Ivan-Lorenzoni

Ivan-Lorenzoni761

Dinamico, curioso, positivo, progettuale.

Nuova generazione rinunciataria, impaurita o solo prudente?

Nella mia attività di consulenza (ma anche nella mia attività quotidiana alla ricerca di nuove opportunità di produrre reddito), noto sempre di più che la mia generazione (gli -anta, per intenderci) ha molta più propensione ad intraprendere nuove iniziative, a rischiare la comodità conquistata a fronte di un futuro più agiato, a considerare nuovi percorsi per ottenere possibili nuovi risultati. Al contrario, i venti-trentenni, mi propongono spessissimo un atteggiamento estremamente prudente, talvolta scettico, spesso dubbioso, qualche volta impaurito. Ovvio che ci siano, in entrambi gli "schieramenti", delle eccezioni ma la mia percezione è assai chiara, in questo senso. Secondo Voi è solo una coincidenza dovuta all'inconsistenza del "campione testato" (una ventina di soggetti), è il risultato delle diverse condizioni socio-economiche esistenti nella formazione della mentalità imprenditoriale (noi nel finto boom economico, loro nella perdurante incertezza del domani lavorativo) o è un fattore culturale (noi, figli del mito del "fare, ad ogni costo", loro figli del terrore del fallire)? Grazie del Vostro contributo, soprattutto se non limitato al singolo caso personale.

 06/05/2016 05:45:26
utente anonimo
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35 commenti
ffede

ffede49321

ipotizzo:

..forse per una fisiologica consapevolezza acquisita con l'esperienza?

..forse perché l'invecchiamento fa decrescere la prudenza?

 06/05/2016 06:09:57
Ivan-Lorenzoni

Ivan-Lorenzoni761

Dinamico, curioso, positivo, progettuale.

ffede, in teoria, per quello che ci hanno dimostrato i nostri "vecchi", non dovrebbe essere il contrario? Una volta non valevano i binomi maturità-criterio e giuventù-irruenza?

 06/05/2016 06:16:36
ffede

ffede49321

in risposta a ↑

Ivan-Lorenzoni, per mia esperienza personale, (non intendo assolutamente generalizzare), mi sembra di avere acquisito più consapevolezza su cosa voglio fare e più coraggio nell'intraprendere nuove strade proprio con gli "anta". Complice probabilmente il clima di crisi che ha sbaragliato ogni presunta certezza acquisita e mi ha costretto a rimettermi in gioco.

 06/05/2016 06:22:33
Ivan-Lorenzoni

Ivan-Lorenzoni761

Dinamico, curioso, positivo, progettuale.

in risposta a ↑

ffede, concordo e condivido pienamente con questo atteggiamento del "possibile", con la ricerca di soluzioni, con la curiosità di individuare "alternative". E proprio per questo, ripropongo il quesito: questi atteggiamenti non dovrebbero essere più propri, più naturali, più spontanei nei giovani?

 06/05/2016 06:26:09
ffede

ffede49321

in risposta a ↑

Ivan-Lorenzoni, non saprei. Personalmente ho avuto bisogno di tempo per chiarirmi le idee..

a trent'anni ho seguito le strade che mi capitavano, per iniziare intanto a lavorare..

se non hai qualcuno che ti dà qualche input mirato da fuori, credo che si faccia un po' così..

ahimè non appartengo a quel genere di persone che sanno da subito cosa fare nella vita..

 06/05/2016 06:34:02

Ma secondo me è sbagliato generalizzare così, penso che sia un discorso che andrebbe contestualizzato sul singolo individuo, ognuno è diverso e ha mentalità diverse. CI sono tantissimi imprenditori della vecchia scuola che hanno una paura fottuta a cambiare la propria visione dell'imprenditoria e dei mercati, si tengono stretti il proprio orticello, preferiscono restare nella propria zona-comfort (spesso anche se questo comporta cose negative). Poi ci sono tantissimi altri imprenditori, sempre della vecchia scuola, che hanno però una mentalità un pochino più imprenditoriale e manageriale, una diversa forma mentis, e capiscono che se non innovano, resteranno fottuti, e si danno una mossa, sono più aperti ai cambienti.

Poi ci sono tantissimi nuovi imprenditori giovani, che hanno paura a fare i grandi passi, che sono impauriti, immobili, insicuri, e non fanno nulla.
Ma poi ci sono anche tantissimi nuovi imprenditori giovani, che hanno una mentalità un pochino più imprenditoriale e manageriale, una diversa forma mentis, e capiscono che ad oggi, per sfondare, bisogna innovare, e questi sono secondo me i veri imprenditori del futuro.

