Melitaea (un racconto per la natura)

Melitaea (un racconto per la natura)

Voglio raccontarti come la fine iniziò, per me e per tanti come me.

Perché anche se sei ancora piccola e non sai leggere ciò che sto scrivendo, saprai farlo un giorno, quando io non ci sarò più. Perché è giusto che tu sappia. E perché, quando leggerai queste parole, ti renda conto del perché tu stessa sei un miracolo. È giusto che tu sappia anche questo.


Il giorno in cui sei nata iniziò con le farfalle.


Rimasi senza fiato.

Ali colorate di ogni dimensione, sfumature che rigavano i volti di lacrime per una suggestione di arcobaleno, che la mente di qualcuno andava a rielaborare dalla propria memoria sbiadita. Calma fragorosa che la miriade di sottili membrane producevano sbattendo l’una contro l’altra e traducevano in un frastuono dolce alle nostre orecchie. Tutti a guardare il cielo non più livido, quel giorno, tra i palazzi, estasiati da quel colore che era un tutt’uno, da tutta quella vita.

Ci sentivamo confortati. Ma fu una sensazione beffarda, un moto sentimentale dal fiato corto. Bastò tornare a posare gli sguardi ai nostri piedi, dove le farfalle cadevano una ad una, per capire ciò che stava accadendo.


Fu quello, per me, il segnale dell’inizio.

Negli anni passati, nessuno fece caso alla scomparsa delle api. Loro erano semplicemente sparite. Nessuna moria. Nessun addio. Niente. Le vite della maggior parte di noi continuarono come se nulla fosse stato. Come quando i nostri nonni smisero di domandarsi che fine avessero fatto le lucciole dai campi le sere di giugno, mentre i loro giardini, i loro cortili, le loro strade, erano costantemente illuminati a giorno. Allo stesso modo continuammo a comprare miele al supermercato, "fino ad esaurimento scorte", senza fare troppo caso all’inquietante assurdità della cosa e all’assenza di urgenza nell’esigere spiegazioni.


Le farfalle, invece, ci hanno voluto salutare un’ultima volta. Così la vedo io. Il giorno in cui sei nata. Quando invece della pioggia insalubre è piovuta bellezza.

Cadevano come fiocchi di neve, come cenere colorata di un fuoco che bruciava altrove. Mentre a terra, il colore cominciava già a stingere, a spegnersi. Cumuli ovunque. Il loro livello superava già le caviglie. Un mare di porpora. Striature cromatiche che immobilizzarono alcuni di noi per diversi istanti. Come si poteva calpestare quest’ultima bellezza? Molti piansero. Altri si occupavano solo di maledire il cielo, chiusi nei loro impermeabili di plastica idrorepellente, costantemente interconnessi con chissà chi e chissà dove e perché, indaffarati a guardare i loro quadranti palmari riparandoli con l’altra mano, mentre da sotto le mascherine e i respiratori erano intuibili i movimenti della mandibola e della bocca muta, che imprecava in una lingua che non mi apparteneva più.

Stava succedendo in tutta la regione. Al loro passaggio, le farfalle trovavano un muro velenoso invalicabile. I polmoni di noi vecchi erano ormai assuefatti alle sostanze che da decenni avevamo riversato nell’aria. Ma fu quell’aria l’ultima barriera contro la quale anche questi esseri viventi parevano volersi infrangere ed estinguere.

E non smetterò mai di pensare che fu una loro decisione. Il cambio delle rotte delle migrazioni, il magnetismo impazzito del pianeta, tutta la plausibilità dei ragionamenti e delle spiegazioni scientifiche che non si azzardavano mai a rispondere ad un solo "perché", non soddisfaceva il cuore pesante arreso alla rassegnazione. Le farfalle decisero di andarsene così. E di farlo davanti ai nostri occhi. Ultimo spettacolo di addio.

«Guardate. Guardateci bene» sembravano volessero dire. E noi le guardavamo, mentre c’era chi ancora continuava a non capire l’inesorabilità di tutto questo.


Fu il giorno in cui venni all’ospedale a prenderti. Non fu una festa.

Quelli della mia generazione, nonni troppo giovani, sopravvivevano ai loro figli, per chissà quale flebile capacità immunitaria che si era persa nel tempo e che aveva cessato di trasmettersi col sangue. Non fu una festa, perché tu eri nata mentre tua madre tentava inutilmente di trovare un modo di continuare a respirare da sola. Non pensò nemmeno a quale nome darti. Diceva che avrebbe deciso il giorno in cui ti avrebbe vista nascere. Le cose sono andate diversamente.

Sei nata tu e lei se ne andò nell’aria che l’aveva uccisa. Se ne andò insieme agli ultimi colori, pensai.

E quali colori ha lasciato mia figlia andandosene?

Quante ali e quanti cuori hanno cessato di battere nel frattempo?

In sala di rianimazione si era raggrumato proprio quel cielo livido che non aveva avuto lo spazio di esprimersi fuori, mentre io avrei voluto di nuovo vedere i colori di mia figlia fioccare come le ali di farfalla quel giorno, almeno un’ultima volta.

Ma le farfalle sapevano.

Tua madre no.


Ora, capisci perché sei un miracolo?

Perché tu vivi, nonostante la nostra estinzione, tu vivi. Forse nel mondo ce ne sono altri, che vivono come vivi tu. Forse la natura ha trovato il modo.


Melitaea.

È il nome di una delle tante specie di farfalle che ci salutarono quel giorno.

È giusto che tu sappia anche questo.


Melitaea. 

È il nome che decido di darti.


©


 02/06/2019 11:14:29 (modificato)
utente anonimo
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7 commenti
Michelle-Doc

Michelle-Doc105906

La dolcezza ottiene più della violenza

Chi ha scritto questa storia così commovente? 

Mi ha fatto venire un brivido... 

 02/06/2019 11:39:16

Michelle-Doc, scritto questa mattina... sognato farfalle questa notte   

 02/06/2019 12:16:39
Michelle-Doc

Michelle-Doc105906

La dolcezza ottiene più della violenza

in risposta a ↑

Yappappeo, tu sei uno scrittore nato. 

Complimenti, sei troppo bravo. Sfrutta questo tuo talento. Mi ha commossa.   

 02/06/2019 12:22:51
in risposta a ↑

Michelle-Doc, ...è solo una cura per l'anima

 02/06/2019 12:24:09
Michelle-Doc

Michelle-Doc105906

La dolcezza ottiene più della violenza

in risposta a ↑

Yappappeo, verissimo. Ma insisto. Sfrutta il tuo talento. 

 02/06/2019 12:26:10
in risposta a ↑

Michelle-Doc,   

 02/06/2019 12:27:48
Dianissima

Dianissima74791

Artista e poetessa

Sei molto bravo a scrivere, commovente questo pezzo, e come dice bene @Michelle-Doc, da brivido. Coltiva questo bellissimo talento. 

 09/06/2019 17:23:56

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