Tommy

Tommy27911

Un caso di democrazia

Uno Stato ha 100 milioni di abitanti.

40 milioni sono minorenni.

60 milioni hanno diritto di volto.


Dei 60 milioni che hanno diritto di voto

20 milioni hanno deciso di non votare,

40 milioni votano.


Dei 40 milioni di votanti,

10 milioni votano in base ad un interesse puramente economico (pensioni, lavoro, impresa, ecc.)

20 milioni votano in base ad un interesse misto, economico e ideologico.

10 milioni votano in base ad un interesse puramente ideologico (etico, politico, religioso, ecc ).


Questa situazione ha dato luogo a partiti di vario tipo,

alcuni privilegiano l'aspetto economico,

altri privilegiano l'aspetto ideologico.

Tutti i partiti tengono conto, con varie gradazioni, di entrambi gli aspetti.


Chi tiene conto degli interessi dei minorenni?


Chi tiene conto degli interessi dei non votanti?


 10/01/2019 05:58:18
utente anonimo
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31 commenti

Nessuno, in teoria.

Ma quale sarebbe il problema?

I minorenni non hanno alcuna responsabilità.

Ed i non votanti si defilano all'averne.


Nella pratica, la loro esistenza viene considerata eccome, nonostante non abbiano votato.

 10/01/2019 12:59:46
Tommy

Tommy27861

Sanguanel, non è detto che ci sia un problema.


La mia intenzione è di riflettere su pregi e difetti della democrazia.


Hai detto giustamente che "in teoria" nessuno pensa ai non votanti e ai minorenni.


In pratica ai minorenni ci pensano i genitori, il voto dei quali sarà influenzato anche dai problemi dei figli.


Gli interessi dei non votanti che appartengono a certe categorie (es. Pensionati), saranno tutelati dai votanti della stessa categoria.

Però quella categoria viene sottostimata numericamente in base al numero dei non votanti.



 10/01/2019 18:46:45
PaoloVincenti

PaoloVincenti22546

Stratega del vuoto - SMM

Non mi fermerei qui, c'è anche un ulteriore problema che coinvolge quei 60 milioni di votanti. Solo per una minuscola percentuale di essi il voto costituisce il culmine di uno sforzo molto più ampio, diretto a produrre dei cambiamenti attraverso la politica. Per tutti gli altri, il "dovere civico" (se lo vogliamo chiamare così) si esaurisce una volta infilata la scheda dentro l'urna. Dopo, possono sedersi per 4-5 anni e lasciare che la macchina della democrazia si faccia loro portavoce.


Detto in altri termini, le elezioni sono una delega dell'impegno democratico che prosciuga lo spirito civico dei cittadini. Le loro speranze e i loro sforzi si riversano in un singolo voto, che essi suppongono essere una leva primaria per produrre un cambiamento. È probabile che, se non fosse permesso loro di votare, la conseguenza paradossale sarebbe un desiderio molto più forte di influenzare il cambiamento in un modo più diretto.

 10/01/2019 13:56:24
Tommy

Tommy27861

PaoloVincenti, le tue osservazioni mi sembrano molto ragionevoli.


Mi chiedo se aumentando il numero delle occasioni di voto, si avrebbe un miglioramento o un peggioramento della democrazia.


Teniamo conto che il voto, producendo un cambiamento (in meglio o in peggio), produce anche instabilità.

 10/01/2019 18:59:43
pastrank

pastrank33626

Den som är satt i skuld är icke fri

in risposta a ↑

Tommy, a giudicare dagli effetti della passata inflazione referendaria, non tanto...

 11/01/2019 00:19:51
Tommy

Tommy27861

in risposta a ↑

pastrank, cosa intendi per "inflazione referendaria"?

A quali effetti ti riferisci?


 11/01/2019 06:59:55
PaoloVincenti

PaoloVincenti22546

Stratega del vuoto - SMM

in risposta a ↑

Tommy, votare più spesso equivale ad avere più democrazia? Credo che ciò valga solo per quei casi limitati in cui è davvero applicabile una forma di democrazia diretta. Gestire un organismo di dimensioni statali con un continuo ricorso al voto equivale nella pratica a paralizzarlo. Tra l'altro, un voto o un'elezione sono tanto più sottoposti a essere contestati quanto più cresce la dimensione del corpo elettorale. Se si vota a livello di villaggio e alla fine gli sconfitti sono 20, non succede niente: se si vota a livello nazionale e gli sconfitti sono 20 milioni, le cose sono assai diverse e ci si possono aspettare continue proteste di piazza. 


