Aurolla91

Aurolla91121

Telefilm addicted

Se doveste scegliere una citazione tratta da un libro che vi identificasse, quale scegliereste?

Buondì!

La domanda è chiara, e forse è già stata posta.

In questo caso, vi domando scusa in anticipo.

Sono curiosa di sapere quale citazione può rappresentarvi, almeno in parte, anche se racchiudere una persona in una frase è difficile.

La mia è stata pronunciata da Nietzsche, dal libro Aurora.

"Quanto più ci innalziamo, tanto più piccoli sembriamo a quelli che non possono volare."

 18/03/2016 10:41:04
utente anonimo
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32 commenti
Harry_Vandenpost

Harry_Vandenpost209301

Distributore di pillole rosse.

A quel tempo avevo solo ventiquattro anni. La mia vita era già allora tetra, disordinata e solitaria fino alla selvatichezza. Non frequentavo nessuno ed evitavo perfino di parlare, e mi rintanavo sempre più nel mio cantuccio. Al lavoro, nella cancelleria,cercavo perfino di non badare a nessuno, e non solo mi accorgevo benissimo che i miei colleghi mi consideravano un originale, ma avevo sempre l'impressione che mi guardassero con un certo disgusto. Mi accadeva di pensare: perché a nessuno, tranne che a me, sembra d'esser guardato con disgusto? Uno dei nostri impiegati di cancelleria aveva un viso ripugnante e butteratissimo, addirittura quasi banditesco. Io credo che, con una faccia così indecente, non avrei avuto neanche il coraggio di alzare gli occhi su qualcuno. Un altro aveva un'uniforme così consunta che vicino a lui si sentiva già cattivo odore.

Eppure nessuno di quei signori si sentiva imbarazzato - né per l'abito, né per la faccia, e tantomeno per qualche considerazione morale. Né l'uno né l'altro s'immaginavano d'esser guardati con disgusto; e se anche l'avessero immaginato, se ne sarebbero infischiati, purché non fossero stati i superiori a giudicare.

Ora mi è perfettamente chiaro che anch'io,essendo illimitatamente vanitoso, e quindi anche esigente verso me stesso, mi guardavo spessissimo con un furibondo malcontento che giungeva fino al disgusto, e perciò, mentalmente, attribuivo a chiunque quel mio sguardo. Io, per esempio, odiavo la mia faccia, la trovavo ripugnante, e sospettavo perfino che avesse un'espressione vile, e perciò ogni volta, presentandomi al lavoro, cercavo tormentosamente di assumere un'aria il più possibile indipendente, perché non mi sospettassero di viltà, e di esprimere col viso quanta più nobiltà potevo. "Che il viso sia pure brutto", pensavo, "ma in compenso che sia nobile, espressivo e, soprattutto, estremamente intelligente". Ma sapevo anche, con una certezza che mi martirizzava, che la mia faccia non avrebbe mai potuto esprimere tutte quelle perfezioni. Ma la cosa più terribile è che la trovavo positivamente insulsa. Mentre mi sarei del tutto accontentato dell'intelligenza. Al punto che avrei addirittura acconsentito all'espressione vile, purché nel contempo avessero trovato il mio viso

terribilmente intelligente.

S'intende che odiavo tutti gli impiegati della nostra cancelleria, dal primo all'ultimo, e li disprezzavo tutti, ma nello stesso tempo in qualche modo li temevo. Capitava che a un tratto li giudicassi perfino superiori a me. La cosa mi succedeva di colpo, allora: ora li odiavo, ora li giudicavo superiori a me. Un uomo evoluto e perbene non può essere vanitoso senza essere illimitatamente esigente verso se stesso e senza disprezzarsi in certi momenti fino all'odio. Ma, sia che li disprezzassi, sia che li giudicassi superiori a me,dinanzi a quasi tutti quelli che incontravo abbassavo gli occhi. Facevo perfino degli esperimenti: avrei sostenuto almeno lo sguardo del tale su di me? E sempre lo abbassavo per primo. Ciò mi tormentava fino a mandarmi in bestia. Inoltre avevo un morboso timore di essere ridicolo e perciò ero servilmente conformista in tutto ciò che riguardava l'esteriorità; con amore seguivo il binario comune e con tutta l'anima aborrivo qualsiasi eccentricità. Ma come potevo resistere? Ero morbosamente evoluto, come appunto dev'essere evoluto l'uomo del nostro tempo. Mentre tutti loro erano ottusi e simili l'uno all'altro come pecore in un gregge. Forse a me solo , in tutta la cancelleria, sembrava costantemente di essere un codardo e uno schiavo; mi sembrava proprio perché ero evoluto. Ma non solo mi sembrava, bensì era davvero così nella realtà: ero un codardo e uno schiavo. Lo dico senza alcun imbarazzo. Ogni uomo perbene del nostro tempo è e dev'essere un codardo e uno schiavo. Questa è la sua condizione normale.


(F. Dostoevskij, Memorie dal sottosuolo).

 18/03/2016 14:32:16 (modificato)

Harry_Vandenpost, splendido romanzo!

 25/03/2016 19:58:52

La citazione della mia via è una frase di Marcello Marchesi...grandissimo umorista...frase che gli suonò tremendamente beffarda data la sua fine:

"L'importante è che la morte ci colga vivi" 

 18/03/2016 14:36:43

"questa è l'ombra di un uomo o l'uomo di un'ombra?" il fu Mattia Pascal, Pirandello.

 18/03/2016 14:43:56

"Con furore mi grattai il mento riaprendo la solita ferita e cercai di fermare il sangue, ma dovetti cambiare ciò nonostante il colletto pulito appena messo, e non capivo assolutamente perchè lo facessi, dato che non avevo la minima voglia di andare a quella cena. Ma una parte di Harry riprese a fare il commediante, a dire che il professore era un tipo simpatico, ad augurarsi un po' di complimenti e di chiacchiere in compagnia, e ricordò la bella moglie del professore, considerò assai incoraggiante l'idea di passar la sera con ospiti così gentili e mi aiutò ad appiccicare un cerotto sul mento, a vestirmi, ad annodare una cravatta decente, e con dolcezza mi distolse dal pensiero di assecondare il mio desiderio e di rimanere a casa. Nello stesso tempo pensavo: 'Ecco, come io mi vesto ed esco e vado a trovare il professore e scambio con lui cortesie più o meno finte, in fondo senza volerlo, così fanno e vivono e agiscono per lo più gli uomini ogni giorno e ogni ora, per forza e senza volere, e fanno visite, tengono conversazioni, siedono negli uffici, sempre per forza, macchinalmente, contro la loro volontà, e tutto ciò lo potrebbero fare altrettante macchine o si potrebbe benissimo farne a meno; e tale meccanismo eternamente in moto è quello che impedisce a loro, come a me, di far la critica della propria vita, di riconoscere e sentire la propria stoltezza e superficialità, la propria orrida ambiguità, la propria tristezza e solitudine senza speranza.' "

Hermann Hesse, Il Lupo della Steppa

 18/03/2016 15:01:14

"SE COMPRENDERE E' IMPOSSIBILE, CONOSCERE E' NECESSARIO"

(Primo Levi).

----------------------------------------

Ma concedetemi un extra:


"[...] Tutto il resto passerà, anche la scena di teatro di questo mondo, dove spesso ci agitiamo per recitare delle parti, più che per essere veramente noi stessi".

(dagli scritti di Madre Speranza di  Gesù).

 18/03/2016 15:45:25

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