenta e li cavalca (a lui attribuiamo qualifiche - più o meno spregiative - di "populista"), e chi i pregiudizi si limita ad adottarli (con un apparentemente innocuo spirito di omologazione: "opportunista").

Però forse questa distinzione non esiste, e chi cavalca i pregiudizi ne è affetto non meno degli altri, solo con maggiore convinzione, e solo secondariamente - in modo doloso -  per trarne vantaggi personali.

Credo che questo approfondimento potrebbe aiutare a individuare degli antidoti, che è poi quello che chiede il post

 08/08/2019 13:02:12
miro13

miro13271

Poliedrico

Il pregiudizio si fonda su varie componenti caratterizzate dall’incertezza. Su tali basi, risulta comodo dare forma alle proprie generalizzazioni, spesso in negativo, in modo che siano rispondenti alle proprie arbitrarie aspettative. Va da sé che tale metodo sia anomalo, poiché attinge ad elementi instabili e improbabili. Tuttavia, l’attitudine al pregiudizio attiene alla forma mentis di ciascuno e non è un atteggiamento improvvisato, anche per questo motivo è difficile pervenire alla sua neutralizzazione. Spesso il pregiudizio è la sintesi del connubio “pressapochismo-qualunquismo” e chi lo esercita è, spesso, persona di basso profilo e di limitate aspirazioni culturali. Da tale atteggiamento mentale, non rispondente a criteri di obiettività, se ne esce, qualora se ne avverta la necessità, passando, in primo luogo attraverso la “buona volontà” che dia stimolo all’elevazione spirituale-culturale e, conseguentemente, attraverso l’esercizio dell’autoriflessione orientata alla compartecipazione e all’onestà intellettuale, al precipuo scopo di pervenire all’affermazione degli effettivi elementi del contesto, armonizzandoli con la propria soggettività.

 08/08/2019 09:24:21
ilmiozio

ilmiozio195416

Estremista di destra e di sinistra

i pre-giudizi sono i giudizi delle persone intelligenti, le quali, per sapere che giù da un dirupo ci si spezza il collo, non hanno bisogno di buttarsi giù e spezzarselo.

Vivere senza pregiudizi, come se ogni giorno fosse il primo giorno di vita è tipico degli idioti.

 08/08/2019 10:30:40
miro13

miro13271

Poliedrico

ilmiozio, La prevenzione si fonda sull'esperienza e sull'intelligenza, mentre pregiudizio si fonda sull'ignoranza e sull'inesperienza; qualche volta, anche sulla presunzione.

 08/08/2019 10:43:00
ilmiozio

ilmiozio195416

Estremista di destra e di sinistra

in risposta a ↑

miro13, Sono la stessa cosa detta in due modi differenti.   

 08/08/2019 10:47:51
Tatyana

Tatyana111081

Artista inseguitrice di sogni

ilmiozio, non buttarsi da una scogliera non è pregiudizio, ma spirito di sopravvivenza. Il pregiudizio è estremamente diverso ed è tipico degli idioti che si limitano ad accettare il "per sentito dire" senza farsi nessun tipo di domanda.

 08/08/2019 11:12:30
PaoloVincenti

PaoloVincenti28316

Stratega del vuoto - SMM

ilmiozio, mi sa che confondi un giudizio analitico kantiano con un pregiudizio, che è invece un giudizio o un'opinione a priori (generalmente negativa) verso persone, gruppi o altri oggetti sociali. 

 08/08/2019 13:03:53
ilmiozio

ilmiozio195416

Estremista di destra e di sinistra

in risposta a ↑

PaoloVincenti, Non confondo no. Molto più semplicemente per me esistono giudizi, cioè opinioni, che sono tutte sullo stesso piano di legittimità in riferimento al diritto di essere espresse.

Tali opinioni oltre alla legittimità formale, sono dotate altresì di legittimità intrinseca, sempre e comunque, che siano positive o negative e indipendentemente dal loro oggetto. (Che poi si possano o non si possano condividere è tutto un altro discorso).

Ho il sospetto che per te (ovviamente ne sei inconsapevole) i pregiudizi sono semplicemente i giudizi che non condividi.

 09/08/2019 13:10:40
PaoloVincenti

PaoloVincenti28316

Stratega del vuoto - SMM

in risposta a ↑

ilmiozio, credo che tu stia proprio confermando il fatto che ti stai confondendo. Innanzitutto, un'opinione (dal latino opinare, credere) non è un giudizio. Esprimere un’opinione è dare un parere senza avere la pretesa di dichiarare verità assolute, un’impressione soggetta al cambiamento. Il giudizio invece mette fine a una discussione, è permanente e a volte inappellabile: è un verdetto espresso da un giudice, da una commissione di esperti, da chi agisce come il "capo" in quella data situazione, da Dio (in tempi lontani).