Come dicevo nel precedente commento, il voto è sicuramente importante, ma non va mitizzato come molti ultimamente cercano di fare, esaltando la miracolosa saggezza della folla (rietichettata come "popolo"). Lo spirito civico ha secondo me un'importanza molto maggiore del semplice voto, perché votare male è moralmente più grave che non votare affatto. Se attraverso il voto si assegna un potere significativo a qualcuno che poi eserciterà male le proprie responsabilità, potremo giustamente essere ritenuti moralmente responsabili dalle vittime delle cattive decisioni che saranno state adottate.


Votare è quindi importante, ma non quanto l'essere equi e benevoli nella vita di tutti i giorni. Se non si è convinti che il candidato che sentiamo più vicino e la sua politica possano davvero promuovere il bene comune (e non il proprio interesse personale), è meglio astenersi. Si può anche discutere sulla reale validità del voto strategico, che è molto diffuso: poiché l'efficacia del voto dipende da quello che voteranno gli altri, si sceglie spesso di votare per il candidato "meno peggiore" che abbia qualche chance, se il candidato "migliore" è fuori dai giochi. Ciò servirà forse a sconfiggere il candidato "peggiore", ma incoraggerà il compromesso per le elezioni future, il che non è auspicabile. È anche vero che quando "Peggiore" è davvero pessimo, è moralmente importante votare per "Migliore" per difendere il bene comune, non fosse altro che ponendo un argine a delle azioni sconsiderate.


 11/01/2019 08:36:00
pastrank

pastrank33626

Den som är satt i skuld är icke fri

in risposta a ↑

Tommy, ai tanti referendum proposti dai radicali, con la disaffezione al voto generata...

 11/01/2019 10:15:35
Tommy

Tommy27861

in risposta a ↑

pastrank, sì, hai ragione.


La stagione dei referendum radicali, da un certo momento in poi, fu controproducente.


 11/01/2019 20:56:46
Tommy

Tommy27861

in risposta a ↑

PaoloVincenti, il tuo ragionamento si fonda sul concetto di "bene comune".


Ma il bene comune non è lo stesso per tutti gli individui, ciascuno gli dà un significato diverso a seconda dei propri interessi, delle proprie conoscenze, e soprattutto a seconda della propria ideologia.


Il processo democratico serve proprio a dare un "significato comune" (forse è meglio dire maggioritario), al concetto di bene comune.


Decidere di non votare, è perciò una rinuncia a dare il proprio contributo alla formazione di tale significato.


 12/01/2019 06:51:52
PaoloVincenti

PaoloVincenti22546

Stratega del vuoto - SMM

in risposta a ↑

Tommy, la democrazia, così come la rivoluzione, comincia a casa propria: il voto serve a ben poco se rimane l'unica forma di espressione dello spirito civico che il cittadino è disposto a fornire. Meglio una persona che non vota quasi mai, ma si fa quotidianamente il mazzo per migliorare la società che gli sta intorno, piuttosto che uno che vota sempre ma non muove mai un dito in questo senso.

Il bene comune è l'insieme delle condizioni che permettono a una persona di raggiungere meglio e più facilmente la propria realizzazione. Per perseguirlo, sono necessarie un certo numero di condizioni sociali (libertà, solidarietà, principio di sussidiarietà, preoccupazione per il futuro delle generazioni seguenti, etc.) che non sono prerogativa di qualsiasi ideologia. Se il processo democratico serve a dare il potere a quelle forze politiche che rinnegano, limitano o ostacolano la realizzazione di tali condizioni essenziali, viene palesemente meno a uno dei suoi compiti fondamentali. In tale situazione, diventa ancor più irrinunciabile l'organizzazione di forme di contropotere locale, di solidarietà di base, di resistenza alla centralizzazione, di destituzione delle istituzioni.

 13/01/2019 14:55:01
Tommy

Tommy27861

in risposta a ↑

PaoloVincenti, non c'è antinomia (che io sappia) fra l'andare a votare è l'impegno sociale.

Anzi, secondo me, andare a votare fa parte degli impegni sociali possibili.


Naturalmente è auspicabile che ci siano anche altri tipi di impegno (secondo le capacità e le attitudine di ciascuno), ma io non li vedo in contrapposizione col voto.


Sono completamente d'accordo, invece, con la seconda parte del tuo discorso, a cominciare da:


"Il bene comune è l'insieme delle condizioni che permettono a una persona di raggiungere meglio e più facilmente la propria realizzazione. ..."


 13/01/2019 19:31:55
EwaMaria

EwaMaria121761

Hiraeth.

Nessuno tiene conto degli interessi dei minorenni, chi non ha il potere economica, come appunto i bambini, non conta nulla. Questo spiega il perché  le scuole servono agli insegnanti, i sindacati, ma non ai ragazzi. 

