Tommy

Tommy29766

La sovranità appartiene al popolo

La sovranità appartiene al popolo, recita la costituzione.


Se gran parte del potere sta fuori dalla politica (in economia, nei media, nella religione), allora *esercitiamo la nostra sovranità senza accorgercene* in molte decisioni quotidiane: 


Quando scegliamo il supermercato a cui andare,


Quando e acquistiamo un prodotto anziché un altro  (un formaggio, un vestito, un'automobile, ecc.).


Quando decidiamo quale giornale leggere.


Quando andiamo o non andiamo a messa.


Quando frequentiamo un social network.


Ogni nostra scelta, anche la più banale e apparentemente insignificante, è un esercizio di sovranità, che può essere utilizzato da chi è in grado di coglierne il potenziale derivato dal numero.


 I social network e la pubblicità lo hanno dimostrato in modo sorprendente ed eclatante.


E la politica?

Si va a *votare* una volta ogni 4 anni.

Quattro anni in cui, le parole sovrastano i fatti.


Tuttavia è un diritto da non perdere.


Trascurarlo, *potrebbe indurre qualcuno a pensare di abolirlo*.



 15/05/2019 05:55:51
utente anonimo
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30 commenti
PaoloVincenti

PaoloVincenti26186

Stratega del vuoto - SMM

"La sovranità appartiene al consumatore" sarebbe più appropriato…   

 15/05/2019 07:30:52
Tommy

Tommy29766

PaoloVincenti, Io aggiungerei un "anche".


"La sovranità appartiene *anche* al consumatore"   .

 15/05/2019 18:52:04
EwaMaria

EwaMaria129666

Hiraeth. Davidia Involucrata.

PaoloVincenti, concordo.

 19/05/2019 16:26:52
quarkuno

quarkuno21441

Non ricordo di ricordarmi

Ad essere sinceri, non mi è chiaro il concetto espresso in questo thread, né di che cosa si debba argomentare. Provo a contribuire per quel poco che mi consta.


Premessa.

Prima di tutto, è da chiarire che "sovranità popolare" non indica tutte, alcune o anche soltanto una delle più varie scelte, che ogni individuo del popolo abbia a fare nel suo vivere quotidiano: se scegliamo un formaggio al supermercato, operiamo sì una scelta, più o meno volontaria, a seconda dei nostri gusti, influenzati o no dalla pubblicità, dalla moda, dalla convenienza, ecc.: ma ciò niente ha a che fare con la sovranità.


Questo concetto si riferisce infatti a chi appartiene il potere pubblico, il potere cioè che prevale sulle volontà dei singoli.


Accenno qui  ai vari tipi di organizzazione "formale" della sovranità, senza dire delle tante forme sostanziali di esercizio del potere da parte di tirannie, potentati economici (plutocrazie), gruppi di eletti (aristocrazie), gruppi ristretti (oligarchie), che, a prescindere dalla organizzazione formale della sovranità, si àrrogano il potere di decidere e di fatto decidono (usurpazione nascosta della sovranità), nel silenzio delle istituzioni.


Nelle monarchie, la sovranità appartiene al Re (il sovrano per antonomasia), che la  esercita o direttamente avvalendosi di poteri che gli sono propri (monarchia assoluta), oppure per il tramite dei vari organi che una costituzione preveda e sui quali egli vigila (monarchia costituzionale).

Nelle teocrazie, appartiene a un Dio, e viene esercitata dalla casta sacerdotale che quel Dio rappresenta in terra: il Papa, per esempio, è il sovrano assoluto dello Stato Pontificio.

Dove non ci sono poteri pubblici che organizzano la vita sociale, si ha l'anarchia (= mancanza di un potere sovraordinato).


Da noi, la sovranità appartiene al popolo, che però la esercita nelle forme e nei modi stabiliti dalla legge, prima su tutte dalla Costituzione.

