La metrica, nella poesia, ha ancora importanza?

Siamo tutti un po' poeti, e non è raro trovare brevi componimenti poetici sulla bacheca di un social network, sulla pagina di un blog, sul block notes di un collega in pausa. 

Una cosa che però mi colpisce è che queste poesie contemporanee, per quanto a volte siano davvero toccanti, per quanto usino figure retoriche raffinate, non sembrano prestare alcuna attenzione alla metrica. 

E' vero, l'emozione è meglio di qualsiasi forma... tuttavia l'uso di un tipo di verso invece che di un altro (non so un endecasillabo invece di un settenario) di una certa forma costruttiva (ottava, sonetto, terzina...) la presenza di rime e la loro tipologia... sono elementi caratterizzanti, scelti in modo sapiente e consapevole, aggiungono qualcosa rispetto al significato delle singole parole.

E invece si leggono poesie senza neppure una rima, o con tre versi tutti di lunghezza diversa... che ne pensate?  

 17/03/2016 15:18:11
utente anonimo
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34 commenti

Io scrivo poesie seguendo la tecnica del flusso della coscienza. Essendo poesie emotive o emozionali, non potrei ragionarci sopra da un punto di vista tecnico. Tuttavia, essendo per mia natura, molto musicale, le mie poesie hanno spesso un loro ritmo una loro musicalità, che definirei inconsce. In poesia odio la rima, mi piacciono le assonanze, sulle sillabe me ne frego, tranne x gli hayku. 

 17/03/2016 15:22:27
Ludina

Ludina12596

Il problema è quando escono fuori dalle bacheche dei social network e dai blocchetti per appunti e vengono pubblicate e mandate in stampa, riempiendo pagine e pagine di volumi che poi non si capisce da chi dovrebbero essere acquistati, se non dagli stessi autori e dai loro nonni e prozii.

L'assenza di uno studio metrico o la sua semplice indifferente omissione rende la composizione di poesie un'attività apparentemente più democratica e facile da portare a termine con dei frutti congeniali all'autore. Se si introducesse il concetto di metrica in queste prove di arte poetica molti leverebbero l'ancora, convinti di non riuscire a raggiungere l'"intensità emotiva" che vorrebbero, con versi obbligati a rientrare in un "rigido" schema metrico, a starsene compostamente in rima o a ridursi rispettosamente in un certo numero di sillabe.

Finché rimangono sfoghi creativi privati, ognuno può scrivere come vuole.

In ogni caso dagli esempi che hai fatto si direbbe che tu stia parlando di persone comuni che si cimentano a scrivere occasionalmente, non di esponenti della poesia contemporanea, giusto?

 17/03/2016 16:40:59 (modificato)

Ludina, 

La poesia è visionaria emozione. Se non mi emozioni, puoi essere tecnicamente perfetto, non sei un poeta. Shakespeare rivoluziono la metrica introducendonil blank verse e vivvaddio!! Ha aperto un mondo nuovo. Langston Hughes inventò la jazz poetry, anche lui sfidando rigide regole. Poi ognuno libero di fare come crede, tanto con la poesia non si è mai arricchito nessuno, però concordo che ci sia tanta robaccia in giro, ma questo è risaputo in ogni campo.

 17/03/2016 17:09:29
Ludina

Ludina12596

in risposta a ↑

emyluna, 

La poesia è un'arte e non è detto che l'arte debba trasmettere emozioni in maniera diretta e priva di filtri, senza sublimarle, nè che debba trasmettere esclusivamente emozioni.

Un bambino che strilla ci può trasmettere un'emozione di rabbia o di angoscia diretta e non mediata da altri mezzi, ma una poesia che in un verso decide di descrivere quel bambino adotta un linguaggio che non è puramente emotivo, né per forza vuole suscitare solo emozioni. Magari vuole farci riflettere sui motivi che hanno scatenato quel pianto o vuole usare quel bambino solo come una metafora di un problema più grande, per esempio il dolore come condizione che caratterizza l'uomo sin dall'infanzia, oppure come un'allegoria, per esempio per indicare la nascita di un nuovo Stato.