I ragazzi italiani sono molto penalizzati da questo punto di vista, come se non bastasse, ogni tre per due si alza uno e dice che i ragazzi sono poco intelligenti, disinteressati allo studio, svogliati, apatici etc ... con la scuola in questo stato è già tanto che la frequentano.

Spiega anche il crescente numero degli abusi negli asili, da parte delle educatrici. 


I pochi pedagogisti illuminati, pochi psicologi esperti nella psicologi infantile, non possono sopperire all'ignoranza dei ministri che decidono le politiche per l'infanzia, per i ragazzi in età scolare. 




 10/01/2019 15:44:01
Tommy

Tommy27861

EwaMaria, in effetti gli interessi dei minorenni sono poco tutelati nel nostro Paese.


Concordo anche sul giudizio poco lusinghiero riguardo alla scuola italiana.


C'è modo, a tuo parere, di aumentare il peso politico dei minorenni?


 10/01/2019 19:05:24
EwaMaria

EwaMaria121761

Hiraeth.

in risposta a ↑

Tommy, gli unici che potrebbero fare qualcosa per i minorenni , sono gli insegnanti, ma visto quello ho scritto prima, non vedo molte speranze. 

 11/01/2019 16:09:34
Tommy

Tommy27861

in risposta a ↑

EwaMaria, Io credo che la migliore speranza sia una presa di coscienza della popolazione sull'importanza della scuola.


Purtroppo scuola ha tempi lunghi, e la tendenza dei nostri giorni è pensare a breve.

 11/01/2019 21:03:03
Robbins

Robbins57941

Solitary black hole

I genitori tengono conto dei ninorenni.

Per i Jon votanti visto che non si sono espressi qualsiasi cosa gli va bene .

 10/01/2019 19:07:02
Tommy

Tommy27861

Robbins, così sembrerebbe anche a me.


Tuttavia ho notato che molte persone non votano per protesta.

Perché non gli va bene niente.


È un comportamento apparentemente assurdo.

 10/01/2019 19:17:55
Robbins

Robbins57941

Solitary black hole

in risposta a ↑

Tommy, allora si beccano ciò che arriva

 10/01/2019 19:19:11
RobertoMontanari

RobertoMontanari93764

Naufrago

Il modello andrebbe portato a fondo, perchè quei 40 milioni che votano, definiscono dei loro rappresentanti, che però poi, per decidere, devono essere in maggioranza.

I risultati li vediamo bene: sono necessari contratti, compromessi, con il risultato che molti di quei 40 milioni non si sentono più tutelati nei loro interessi.

Quindi ?

Facile ..

La soluzione ce la da chiaramente la nostra costituzione: nessun vincolo di mandato.

Chi viene eletto non deve lavorare per favorire il proprio elettore, ma nell'interesse di tutta la nazione.

Minorenni e non votanti compresi

 10/01/2019 19:37:57
Tommy

Tommy27861

RobertoMontanari, mi chiedo se ci sia un solo modo di intendere "l'interesse di tutta la nazione".


Uno scapolo impenitente o un padre di famiglia, pur eletti nello stesso schieramento politico, avranno la stessa idea di ciò che si intende per "interesse di tutta la nazione"?



 10/01/2019 20:14:45
RobertoMontanari

RobertoMontanari93764

Naufrago

in risposta a ↑

Tommy, è questo il bello della democrazia delegata: chi elegge non deve saper governare.

Non deve sapere qual'è il bene della nazione: saranno quelli che vengono eletti che devono capirlo.

E non è per nulla un mestiere facile

Conviene la TAV, oppure no ?

Conviene trivellare, oppure no ?

Domande di questo tipo non sono per nulla facili, e non si può pretendere che l'elettore abbia fatto tutte le analisi necessarie per dare la risposta corretta

Deve essere chiaro che non c'è un "bene" assoluto per la nazione, un bene "oggettivo"; neppure misurandolo con dei KPI, perchè in quel "bene" c'è anche lo "star bene": sentirsi protetti, adeguati, ascoltati, che sono tutte emozioni.

Ed è qui che si vedono gli statisti, persone di cui ci si fida "di pelle", perché sanno soprenderci con iniziative coraggiose, azzeccate, a cui gli elettori neppure pensavano.

Nulla a che fare con la matematica della rappresentanza...

 10/01/2019 20:25:28
Tommy

Tommy27861

in risposta a ↑

RobertoMontanari, è vero.


Speriamo che in Italia nasca qualche statista in più   .

 10/01/2019 20:30:37
RobertoMontanari

RobertoMontanari93764

Naufrago

in risposta a ↑

Tommy, speriamo che sia nato qualche decennio fa, perché francamente è adesso che ce ne sarebbe bisogno, e in fretta    

 10/01/2019 20:32:39

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