I due termini non sono sinonimi, anche se nell'uso comune con giudizio a volte si intende una semplice opinione da parte di una persona che ha competenze in merito alla qualità o al valore di una cosa. L’opinione riflette la propria esperienza, il giudizio è un modo di sentenziare (ovviamente anche sbagliando).

Quindi l'opinione è una credenza, l’adesione a un'idea a volte sulla base di validi argomenti, ma molto più spesso senza alcuna prova consistente. L'opinione è ovviamente libera, ma il fatto di godere della libertà di opinione non rende vera tale opinione. L'opinione può essere condivisa, ma il fatto che un gran numero di persone concordi con essa non la rende più vera. L'opinione può essere profondamente sincera e toccante, ma nemmeno questo la rende più vera.

Quanto più un'opinione è sorretta da argomenti logici, razionali, ben ponderata, elastica, fondata su valori comunemente accettati, priva di fallacie, radicata nell'esperienza e nella realtà concreta, tanto più essa si sorregge su fondamenta solide. Senza per questo rappresentare una verità definitiva, poiché è opinabile e quindi sempre soggetta a revisione critica.

Il pregiudizio è una componente dell'opinione. È quell'aspetto di una credenza che altri hanno portato o che loro stessi hanno preso in prestito da altri. Il pregiudizio risparmia un'autentica presa in esame dell'argomento, è un giudizio già bello e pronto prima ancora che io lo pronunci o che lo pensi (in questo senso è appunto un "pre-" giudizio, già validato e non confutabile, preso sullo scaffale delle idee ricevute). Il pregiudizio viene dalla propria educazione, dalla socializzazione primaria, dalla propria cultura e dalle varie cerchie sociali delle quali facciamo parte. Ma per le ragioni dette sopra è appunto un ostacolo grave al formarsi di una libera opinione.

Credo di poter affermare, quindi, che i pregiudizi non sono affatto i giudizi che io non condivido. Sono invece i contenuti privi di forza argomentativa all'interno delle opinioni, sia di quelle che condivido come di quelle che detesto. Ci sono opinioni per me abominevoli che invece hanno una loro innegabile forza argomentativa, e queste sono quelle con le quali mi piace appunto confrontarmi.

 09/08/2019 16:15:54
ilmiozio

ilmiozio195416

Estremista di destra e di sinistra

in risposta a ↑

PaoloVincenti, Anche tu mi sembri piuttosto confuso. Nel tuo precedente commento, tu stesso ponevi giudizi e opinioni sullo stesso piano. Occhio amico!

Per il resto confermo il mio preconcetto o pregiudizio, o stereotipo, o opinione a priori o chiamalo come più ti piace nei confronti dei fustigatori di costumi morali (altrui).

 10/08/2019 02:41:23
PaoloVincenti

PaoloVincenti28316

Stratega del vuoto - SMM

in risposta a ↑

ilmiozio, no, non c'è confusione. In quella frase stavo facendo una distinzione tra un giudizio analitico e un giudizio a priori. Poi, come ho detto, nell'uso comune si parla di giudizio (p.es. nell'espressione "mi dai un tuo giudizio?") quando in realtà si chiede soltanto un parere a una persona che si suppone abbastanza esperta in un determinato campo. Ma in realtà si tratta ancora di un'opinione.

Comunque, un pregiudizio nei confronti dei fustigatori di costumi morali o immorali può anche essere cosa buona e giusta, in quanto si tratta di pregiudizio nei confronti di portatori di pregiudizi. Quindi posso anche condividerlo, fintantoché quel moralista non è in grado di argomentare in maniera efficace e consistente la sua opinione. Ovvero, finché quel moralista non mi dimostra che non è soltanto un baccalà che ripete un paio di formulette imparate a memoria. 

 10/08/2019 08:36:26
PaoloVincenti

PaoloVincenti28316

Stratega del vuoto - SMM

in risposta a ↑

viborg,  sono soltanto variabili nell'ambito della nozione di pregiudizio, Che può essere un'opinione parziale o una credenza prematura che si è costituita senza esame o senza giudizio, in senso volterriano (p.es. imparare una formula chimica a scuola o la teoria della relatività dopo una spiegazione non costituisce un pregiudizio; imparare invece che il sole o la luna si leva alla tale ora, è un pregiudizio fisico naturale, per quanto funzionale nella vita di tutti i giorni). Oppure può essere una valutazione che è stata applicata precedentemente in un caso analogo, e che senza indugio viene spalmata su un caso presente, facendo a meno delle opportune discriminazioni e distinzioni, ignorandone le specificità, l'ambito culturale, la dimensione temporale o geografica, etc. Oppure, ancora, può essere una circostanza che fa semplicemente supporre ciò che è da temere o da sperare, lasciando che l'elemento emotivo prenda il sopravvento sulla capacità di analisi.