In sostanza, pertanto, tutta la sovranità del popolo si concentra in un solo atto: il voto. Con esso soltanto, il "popolo" (e nemmeno tutto, ma solo quello votante) è chiamato ad esercitare questo unico potere che le leggi gli riconoscono.

E in quella scelta della composizione del Parlamento e delle Giunte varie (regionali, provinciali, comunali/municipali), il potere del popolo si esaurisce, in quanto ogni altra scelta organizzativa della vita comune sarà poi operata dai vari organi eletti, ciascuno nell'ambito di proprie competenze.


Tali scelte, tuttavia, già bilanciate da pesi e contrappesi costituiti dai reciproci controlli tra i vari organi costituzionali, non sono assolute, ma trovano un limite nei diritti inviolabili che la Costituzione stessa riconosce ai cittadini e a ogni individuo presente sul territorio e, se cittadini, anche all'estero, secondo convenzioni assunte coi vari Paesi del mondo.


Questa la teoria.

Tanto premesso, infatti, in attesa di contributi e commenti, espongo un personale pensiero.


Come si impara dal codice civile e da quello di procedura civile, i diritti sono davvero tali quando un giudice li riconosce sussistere e ne attribuisce a ciascuno di noi la titolarità: quando altri si impossessino della mia macchina, per esempio, io non posso andare e riprendermela, perché le leggi non mi consentono di farmi giustizia da me (esercizio arbitrario delle proprie ragioni); devo invece attivare la decisione di un "giudice", che, attraverso un "processo" caratterizzato da tante "norme di procedura", stabilirà chi in base alla "legge" è il "titolare" della macchina (diritto di proprietà). Così per qualunque altro diritto.


Ecco: io estendo questo concetto a tutta la sovranità popolare, sostenendo provocatoriamente che la sovranità  appartiene sempre più ai giudici, che sembrano essere sovraordinati al popolo stesso, essendosi dato loro il potere di controllare, oltre ai diritti dei singoli e delle comunità di cittadini, il funzionamento degli stessi organi costituzionali, anche se soltanto per decidere se è legale il modo stesso e il merito del funzionamento di tali e tanti organi dello Stato.

E questo, però, credo che la Costituzione non avrebbe voluto che accadesse.


Poi, ci sarebbe da dire della sovranità dell'Unione europea. Ma ...

 15/05/2019 07:54:01
FlavioBertamini

FlavioBertamini74089

Dead man walking

quarkuno, impeccabile. Complimenti!!

 15/05/2019 08:55:39
Tommy

Tommy29766

quarkuno, il tuo intervento è complesso e discutere ogni tua affermazione (di alcune non sono d'accordo) richiederebbe un tempo eccessivo.

 

Mi limito perciò ad un unico punto, scrivi:


"Come si impara dal codice civile e da quello di procedura civile, i diritti sono davvero tali quando un giudice li riconosce sussistere e ne attribuisce a ciascuno di noi la titolarità".


E poi:


"quando altri si impossessino della mia macchina, per esempio, io non posso andare e riprendermela, perché le leggi non mi consentono di farmi giustizia da me (esercizio arbitrario delle proprie ragioni); devo invece attivare la decisione di un "giudice", che, attraverso un "processo" caratterizzato da tante "norme di procedura", stabilirà chi in base alla "legge" è il "titolare" della macchina (diritto di proprietà). Così per qualunque altro diritto".


Analizzando i due paragrafi sì capisce facilmente la tendenziosità del tuo ragionamento:

 

infatti, se fosse il giudice ad attribuirti il diritto di proprietà, tu non avresti potuto dire "altri si impossessino della mia macchina", *perché la macchina non sarebbe ancora stata tua*.


 15/05/2019 18:50:54
FlavioBertamini

FlavioBertamini74089

Dead man walking

@Tommy, secondo me, gli esempi che porti, cioè le scelte, sono espressione semmai della libertà dell'individuo.

 15/05/2019 08:57:24
Tommy

Tommy29766

FlavioBertamini, le nostre azioni, le nostre scelte, non hanno un'unica dimensione.