Dire che la poesia è emozione è ingiusto e riduttivo ed è un pretesto perché tutti possano mettersi a farla perché "le emozioni le proviamo tutti" e "chi se ne frega della tecnica se tanto è tutto emozione".

Le sensazioni che ci suscita un testo poetico costituiscono solo un primitivo piano di lettura e inoltre l'efficacia anche esclusivamente emotiva della poesia è possibile solo grazie ad un'accurata preparazione tecnica della stessa, che sia la ricerca di immagini, di figure retoriche, di combinazioni di parole.

Dietro le poesie di Shakespeare c'è uno studio tecnico e intellettuale che non è per tutti.

Inoltre esistono generi differenti dalla poesia lirica, (che per elezione è quella deputata a comunicare stati d'animo o esistenziali), per esempio l'epica, in cui il primo obiettivo è narrare le gesta di eroi della mitologia e conservare la memoria delle origini di un popolo, per esempio l'Iliade e l'Odissea. Sì che piangiamo insieme ad Achille quando muore Patroclo, sì che ci disperiamo insieme a Didone quando Enea la abbandona per seguire il suo destino(e quel pezzo è un picco di commozione straziante), ma la poesia qui non è portavoce solo di semplici emozioni, ma anche dei valori che rappresentavano una società.

Tempo fa su "Internazionale" un giornalista pubblicò un articolo col quale contestava il crescente snobismo di alcuni insegnanti di scuola verso l'analisi testuale del brano poetico, a favore di un soggettivismo per cui ognuno può trattare la poesia come vuole. Ne copioincollo un estratto:


In una delle prime scene il protagonista, forse ve lo ricorderete, il professor Keating (Robin Williams), alla sua lezione d’esordio, legge con tono impostato dal libro di letteratura: (...).

Il professor Keating poi commenta: “Escrementi! Ecco cosa penso delle teorie di J. Evans Prichard. Non stiamo parlando di tubi, stiamo parlando di poesia, ma si può giudicare la poesia facendo la hit parade? Gagliardo Byron, è solo al quinto posto, ma è poco ballabile”.

Nel1997 uscì invece il film di Paolo Virzì, Ovosodo, che è la storia dell’ultimo anno di liceo di un gruppo di ragazzi di Livorno. La scena finale è l’orale dell’esame di maturità del protagonista, Piero (interpretato da Edoardo Gabriellini).

Gli viene chiesto: “A proposito dell’opera di D’Annunzio, Giacomo Debenedetti parla di una sorta di meccanicismo deduttivo, ci vuole per cortesia commentare questo giudizio, alla luce dell’analisi da voi svolta durante l’anno su decadentismo e superomismo?”.

E Piero incespica, si arrampica sugli specchi: “Alla luce dell’analisi svolta in classe sul decadentismo e il superomismo, si può dire che quando Giacomo Debenedetti parla… di quella cosa che ha detto lei… io sono abbastanza d’accordo…”.

“Prendiamo atto che non ama neanche D’Annunzio…”.

“Con rispetto parlando mi sembra proprio il peggio di tutti”.

“Ricapitoliamo: Carducci sarebbe trombone, Pascoli stucchevole, Manzoni paternalista. Ci parli lei di un autore che merita il suo apprezzamento”.
“Quest’anno ho letto tante bellissime cose, Ian McEwan, Benni, Pennac, i fumetti di Andrea Pazienza, che secondo me hanno una loro dignità letteraria. Poi quel fantastico libro di Chatwin sulle vie dei canti, e la biografia di Nelson Mandela, quell’uomo ha avuto una vita incredibile, ma… conoscete vero? Eh? Lo conoscete? No, non lo conoscete?”.

Parto da queste due scene, ma potrei citarne anche altre (l’esame di Notte prima degli esami, per esempio, le ripetizioni di Scialla), per provare a capire quali effetti ha portato liquidare la teoria della letteratura, l’analisi testuale, la critica culturale in generale per lo studio delle materie umanistiche nella scuola italiana.

Quei ventenni che come me negli anni novanta facevano l’esame di maturità oggi magari sono diventati insegnanti.