 12/08/2019 14:35:21
PaoloVincenti

PaoloVincenti28316

Stratega del vuoto - SMM

in risposta a ↑

viborg, 

non solo la maggior parte delle nostre credenze (e i giudizi che le esprimono) di fatto eccedono le nostre capacità di supervisione cognitiva (...) ma non sembra nemmeno molto "razionale" aspettarselo, visto che se le capacità cognitive individuali sono scarse e variano da soggetto a soggetto, forse c’è maggior profitto nel condividere il carico cognitivo in modo cooperativo e magari pure specializzarsi cognitivamente secondo una certa divisione del lavoro intellettuale

Assolutamente d'accordo su questo punto. La capacità di lavorare in modo collettivo con unità di scopo e di azione è senza dubbio più fruttuosa per risolvere i problemi, e sicuramente il flusso e l'interdipendenza aggiungono una dimensione gestaltista all'intero processo. Non è nemmeno indispensabile una dimensione sociale che congiunga le persone che collaborano, come dimostra ampiamente la capacità degli hackers di lavorare con unità di pensiero senza nemmeno conoscersi tra loro.

il problema però è quando le nostre credenze riguardano noi e altri in quanto membri di un gruppo (...) perché quel che conta non è più il pregiudizio del singolo, ma il pregiudizio del singolo rispetto ai pregiudizi degli individui del proprio o dell’altrui gruppo di appartenenza. proprio per questo appellarsi alla razionalità cognitiva individuale per risolvere un gioco strategico di tale complessità (...) lascia il tempo che trova, anche perché non c’è scritto da nessuna parte che una molteplicità di soggetti razionali debba cooperare nella ricerca della verità (ricordarsi che razionale non significa vero cosi come pregiudiziale non significa falso) piuttosto che competere cognitivamente in modo da minare l’affidabilità cognitiva reciproca

È difficile sfuggire all'autocategorizzazione e non vedere riflessi in se stessi le caratteristiche del proprio sistema di appartenenza, perché questo processo nutre decisamente l'autostima. Parallelamente, i gruppi antagonisti saranno sempre visti sotto una luce negativa, e si tenderà a generalizzare il loro comportamento e a ignorare le specificità individuali, che invece potrebbero essere rivelatorie di numerosi punti di contatto.

la società si costituisce solo attraverso pregiudizi sociali condivisi (e.g. si pensi a titolo di esempio alla fiducia che si ha nel valore convenzionale della moneta), a meno che non si intenda per "razionale" qualcosa di diverso dalla razionalità intesa dagli illuministi

Sanzionare o correggere il pregiudizio sociale sussistente in quanto membri di un gruppo (che in buona parte è latente e quindi neanche percepito come tale) magari non è nemmeno l'obiettivo reale da porsi. Nei miei pre-giudizi così come in quelli degli altri esiste senz'altro una componente di errori (tradizionali, o cognitivi, o derivanti da esperienze soggettive, o altro) che si sedimenta nel linguaggio e ostacola anche la comunicazione. Quello a cui si può tendere indefinitamente è cercare un processo di negoziazione e interazione continua che aiuti a ridefinire le categorie di appartenenza. Ciascun individuo appartiene contemporaneamente (spesso in modo solo temporaneo) a una molteplicità di categorie, il che rende molto probabile la possibilità di intersezioni, e quindi anche quella di instaurare un clima di relazioni incoraggiante, o di riuscire a cooperare su obiettivi comuni limitati e paralleli.

 18/08/2019 08:44:44
PaoloVincenti

PaoloVincenti28316

Stratega del vuoto - SMM

in risposta a ↑

viborg, in effetti, in presenza di flussi particolarmente densi di informazione, il ricorso agli stereotipi offre un valido supporto per pronosticare, semplificare e ridurre i tempi operativi. L'essere incluso in una predeterminata categoria incide positivamente sull'autostima dell'individuo e ne riduce i motivi di ansia, oltre a far crescere un senso di appartenenza a quel gruppo e quindi a supportarne le motivazioni. Se esiste un rischio concreto, è quello che l'agire per un lungo periodo sulla base di tali meccanismi porti allo sviluppo di un comportamento che si adagia sulle profezie autoavveranti, e per il quale lo stereotipo diventa una norma da emulare, magari con effetti deprimenti sugli appartenenti ad altri gruppi. Con la loro rappresentazione imprecisa dei gruppi antagonisti o anche solo cooperanti, gli stereotipi divengono facilmente un mezzo per spiegare/giustificare le differenze esistenti e implicitamente per giustificare l'intera struttura del sistema esistente. È la posizione del singolo gruppo o il suo status sociale all'interno del sistema a determinare il contenuto dello stereotipo, non le effettive caratteristiche personali dei singoli membri del gruppo. Da ciò possono discendere visioni incorrette, opinioni distorte, accuse ingiustificate, impossibilità di identificazione emozionale e anche un deterioramento generale della capacità di quel gruppo di migliorare/conservare il proprio livello di prestazione.

 20/08/2019 13:13:30

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