Il nostro voto stesso, è espressione della nostra scelta politica (perché preferiamo un partito anziché un altro), è espressione della nostra libertà (in un regime dittatoriale non potremmo votare), è espressione della nostra sovranità (in quanto cittadini italiani), ecc.


Per quanto riguarda altri tipi di scelte ti faccio  un unico esempio: 


Se decido di leggere un certo giornale, lo faccio per informarmi (dimensioni informativa)


Ma do anche a quel giornale un piccolo potere politico che, se la scelta è condivisa da altri (qualche milione di persone), non può essere ignorato da un politico che voglia essere eletto (dimensione politica),


Inoltre con l'acquisto do un piccolo contributo in denaro al proprietario, anche in questo caso è importante il numero di acquirenti (dimensione economica), 


Ecc.


Prendere in considerazione soltanto una di queste dimensioni, significa non vedere le cose nella loro globalità. 


C'è un interessante metafora grafica che mi piace citare in questi casi

L'oggetto al centro dell'immagine (in realtà sono due ma questo importa poco), è un pezzo di legno opportunamente sagomato, che proietta 3 ombre diverse (GEB) a seconda della direzione in cui è accesa la luce.

(L'immagine si trova nella seconda di copertina di un famoso libro di Douglas Hofstadter,  "Gödel, Escher, Bach: un'eterna ghirlanda brillante", talvolta abbreviato in GEB).


 15/05/2019 18:20:08
FlavioBertamini

FlavioBertamini74089

Dead man walking

in risposta a ↑

Tommy, un paese può essere sovrano ma per vari motivi gli acquisti di beni possono essere sottoposti a razionamento: non solo in caso di guerra. Poco fa me ne parlava una signora rumena, che aveva memoria della vita quotidiana sotto il regime di Ceausescu. Viceversa, se pensi alla lotta pacifista di Gandhi con "la marcia del sale", e i vari boicottaggi dei dominatori inglesi, appare evidente che la libertà individuale è stata la premessa per raggiungere l'indipendenza e la sovranità.

 15/05/2019 18:37:55
FlavioBertamini

FlavioBertamini74089

Dead man walking

in risposta a ↑

Tommy, se "fare politica" significa votare ogni tanto per rinnovare le cariche politiche, nel massimo disinteresse di ciò che accade nel Paese, direi che la "polis" è già defunta, così come la democrazia ...

 15/05/2019 18:40:57
Tommy

Tommy29766

in risposta a ↑

FlavioBertamini, temo che tu abbia una cattiva informazione sulle condizioni di "libertà individuali" del popolo indiano durante la marcia del sale, infatti Gandhi fu arrestato prima di raggiungere il suo obiettivo.


Ma c'è di più. https://it.m.wikipedia.org/wiki/Marcia_del_sale


 15/05/2019 19:16:15
Tommy

Tommy29766

in risposta a ↑

FlavioBertamini, sul secondo intervento concordo.


Noi, discutendone, pur con visioni diverse, ma è proprio questo il sale della democrazia, facciamo il possibile per farla sopravvivere.


 15/05/2019 19:20:49
FlavioBertamini

FlavioBertamini74089

Dead man walking

in risposta a ↑

Tommy, si tratta di far chiarezza sui termini: noi pensiamo di essere liberi, e lo siamo giuridicamente, ma quanto siamo invece condizionati? Penserei alla libertà di Gandhi, come libertà spirituale e libero arbitrio ...

 15/05/2019 19:22:31
Tommy

Tommy29766

in risposta a ↑

FlavioBertamini, concordo.


La parola libertà è molto controversa e, purtroppo, spesso abusata.


Pensa al numero di leggi (migliaia) che la limitano in un paese "libero".


Tutte leggi legittime? (Tautologia)


 15/05/2019 19:38:19
FlavioBertamini

FlavioBertamini74089

Dead man walking

in risposta a ↑

Tommy, non in Italia. Però ricordo una sentenza di Cicerone: "Siamo sottoposti alle leggi, proprio per essere liberi"! Libertà non significa affatto assenza di leggi!