Uno di questi è certamente Cesare Catà, docente al liceo di scienze umane di Fermo, che ha pubblicato sulla sua pagina Facebook un elenco stravagante di “compiti per le vacanze”, che è stato ripreso da molti giornali, ed è diventato, come si dice in questi casi, virale. (...)

Cesare Catà ha come modello il professor Keating – lo dichiara lui stesso sul suo profilo Facebook e nelle interviste – e probabilmente si sarebbe sentito fiero di incarnare quel modello di docente, anche quando per esempio, nel seguito della scena che abbiamo citato prima, invita a strappare la pagina del libro. Gli studenti obbediscono, e – zoom sul libro – stracciano il saggio intitolato Understanding poetry (Comprendere la poesia).

È una delle scene più violente e antieducative che io abbia mai visto, e che per anni invece è passata come un inno alla libertà.

Jonathan Evans Pritchard è un nome fittizio, ma è invece un testo esistente, un saggio che ha evidentemente ispirato gli sceneggiatori dell’Attimo fuggente. Fu scritto da Cleanth Brooks e Robert Penn Warren ed è stato un testo seminale del new criticism, uno dei movimenti più importanti di critica letteraria del novecento.

Quando feci la maturità avevo visto più volte L’attimo fuggente (era diventato un film culto già allora per professori e studenti), ma non avevo mai sentito parlare di new criticism. Liquidarlo con una battuta di un film non mi servì a nulla.

Per fortuna però la scuola italiana aveva allora e ancora ha al centro della sua didattica l’analisi testuale; e lo studio delle discipline umanistiche – la storia, la filosofia, la storia dell’arte – si basa su diverse forme di ermeneutica. Interpretazione dell’immagine, interpretazione dei dati, interpretazione dei termini specifici, metodo scientifico.

Ogni volta che oggi assisto a un esame di maturità, mi rendo conto di quanto sia importante quest’impianto metodologico, che educa al pensiero critico a partire dalla capacità di interpretare testi e altri oggetti culturali, di leggere testi complessi. E che è il fondamento della scuola italiana, nonostante i professori Keating e i loro emuli.

Dall’altra parte però la moda della semplificazione a tutti i costi, del soggettivismo, è diventata la patologia non riconosciuta della scuola, che finisce per contagiare molti aspetti della didattica e s’insinua sempre più spesso nello svolgimento degli esami di maturità.

http://www.internazionale.it/opinione/christian-raimo/2015/06/23/scuola-insegnanti-esami

 17/03/2016 17:47:40 (modificato)
in risposta a ↑

Ludina, 

Ti ringrazio per la risposta, ma non c'è la faccio a leggere tutto. In realtà,  senza offesa, non mi interessa. Voglio dire, avrai anche ragione, ma davvero non mi interessa. Odio la critica. Io leggo e se provo emozioni per me quella è arte. Se per te non lo è pace, avrai ragione anche tu. Per fortuna esistono opinioni diverse. Io scrivo come mi pare e leggo ciò che mi pare. Se un autore ha vinto il Nobel per la letteratura, ma a me non piace, non lo leggo. La tecnica, ti dirò, appiattisce tutto. Se segui le regole, e finisci per scrivere come tanti altri. Vedi molti scrittoruncoli di oggi. Riesci a distinguerli? Non hanno stile personale, solo tecnica, e spesso nemmeno la loro, quella della editor. Ma sono certa che no  sarai d accordo, ma ti ripeto, non importa. Rispetto la tua opinione, spero che tu rispetti la mia. Pace e bene.

 17/03/2016 19:33:23
Ludina

Ludina12596

in risposta a ↑

emyluna, 

Prima di tutto, grazie del mancato interesse per la mia risposta. Anch'io avrei potuto risponderle "Non mi interessa la sua opinione" dopo che lei ha commentato il mio post, ma siamo su un social fatto appunto per scambiare opinioni.

Sicuramente esistono opinioni diverse, ma i criteri di giudizio per valutare un'opera possono essere oggettivi. Certo non si può dire che Manzoni scrive male o Leopardi è un cane, nonostante non tutto quello che scrivono susciti "emozioni".

La critica che dice di odiare serve anche a far apprezzare il talento e spiegare perché alcuni poeti sono grandi.