Quindi? Quindi secondo me và preso caso e caso perchè il paragone vecchie generazioni vs nuove generazione lascia il tempo che trova, è solo una questione di mentalità imprenditoriale.

 06/05/2016 11:58:00
Ivan-Lorenzoni

Ivan-Lorenzoni761

Dinamico, curioso, positivo, progettuale.

Jacopo91, ok che non si può generalizzare, e che ciascun caso ha la sua valenza, ma così ogni discorso "per grandi linee" perde di sostanza.

Dici che ci son vechci imprenditori che ora non rischiano nulla per non perdere le posizioni acquisite. Vero. Ma quando hanno fondato la loro azienda, di certo qualche rischio lo hanno corso. Essere imprenditori implica dei rischi a prescindere. I motivi per cui oggi non rischiano più è da valutare, ma resta certo che a suo tempo dei rischi li hanno corsi.

Resta di fondo la mia considerazione circa la "ridotta propensione al rischio delle nuove generazioni" e non voglio che venga letta come una critica, ma solo come una constatazione su cui chiedevo, col post, un parere agli altri Quaggers.

 06/05/2016 12:55:06
in risposta a ↑

Ivan-Lorenzoni, i rischi li corre qualunque imprenditore, fà parte del rischio d'impresa che ti assumi e quello c'è sempre, la differenza stà nell'intelligenza di dosarlo e gestirlo a dovere, molti imprenditori per esempio non hanno mai pensato a un piano di crescita aziendale, non hanno mai voluto far crescere la propria attività (cosa che può sembra un'ossimoro ma per tante realtà è così) per paura di non saper gestire il cambiamento, per paura di non essere all'altezza di gestire qualcosa di più grande. Altri invece diventano imprenditori proprio per avviare un'attività e farla crescere. Chiaro che, in periodo di crisi, quando si deve fare qualcosa, non si tende più a pensarla solo 1 o 2 volte, ma si pensa anche 10 volte prma di fare quacosa, meno sicurezze hai, meno rischi vuoi correre, ma è normale, la differenza come ripeto è nel saper come gestire il rischio.


Resta di fondo la mia considerazione circa la "ridotta propensione al rischio delle nuove generazioni" e non voglio che venga letta come una critica, ma solo come una constatazione su cui chiedevo, col post, un parere agli altri Quaggers.

La mia risposta l'ho data, ci sono tante realtà che hanno propensione al rischio (basta vedere tantissime start-up di successo) mentre altri hanno persino paura a partire perchè insicuri.

Dicendo che le nuove generazioni hanno una ridotta propensione al rischio significherebbe non guardare alle tantissime startup di cui molte di queste stanno rivoluzionando economie e mercati.

 06/05/2016 13:38:48
Anna

Anna48735

Web Specialist

Ciao Ivan, qualche anno un fa un signore che non conoscevo di circa 70 anni ha fatto un discorso molto duro, in pubblico, che mi ha sconvolta per qualche giorno. Sosteneva, in maniera molto più dura rispetto a te, che i ragazzi di oggi non sono in grado di rischiare e di mettersi in gioco e sono disposti a passar sopra a molti principi pur di non mettere in discussione quel poco che hanno acquisito. 

Guardo le persone attorno a me e devo concordare sul fatto che i trentenni non hanno propensione al rischio e io sono tra questi. Il pensiero ricorrente è questo: ho già pochissimo, se perdo anche questo che fine faccio? Cosa mi resta?

 06/05/2016 12:13:10

Anna, a parte ciò che ha detto il signore che è molto opinabile, vorrei solo rispondere all'ultima tua frase: Ma non dovrebbe essere il contrario? Più cose hai, più hai da perdere. Meno cose hai, meno hai da perdere. Io la vedo così.

E poi, a parte tutto, nel momento in cui uno diventa imprenditore di sè stesso si assume il famoso rischio d'impresa, stà all'imprenditore come dosarlo e gestirlo al meglio.

 06/05/2016 12:19:26
Anna

Anna48735

Web Specialist

in risposta a ↑

Jacopo91, quel signore mi ha fatto arrabbiare come pochi, ma dopo un paio di giorni ho lasciato il lavoro e lo devo a lui. Ho capito il discorso che fai, ma per me non è stato così. 

