Fiducia in sé stessi: un dilemma...

Fiducia in sé stessi: un dilemma...

Scriveva Oscar Wilde: "Amare se stessi è l'inizio di una storia d'amore lunga tutta una vita." E io aggiungo: "tanto vale cominciare il più presto possibile."


Come si può definire la "fiducia in sé stessi"
Non si tratta di qualcosa dato dal conto in banca, dalla quantità di amici, dalla bellezza fisica ecc. Invece, è innanzi tutto uno stato mentale fondato sulla percezione di sé stessi.


Si potrebbe definire la "fiducia in sé stessi" anche come la consapevolezza che nella propria vita non manchi nulla di sostanzialmente importante, a prescindere dalle condizioni relazionali, economiche o di altro genere. E che se qualcosa mancasse, si disponesse comunque delle capacità per ottenerla, al netto di ogni ostacolo. Anzi, gli ostacoli vengono visti come delle sfide, degli stimoli a dare il meglio di sé (andando di conseguenza a nutrire ancora di più quella fiducia), piuttosto che come dei problemi.


Il dilemma è questo: per essere felici, sentirsi amati o avere successo occorre prima di tutto avere fiducia in sé stessi. Questo è un elemento essenziale, senza il quale difficilmente si può perseguire obiettivi importanti (intendo importanti per sé). Tuttavia, il più delle volte, per avere fiducia in sé stessi occorre essere felici, sentirsi amati o avere successo.

Un circolo virtuoso o, al contrario, vizioso.


Quale può essere la soluzione del dilemma?


A mio parere la soluzione non consiste tanto nel auto-convincerci che non ci manchi nulla, illudendoci che si possieda già tutto ciò che si potrebbe desiderare, anche se così non fosse. Perché poi le batoste della vita prima o poi arrivano, e quell'impalcatura di pensiero crolla all'istante. La soluzione sta nel sentirsi a proprio agio anche di fronte alle nostre mancanze, vere o potenziali.

Chi ha fiducia in sé stesso/a nel lavoro lo è perché non ha problemi nell'affrontare un fallimento; chi ha fiducia in sé stesso/a nella propria vita sociale lo è perché non ha problemi nell'affrontare un rifiuto; chi ha fiducia in sé stesso/a nelle relazioni e in amore lo è perché non ha problemi nell'affrontare la possibilità di "farsi male".


Oppure, niente di tutto questo è vero e si tratta in realtà di una capacità innata?



 04/12/2018 21:20:01
utente anonimo
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35 commenti

Non ho idea da dove salti fuori questa associazione : Fiducia in me stesso =non mi manca nulla.

Ho sempre saputo che l'associazione giusta è : Fiducia in me stesso = affronterò qualunque cosa.

Anche l'associazione : Fiducia in me stesso = essere felice, sentirsi amati o avere successo...non è che mi convinca molto.

 05/12/2018 07:27:30

mah... mi sembrano pippe mentali.  Molto semplicemente la vita è una serie di problemi piccoli e grandi, o li affronti o soccombi. 

 05/12/2018 07:39:04
abc12345

abc1234554836

Probitas

Non c’è nessun dilemma; si tratta di autostima che è molto importante perchè fa da motore a tutte le nostre azioni. È la predisposizione indispensabile per sentirsi capaci di affrontare la vita a testa alta e di reagire con padronanza alle varie situazioni che ci troviamo a vivere ogni giorno. Vien da sè che non è un dono di natura; deve essere coltivata e bisogna guadagnarsela.


Non occorre essere psicologi per sapere che molte persone di scarsa autostima compensano ostentando presunzione e arroganza, autentici meccanismi di compensazione. Non ci arrivo e quindi ecco che si tende ad esagerare e millantare capacità che non abbiamo. Spesso siamo governati più dall’impulso che dalla ragione, dal conformismo più che da comportamenti scelti per convinzioni personali.


Dobbiamo quindi verificare spesso i nostri valori e gli obiettivi che ci prefissiamo; su cosa fondo le mie opinioni o il mio agire? Presa di coscienza quindi, solo se ci soffermiamo una volta al giorno a riflettere sul nostro comportamento. Si finirà per mettere nei nostri comportamenti la consapevolezza che richiedono o finiremmo amaramente per constatare: “Ma che stupido...non ci avevo pensato...” con tutti i sensi di colpa che ne conseguono.