 15/05/2019 19:50:37
Tommy

Tommy29766

in risposta a ↑

FlavioBertamini, già, ma non basta sapere cosa *non significa* dovremmo sapere cosa significa.


E si torna alla tautologia: quando una legge è legittima?

 15/05/2019 20:32:20
FlavioBertamini

FlavioBertamini74089

Dead man walking

in risposta a ↑

Tommy, su questo dovresti prima di tutto consultare dei testi di diritto, e semmai aprire un altro post. Ma sono sempre e comunque criteri umani. In Italia dobbiamo tenere la destra, in Gran Bretagna è il contrario ... Ecc, ecc ... Una persona di buon senso si adegua alle "convenzioni" adottate.

 16/05/2019 04:56:24
quarkuno

quarkuno21441

Non ricordo di ricordarmi

Rispondendo a @Tommy  evidenzio che iI mio intervento è stato per necessità "complesso", dato che occorreva rimediare a troppe inesattezze contenute nel thread proposto. 

Ho soltanto riepilogato in qualche rigo un corso di diritto pubblico/costituzionale. E ho ritenuto di proporlo soltanto per evitare il rischio che idee scorrette forviassero chi leggeva il thread e portassero a posizioni poi difficili da raddrizzare.

Non sono quindi idee personali su cui essere o no d'accordo: sono nozioni elementari di diritto costituzionale di cui prendere atto, salvo errori da evidenziarmi.


Solo in coda ho introdotto, è vero, una riflessione provocatoria, una soltanto, la cui analisi richiede in effetti un minimo di tempo per approfondire i tanti aspetti che sottende.

Ma tu dici che sarebbe un tempo eccessivo: e allora perché hai proposto un simile argomento, se poi non hai tempo per affrontarne le implicazioni?

E in che termini, poi, sarebbe eccessivo, perché non ne hai, o perché la cosa non lo meriterebbe? 

Mica è chiaro questo concetto ...!


Mi limiterò quindi a farti osservare che nel mio ragionamento non ci sono "tendenziosità": cosa te lo fa dire?

Se leggi più lentamente, noterai che non ho mai sostenuto che il giudice "attribuisce" il diritto: ho detto invece che la sua è attività dichiarativa del diritto, non costitutiva di esso, ho precisato infatti che "il giudice stabilirà chi in base alla legge è titolare della macchina". 

Sei quindi in errore: ho precisato che il diritto è costituito dalla legge e che è la legge che attribuisce i diritti, non il giudice, il quale si limita a dichiarare a chi la legge quel diritto ha attribuito e a chi spetta avere diritto a possedere il bene, salvo che il possesso non prevalga invece su un diritto astratto, perento o mai nato (usucapione, per esempio). 


Ma è qui il fulcro del ragionamento provocatorio: se il diritto che la legge mi attribuisce non è valido di per sé, ma intanto vive in quanto è un giudice che dichiara che quel diritto mi appartiene, il rischio, che oggi constatiamo nella cronaca giornaliera, è allora che qualche giudice e con lui gran parte di vittime di simili ideologie, finiscano col credere contro legge che quel diritto mi appartiene non perché è mio, ma perchè è lui, col suo potere, ad affermarmelo, oppure che, anche se ce l'ho, non mi spetta perché è lui a negarmelo.

Vedi il caso del libro su Salvini a Torino e del sindaco calabrese alla Sapienza.


La nostra discussione si sposterebbe allora su quale sia o debba essere la fonte costitutiva del diritto: è la legge dello stato che li attribuisce o essi derivano dalla condizione stessa dell'uomo?

Come vedi, son cose molto complesse e analizzarle con un minimo di serietà richiederebbe tempi che un Quag più  organizzato su canzonette e vocabolari non consente.