 06/05/2016 12:23:36
in risposta a ↑

Anna, ora sei tu che fai arrabbiare me   nessuno deve niente alle parole di nessuno figuriamoci di una persona che non si conosce.

Non è mia intenzione giudicare sia chiaro, però mi dispiace che ti sei fatta scoraggiare per così poco, perchè chiunque lavori per sè stesso dovrebbe seguire le proprie ambizioni e i propri obiettivi senza farsi influenzare negativamente da nessuno,  ricordiamoci che parte dei problemi che ci sono oggi per noi, sono conseguenza anche di parecchie cose fatte dalle generazioni precedenti la nostra, e siamo noi che ora gli paghiamo la pensione, teniamolo a mente (e se consideriamo che molti 70enni di ora sono andati in pensione anche a 40/50 anni, c'è da riflettere parecchio). E a proposito del rischio, continuerò a ripetere come un mantra che: Chi non risica non rosica. Memento audere semper. La fortuna aiuta gli audaci. Eccetera eccetera   

 06/05/2016 12:35:10
Anna

Anna48735

Web Specialist

in risposta a ↑

Jacopo91, in realtà presi la decisione giusta, mi stavo accontentando di troppo poco e stavo accettando davvero troppi compromessi. Oh nulla di illegale eh, ma sono felice della decisione presa.

 06/05/2016 12:48:58

Io sono della generazione fine anni 80, ho rischiato e ci sono riuscito, mi si sono aperte porte che mai avrei immaginato.

 06/05/2016 19:15:11
Davide_VulgarHurricane85

Davide_VulgarHurricane8511186

Commesso libraio

Osservandomi intorno e guardando anche dentro me stesso, Ivan, debbo dire che considero il fenomeno da te riscontrato piuttosto realistico e significativo.

Sul perché esista un tale divario tra la concezione e gli atteggiamenti della tua e la nostra generazione, poi, si potrebbero fare alcune ipotesi interessanti: ad esempio, se confronto la mia condizione con quella di mio padre e dei miei zii, non posso fare a meno di notare che ai loro tempi essi avevano materialmente poco (provengo da una famiglia non certo ricca ma che comunque, grazie alla sua intensa attività lavorativa, ha saputo ritagliarsi nel tempo un certo benessere e non farmi mancare nulla dell'essenziale), ma guardavano al futuro con speranza. Se il loro presente non era privo di difficoltà, rinunce e sacrifici, comunque sia potevano guardare in avanti con un certo ottimismo, forti della convinzione di riuscire un giorno, grazie ai loro sforzi, a raggiungere determinati obiettivi personali e professionali.
Oggi la situazione mi sembra paradossalmente opposta: da un punto di vista materiale, la mia generazione sta messa tutto sommato abbastanza bene (grazie appunto a quanto costruito dalla precedente). Ciò che manca tuttavia è la fiducia nel futuro. Il quale, a ben vedere, non appare più come una terra promessa rischiarata dal sole, bensì come una nube oscura all'orizzonte, densa di sinistri presagi. Il risultato è che molti giovani come me hanno la paura di perdere quello che si ha attualmente a disposizione, e non si intravedono più le possibilità di costruire qualcosa di solido e resistente negli anni a venire. Ecco perché si tende a vivere più che altro nel presente, arrivando a volte a "scialacquare" fortune per acquisti di poca sostanza: se vediamo scemare, giorno dopo giorno, la possibilità di godere di una futura pensione, di una professionalità in crescita, di un paese stabile, come si può avere fiducia nel sistema in cui si vive?
La precarietà dilaga, nella mente e nel cuore della persona prima ancora che nell'ambiente socio-economico circostante. E secondo me quello che tu noti è una delle conseguenze di questo grave fenomeno...

 06/05/2016 20:50:13
Ivan-Lorenzoni

Ivan-Lorenzoni761

Dinamico, curioso, positivo, progettuale.

Davide_VulgarHurricane85, bellissima riflessione, che mi offre parecchi spunti di riflessione. Ora è tardi. Domani mi riprometto di approfondire. Grazie e buonanotte

 06/05/2016 21:12:55
Davide_VulgarHurricane85

Davide_VulgarHurricane8511186

Commesso libraio

in risposta a ↑

Ivan-Lorenzoni Grazie a te per lo spunto di discussione! Ci sentiamo, anzi leggiamo, appena possibile :)

 06/05/2016 21:24:02

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