Poi lei è libera di avvicinarsi all'arte come desidera e di viverla come vuole, ma dire che l'arte sia pura emozione non ne dà un'idea completa.

Io non ho detto che la tecnica è l'unica cosa che conta e che se la lettura di un testo poetico suscita in me delle emozioni, allora lo rinnego.

Ho detto solo che definire l'arte come pura emozione è semplicistico, anche perché la possibilità di emozionarsi attraverso un testo è soggettiva e varia in base alla nostra capacità di comprenderne il linguaggio. Ci sono persone che si annoiano da morire a leggere le poesie o i romanzi, dunque adottando il loro metro di giudizio una pagina di Dante o un sonetto di Petrarca non è arte, giusto? Non li emoziona, dunque sarebbe spazzatura!

 17/03/2016 20:23:50
in risposta a ↑

Ludina, 

Ok.

 17/03/2016 20:36:40

Io sono per la poesia "visionaria" dove la metrica diventa solo una gabbia per le espressioni anche spaziali che ha avuto la scrittura ed anche la poesia ( ricordate Magritte o il futurismo?) Penso anche che nell'ermetismo per esempio, la metrica sia assolutamente ininfluente perche', per me, la poesia non è sterile esercizio stilistico da Accademia della Crusca (che poi approverebbe termini come   p e t a l o s o!!!)

 17/03/2016 17:05:03

scusate vorrei aggiungere una cosa: prima di poter essere liberi dalla metrica occorre studiare e dimostrare di conoscerla la metrica e le regole grammaticali tutte... sarebbe come dire che suono senza conoscere la musica o dipingo senza conoscere le tecniche pittoriche...La liberta' si conquista non è un punto di partenza....;-)

 17/03/2016 17:10:11
Ludina

Ludina12596

in risposta a ↑

ToreraCamomilla, 

Esattamente... C'è differenza tra rompere con le regole e creare un nuovo modo di concepire l'arte e fregarsene delle regole perché non si capisce neanche come funzionano.

 17/03/2016 20:41:10

Perché esistono persone che vedono il mondo in bianco e nero e, invidiosi, tentano di imporre la loro scarna e sfortunata visione, a coloro che nuotano negli arcobaleni?

 17/03/2016 21:23:10

emyluna, spero tu non ti riferisca a me... la mia era solo una domanda, pura e neutra...

 17/03/2016 21:25:06
in risposta a ↑

Tigerman_jr, 

Assolutamente no!!!!! Come hai potuto pensarlo?   

era rivolto a chi sopra per rispondermi ha scomodato pagine di critica letteraria...io sono una minimalista della parola...


per rispondere invece al tuo post, senza usare paroloni altisonanti e vuoti, ma con poesie, perchè eè di questo che si parla,  ti metto una poesia in metrica discutibile, ovvero semi-assente, ma di grande impatto emotivo, ti posto uno dei maggiori poeti afro-americani, inventore della jazz poetry, Langstone Hughes:

Merry-go-round


Where is the Jim Crow section

On this merry-go-round,

Mister, cause I want to ride?

Down South where I come from

White and colored

Can't sit side by side.

Down South on the train

There's a Jim Crow car.

On the bus we're put in the back—

But there ain't no back

To a merry-go-round!

Where's the horse

For a kid that's black?


Questa poesia mi ha emozionato molto più delle varie donzellette che vengono dalla campagna o di pedofili che imaginano l'inferno e il paradiso per redimersi ( scherzo, ovvio...è sarcasmo...). 

ovvio che se ci riferiamo a cosette scritte per scrivere, va bene, non so pensieri personali, un lasciarsi andare alla parola, ok, non è poesia, ma la metrica non è un obbligo. Viene naturale. Insomma, io la chiamo musicalità. 

Questa è il mio cavallo di battaglia scritta in dieci minuti, senza correzione. Quando la leggo in pubblico, è un delirio...   la recito schioccando le dita in 4/4. imitando la pioggia battente:


2 DICEM 6 BRE


Piove fuori

Grigiore di noia

Sul letto le parole

scivolano tra le lenzuola

Nello specchio

Mi rispecchio

E nella penombra,

tratti sfumati di

una solitudine fisica.