Ah, un ultima cosa: che la libertà consista nell'obbedire alle leggi è un pensiero di Robespierre. Cicerone ha detto invece che per essere liberi bisogna obbedire alle leggi. Socrate, che accettò l'ingiusta condanna a morte, si era espresso con una sfumatura più tranchant: l'obbedienza alle leggi non è libertà, ma obbedienza, appunto, asservimento, perché è quello della legalità il bene supremo, e occorre obbedire alla legge anche quando essa sia ingiusta.

Oggi, al contrario, si sente dire della disobbedienza civile, ovvero il "diritto" di  disobbedire alla legge ingiusta: ma quando una legge è ingiusta? ed è ingiusta rispetto a cosa?


Infatti, Tommy, da dove ha origine il diritto? dalla legge, diremmo tutti.

Ma la legge è opera della maggioranza che governa legittimamente e non è detto che le maggioranze ci dànno leggi sempre e necessariamente giuste, anche quando siano formulate con le corrette procedure costituzionali.


Come vedi, sono argomenti complessi.

Meglio trattare argomenti leggeri su Quag, perché gli altri non sempre si possono esaurire in poche battute e richiedono, come tu stesso dici, tempi eccessivi.

 16/05/2019 03:37:33
Tommy

Tommy29766

quarkuno, anche in questo secondo intervento, tu tocchi argomenti che richiederebbero pagine e pagine di discussione.

E poiché io preferisco trattarne uno alla volta, mi dai modo di scegliere su quale argomentare.


Mi chiedi: "e allora perché hai proposto un simile argomento, se poi non hai tempo per affrontarne le implicazioni?"

Le ragioni per cui scrivo "quello che scrivo" sono molto complesse, è solo a spiegarle (anche a me stesso), richiederebbero la descrizione di una profondità autoanalisi.

Tranquillo, non lo farò, mi limito a dirti che "scrivo quello che scrivo" perché *esisto (almeno credo) e son fatto così*.


Non continuerò il discorso riguardante la coerenza del tuo primo intervento: io rimango della mia idea, tu della tua (a giudicare dal risposta), è un eventuale terzo lettore (così masochista da leggere tutto) potrà farsene una da quanto abbiamo scritto.


Non parlerò neppure della "libertà" (argomento interessante e troppo abusato), perché va bene ipotizzare un lettore masochista, ma credo che ci sia un limite anche nel godere soffrendo.


Mi interessa invece questa frase:

"Infatti, Tommy, da dove ha origine il diritto? dalla legge, diremmo tutti".


E qui ti sbagli, almeno uno ti darebbe una risposta diversa:

*Dall'immaginario collettivo*, risponderei io.


A volte gruppi (più o meno grandi) di persone riescono ad ottenere il potere politico militare e a fare leggi in contrasto con esso.

Ma dura poco, poi *l'immaginario collettivo*, come uno tsunami,  li sommerge e li spazza via.


Ma da dove ha origine *l'immaginario collettivo*?

Questa è una bella domanda.



 16/05/2019 06:03:34
PaoloVincenti

PaoloVincenti26186

Stratega del vuoto - SMM

in risposta a ↑

Tommy, l'immaginario collettivo è un mix di Cultura da una parte, e dall'altra di un coacervo di propaganda, slogan, immagini pubblicitarie, produzioni cinematografiche e  televisive, reinterpretazioni della storia, canzoni, discorsi ufficiali, culto della personalità, etc.

 16/05/2019 07:07:31
Tommy

Tommy29766

in risposta a ↑

PaoloVincenti, certo, *l'immaginario collettivo* è tutto quello che dici tu, e forse altro ancora.


Voglio solo precisare che al momento ciò che mi interessa è osservarlo, non giudicarlo.

L'osservazione è tanto più utile e accurata quanto meno è soggetta a pregiudizi.



 16/05/2019 07:54:56
PaoloVincenti

PaoloVincenti26186

Stratega del vuoto - SMM

in risposta a ↑

Tommy, infatti ho messo "etc."   