Noi abbiamo dentro un software che ci condiziona lungo la vita; ed è quel “programma” che la famiglia e la scuola hanno inserito nella nostra mente e quando nella vita operiamo, peschiamo da quel software per impostare le nostre scelte. L’ambiente in cui cresciamo ci fornisce le coordinate per la “navigazione” successiva. Possiamo paragonare l’autostima ad un granaio con accumulato il raccolto della stagione: frumento, granoturco e così via; quando arriva l’inverno e quindi il freddo, se ho nel granaio scorte a sufficienza, lo supero con tutte le sue intemperie o se no barcollo e alla fine crollo.


Se uno cresce quindi con delle figure genitoriali che lo hanno prima protetto e poi guidato assieme agli educatori nell’età scolare, acquista piano piano quella sicurezza, quella fiducia in se stesso, quell’autostima che sarà poi il pilastro della vita successiva. Si cresce quindi, consapevoli di essere individui “preziosi”, perché amati vuoi in famiglia che nella scuola. Ecco perché dalle massime autorità della Chiesa, si insiste molto sul ruolo fondamentale della famiglia.


Chi invece non ha avuto quella fortuna, vive sempre sulla difensiva, sempre pieno di paure per averle sperimentate e vissute da piccolo, convinto quindi di “valere poco”; ha paura delle responsabilità perché si sente inadatto o non preparato e infatti spesso è così. Nelle migliori delle ipotesi, segue il conformismo imperante nell’odierna società, incapace di scelte valoriali autonome; nelle peggiori, rende alla società, pan per focaccia, con comportamenti devianti, fuori dalla norma.


Ecco l’incapacità di adattamento o la difficoltà di integrazione con il prossimo e di conseguenza una scarsa opinione o di fiducia in se stessi ed ecco farsi avanti la paura che condiziona tutta la nostra vita.

 05/12/2018 08:26:52
renny61

renny617013

sognatore a vita

abc12345, bellissima analisi..........mi riconosco molto negli ultimi 3 paragrafi sull'importanza delle figure genitoriali e della famiglia nel ruolo di educatore ed accompagnatore per  aiutare l'individuo a fortificarlo. fino a renderlo autonomo.........

 06/12/2018 20:51:19
Antares_5

Antares_525196

Guerriera dal veleno Arcobaleno

Beh, tanto per prendere come riferimento la tua immagine, è sbagliato sentirsi più di quanto si è. Non è fiducia, è illusione. 

La fiducia in se stessi, è prima di tutto accettarsi per ciò che si è, e imparare ad utilizzare al meglio le proprie risorse. 

 05/12/2018 08:37:54
Michelle-Doc

Michelle-Doc63911

Sensibile,determinata,riservata e controcorrente.

Quale può essere la soluzione del dilemma?

Tanta forza, e altrettanta consapevolezza.

Bisogna trovare il nostro equilibrio interiore,e se non lo abbiamo ancora trovato,dobbiamo cercarlo perché è tutto li.

Bisogna imparare ad amare per prima noi stessi, se vogliamo che gli altri ci amino,ma questo amore deve essere "salutare" deve essere "consapevole" che abbiamo bisogno di amare gli altri per sentirci "vivi".

E che il narcisismo è solo un brutto demone da allontanare da noi il più in fretta possibile!

Non dobbiamo avere paura ad amare perché è inevitabile la sofferenza, soffriamo tutti, feriamo a nostra volta e veniamo feriti inevitabilmente.

Se ci barrichiamo dentro la nostra corazza, non facciamo altro che farci del male,perché soffochiamo la nostra natura, ma allo stesso tempo dobbiamo usare il buon senso nelle nostre scelte.

 05/12/2018 17:44:10
FlavioBertamini

FlavioBertamini55994

Dead man walking

Michelle-Doc, esiste, almeno secondo E. Fromm, pure un narcisismo sano: non chi è un gattino e si vede nel riflesso come una tigre, ovviamente....

 09/12/2018 10:12:15
Michelle-Doc

Michelle-Doc63911

Sensibile,determinata,riservata e controcorrente.

in risposta a ↑

FlavioBertamini, si su questo non ci sono dubbi. Un sano egoismo ci vuole   

 09/12/2018 10:28:54

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