Nel grigiore del giorno

chiudo gli occhi

e ti vedo

quello sguardo di sempre

che mi avvolse e travolse

imprigionandomi

in una condanna

di velluto grigio.


Fuori piove

la tua ossessiva

onnipresente assenza

La tua espressione grigia

Il mistero dei tuoi pensieri.


Piove fuori

Potesse lavarmi

Dal tuo ricordo la pioggia

Invece ritorni

Come le goccioline insistenti

per inumidirmi la mente

E abbandonarmi nella sete

Forse ti diverte

Forse lo sai.


Forse noi siamo ancora lì

in quell'intervallo di tempo

quando a settembre ci incontrammo

Siamo ancora lì abbracciati

come un istantanea... grigia.


Forse tu lo sai

Io di certo lo so

E ti attendo lì

ogni volta che lo vorrai

quando la sentirai

quando la capirai:


La mia pioggia nella tua.



 18/03/2016 06:06:37 (modificato)

emyluna, non capisco che problemi ci siano...se tu ritieni di essere una poetessa (pero' è brutto autocelebrarsi tale. lascia che sia una giuria , la gente a sentirti così) cosa  t'importa di chi vede la vita in bianco e nero....E poi chi ti dice che sia invidia .mah una cosa è certa per fare poesia bisogna  ESSERE poeti.. aldila' della metrica  e del bianco e nero (viva la liberta' dei colori e non colori!!!).... Comunque sia, ci tengo a scriverti anche se l'invito è rivolto a tutti : non fate riferimenti generici se avete qualcosa da ridire su qualcuno fate i nomi, mi sembra civile e un buon inizio di rispetto verso gli altri.

 18/03/2016 08:24:53
in risposta a ↑

ToreraCamomilla, 

Ho partecipato a concorsi e vinto del premi. Ho fatto parte della LIPS, non mi autocelebro. Sono convinta che tu abbia problemi ormonali che ne la critica ne la poesia ne la metrica possono risolvere. In altre parole sei acida. Tu saprai perché. 





 18/03/2016 13:32:30
in risposta a ↑

emyluna, una vera "Poetessa", non c'è che dire ahahahahahahha

Il fatto che tu sia offensiva perchè poco avvezza a discorsi sintetici e che leggi come acidi, rivela tristemente la  persona infantile e superficiale che sei. Io non mi permetto di offenderti ne di rispondere alla tua cafonaggine, ma ti invito ad applicare quei parametri di educazione che sicuramente ti avranno impartito e che per te, evidentemente, sono tracce fumose della tua infanzia.. Per quanto riguarda i problemi ormonali che a tuo  parere dovrei avere io: renditi conto di quello che scrivi a chi non conosci, e quando lo farai , chiediti scusa per la figura barbina che hai fatto.

 18/03/2016 16:38:57
in risposta a ↑

ToreraCamomilla, tu sei solo una povera scema. Accetta l idea. Sei una fallita, che scrive su un sociale solo x offendere e poi si lamenta di essere stata offesa, con il nick idiota che tu sei messa, ma vergognati, vai su fb. I parametri di educazione li uso con chi se li merita, tu meriti ben altro. 

 18/03/2016 17:46:05
in risposta a ↑

Complimenti stai dando un  grande lustro a Quag. Per il resto che dire...nulla.

 18/03/2016 18:34:36

Senza nulla togliere alla critica letteraria, all'analisi del testo, allo studio della metrica, penso che la grande poesia oggi possa esprimersi senza le rigidità richieste un tempo. D'altronde la 'canzone libera' di Leopardi già era una dimostrazione che si poteva innovare e con grandissimi risultati. Poi se pensiamo ai grandi poeti stranieri, non sono ugualmente grandi anche in traduzione, quando necessariamente si perde l'eventuale struttura metrica esistente? Tanti grandi del Novecento non hanno usato la metrica e ci hanno lasciato opere mirabili. Ciò non significa che non si possano coniugare vera poesia e metrica, ma bisogna distinguere: versificare e poetare son due cose diverse.

Giambattista Marino fu un maestro di versificazione, ma molto raramente un grande poeta. Ungaretti  ha usato una sua metrica, ed è 'immenso'.

 18/03/2016 09:31:36

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