 16/05/2019 07:56:34

Il concetto di sovranità popolare di cui parla la costituzione di per sé è talmente ricco di riferimenti filosofici e storici che non è il caso di prenderlo con troppa disinvoltura. Se dovessi sintetizzarne brutalmente il senso direi che esso è essenzialmente il punto di intersezione storica di tre trend ideologici: secolarismo, stato nazione, suffragio universale.

Il processo di secolarizzazione ha giocato un ruolo decisivo nel sottrarre potere politico sia in senso spirituale (mandato divino) sia temporale (lo Stato Pontificio) alla classe sacerdotale e nel sostituire al diritto divino (in combinazione con il privilegio ereditario del monarca) un diritto basato sul consenso popolare (vedi teorie del contratto sociale (*)).

La formazione degli Stati Nazione offriva attraverso il concetto peculiare (ma sorvoliamo) di "nazione" un principio di legittimazione e riconoscimento geopolitico, potenzialmente reciproco, tra Stati nella determinazione delle rispettive aree di influenza e controllo politico-militare (in connubio con il principio dell’"autodeterminazione dei popoli") e di accentramento del potere nelle mani del governo centrale contro autonomie locali e forze centrifughe (e.g. quella dei signorotti locali); e allo stesso tempo, grazie alla romanticizzazione che ne è stata fatta nel corso del XIX secolo, di coesione sociale (agevolando integrazione economica e coscrizione obbligatoria).

Il suffragio universale serviva ad estendere il coinvolgimento politico a tutte le classi sociali, indipendentemente dal diritto di sangue (delle aristocrazie) o dal censo (delle timocrazie).

In seguito alle due guerre mondiali, guerra fredda, globalizzazione, europeismo, evoluzione economico-tecnologica lo stato nazione è stato messo profondamente in crisi. Tale crisi si manifesta in vari modi: disaffezione ideologica dovuta alle sue colpe storiche, ridimensionamento politico delle sue pretese, alterazione delle sue fondamenta attraverso il pluralismo culturale, menomazione delle sue funzioni (in direzione opposta rispetto un ideale autarchico a cui certo sovranismo aspira).

Tutto questo per dire che quando analizziamo il concetto di sovranità popolare dobbiamo tener conto di almeno tre termini della questione: il soggetto della sovranità (cosa si intende per popolo?), la sovranità (in quali forme viene attuato e/o rinnovato il consenso popolare?), l’apparato Statale che invoca per legittimarsi la sovranità popolare (attraverso quali obiettivi, organi e funzioni un apparato di governo centrale rende effettivo il consenso popolare?).


Detto questo, per venire incontro al tuo ragionamento, forse si potrebbe ipotizzare questo: quando si parla di "primato dell’economia sulla politica" (espressione non priva di retorica e a rischio di mistificazione) per dar credito all’idea che forze economiche infrastatali e, ancor più, sovrastatali manovrino le istituzioni pubbliche (politiche) che solo sovranità popolare dovrebbe legittimare attraverso quelle stesse istituzioni, questo forse non implica di per sé un venir meno della sovranità popolare qualora essa trovi il modo di esprimersi in scelte economiche che prevalgono sulle forze economiche infra/sovra-statali, e quindi facendo valere una versione "sovranista" del "primato dell’economia sulla politica". Il discorso andrebbe elaborato ulteriormente, ma ho finito le batterie.


(*) Il busillis della "sovranità popolare", in termini di filosofia politica, riguarda la fonte dell’autorità politica, in particolare l’emergenza dell’autorità politica sovraindividuale dal consenso individuale (da qui il ricorso a tutta una batteria di concetti tipo stato di natura e diritti naturali individuali, della indivisibilità e inalienabilità della volontà generale, etc.).

 16/05/2019 06:42:15 (modificato)
Tommy

Tommy29766

NegroDumas, 

complimenti per l'interessante analisi del concetto di sovranità.


Per quanto riguarda lo specifico di questo thread, faccio notare che non c'è una tesi di *priorità* dell'economia sulla politica, né l'idea che le forze economiche *manovrino* le istituzioni.


C'è piuttosto l'idea che ogni dimensione sociale dell'individuo è anche dimensione politica.


È la politica che, attraverso le leggi, dovrebbe *manovrare* (meglio regolamentare) i potentati sociali, siano essi di tipo economico, dell’informazione, religioso, o altro.


Se qualche volta avviene il contrario, ciò è dovuto alla forza del potentato in questione, o alla debolezza della politica.

Dovuti spesso a ragioni storiche.


Il mio tread tende a *prendere consapevolezza*, della rapporto fra l'azione sociale è quella politica.


Tenendo presente che l’azione sociale del singolo individuo (acquistare un prodotto, scegliere un giornale, andare a messa), pur di minor peso politico, è molto più frequente dell’andare a votare.


 17/05/2019 07:40:35
in risposta a ↑

Tommy, 

C'è piuttosto l'idea che ogni dimensione sociale dell'individuo è anche dimensione politica.

Simpatizzo con il tuo punto di vista che mi pare in linea con quanto ho scritto 10 giorni fa (*). Ma mi pareva utile aggiungere i chiarimenti fatti qualora tu voglia mettere in relazione questa tua idea generale con quella più specifica di "sovranità popolare" espressa dalla Costituzione.



(*)

[...] Il merito di una generazione non lo si misura da quanto uno ha sgobbato nella vita, bensì nelle opportunità che si riescono a creare, attraverso le scelte di risparmio, spesa e investimento, attraverso le conoscenze, le abitudini e le reti sociali che si riescono a mettere a disposizione delle nuove generazioni per agevolarne integrazione e sviluppo economico e politico, superando beceri favoritismi, esibizionismi, pigrizie, gelosie e invidie, e tenuto ovviamente conto dei limiti del proprio ruolo sociale. Questo vale a maggior ragione se lo Stato si mette a regalarti soldi perché nell’accettare quel regalo ti sei sobbarcato l’onere e il rischio di decidere tu cosa farci di questi soldi nell’interesse tuo e della società in cui vivi e vive chi dipende da te (se sei un genitore i tuoi figli e magari nipoti, se sei un imprenditore i tuoi dipendenti, clienti e fornitori, se sei un sindaco i tuoi funzionati e i tuoi cittadini, etc.). Ma questo vuol dire anche che il nostro destino politico non lo determiniamo solo quando dibattiamo su internet o al bar, e poi andiamo a votare, ma molto di più nel karma sociale che attiviamo con le nostre scelte e comportamenti quotidiani, condizionandoci reciprocamente. Purtroppo la scusa sacrosanta che "siccome ho sgobbato come sciuscia da quando avevo 10 anni , ora voglio godermi in santa pace la misera pensione a cocktail e prostitute" (magari negre), è inutile: infatti possiamo chiamarci fuori dal karma sociale quanto possiamo farlo dalle leggi della fisica.Ogni scelta personale ha un suo costo sociale. And social karma is a bitch.

(https://www.quag.com/it/thread/71079/quei-numeri-sbagliati-sui-migranti-irregolari/?page=3)

 17/05/2019 08:31:47
Tommy

Tommy29766

in risposta a ↑

NegroDumas, il tuo intervento è stato sicuramente utile.


C'è sempre da imparare a discutere con persone intelligenti e preparate.


Anzi sono convinto che si apprenda molto di più da una discussione, che da una lezione frontale di un esperto.


Il fatto è che tutte le menti adulte sono strutturate (bene o male), e difficilmente una struttura accetta per intero un pensiero complesso è articolato.


L'integrazione fra due menti strutturate può avvenire soltanto per piccole modifiche.

Pena il disorientamento (la perdita di identità) di uno dei due (colui che apprende di più, e che teoricamente ne avrebbe il maggior vantaggio).


Non è un caso se scrivo per micropensieri ben separati.


Il 99% (si fa per dire) di ciò che si dice o scrive viene perso, anzi spesso ostacola l'apprendimento del 1%.


Tutto ciò ha a che fare anche col populismo... ma non vorrei scrivere troppo   .




 17/05/2019 20:25:06

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