Anubi

Anubi54288

義, Gi 勇, Yu 仁, Jin 礼, Rei 誠, Makoto

Quello che accade davvero nei mercati

Tre fasi : Speculazione, Attesa dell' intervento pubblico per mettere in sicurezza il sistema, ricerca delle "pepite". Questo articolo è pazzesco, l' intervista al trader lascia intravedere un mondo marcio di commistioni e di personaggi che hanno la morale e il senso etico di un blocco di arenaria. Mi piacerebbe leggere l' opinione di chi si interessa o lavora davvero nel campo dell' economia/finanza, come @GCusmano , @Giovanni , @alaki etc.




 08/02/2016 18:47:43
utente anonimo
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39 commenti

Etica e morale in economia (e in finanza sopratutto) non ci hanno mai abitato.

E' l'apoteosi del capitalismo ormai allo sfascio, più mostrano i denti e le armi più significa che hanno paura.Sono in pochi e comandano sulla vita di tutti, spetta a noi fare la nostra parte a cominciare da domani, anche se sembra impossibile qualcosa la si può fare: per esempio premiare i produttori etici, finanziarli con metodi innovativi e non gestibili dal pubblico  (per ora); andare in "trincea" iniziando a boicottare le multinazionali ad avere una vita etica e rispettosa di tutti. Non sono parole retoriche è azione vera è guerra

 08/02/2016 19:04:55
Anubi

Anubi54288

義, Gi 勇, Yu 仁, Jin 礼, Rei 誠, Makoto

magnulli, Non capisco cosa c'entrino le multinazionali con Goldman Sachs, Merrill Lynch, JP Morgan etc etc, che tra l' altro ogni hanno battono quaisiasi record di profittabilità precedente, non mi sembra abbiano paura, tutt' altro, ogni giorno conquistano una banca, una grossa azienda (di quelle che tu vuoi abbattere), uno stato . Tantomeno capisco il nesso con i "produttori etici". Io sto parlando di scelte politiche (vedi la bad bank renziana o il bailin europeo) disegnate apposta per favorire queste entità, sto parlando della deregulation dei mercati messa in campo da Clinton che ha aperto  le porte a questo genere di operazioni, sto parlando della politica economica di chi abbiamo il potere di scegliere durante le elezioni.


http://content.time.com/time/specials/packages/article/0,28804,1877351_1877350_1877322,00.html


 09/02/2016 08:15:36
ilmiozio

ilmiozio197596

Estremista di destra e di sinistra

Abbiamo (noi persone comuni) in mano il mezzo per far saltare il banco e mandare in rovina la finanza criminale: Ritirare tutti i risparmi dalle banche, il sistema collasserebbe senza speranza.

Non abbiamo altri sistemi.


 09/02/2016 11:56:13
Anubi

Anubi54288

義, Gi 勇, Yu 仁, Jin 礼, Rei 誠, Makoto

ilmiozio, Invece sbagli. Abbiamo il voto, possiamo scegliere chi è contro questo genere di politiche, contro chi le sta perpetrando impunemente (vedi questo governo), contro chi vende fumo e nel frattempo ci sta affossando.

 09/02/2016 12:01:10
TeQuila

TeQuila31091

Non sono una femmina

in risposta a ↑

Anubi, attualmente, secondo te, quale partito è contro questo genere di politiche?

 09/02/2016 17:29:47
Anubi

Anubi54288

義, Gi 勇, Yu 仁, Jin 礼, Rei 誠, Makoto

in risposta a ↑

TeQuila, Tutta l' opposiozione. Ognuna con angolazioni diverse e ognuna miope come una talpa.

 09/02/2016 17:39:08
TeQuila

TeQuila31091

Non sono una femmina

in risposta a ↑

Anubi, non si possono votare tutti. Se proprio ora dovresti votare, chi sceglieresti?

 09/02/2016 17:41:12
Anubi

Anubi54288

義, Gi 勇, Yu 仁, Jin 礼, Rei 誠, Makoto

in risposta a ↑

TeQuila, Il punto non è chi votare (che è una cosa privata e come tale me la tengo per me) ma con che occhi si guarda quello che sta accadendo. So chi non voterei mai, accontentati di questo: Chi è artefice di questo disastro, ovveo qualsiasi partito della coalizione di governo.

 09/02/2016 17:48:21
in risposta a ↑

Anubi, questa situazione non si può risolvere con le elezioni nel nostro piccolo cortile ( anche se da qualche parte bisogna pure cominciare ): la finanza e le multinazionali che governano il mondo, operano su scala globale.

Occorrerebbe cambiare le regole dei mercati, ma nessuno lo vuole fare per via delle lobbies, e anzi tutte le ultime normative ( MIFID compresa che è stata presentata come strumento a difesa dei risparmiatori ) vanno in direzione contraria.

Ha ragione @magnulli.....quello che possiamo fare, al momento, è fare attenzione alle nostre abitudini di acquisto/consumo/risparmio.

 12/02/2016 15:14:24
Andrea_Riccio

Andrea_Riccio645

Faccio marketing ma non sono ricambiato

in risposta a ↑

zappivan, sempre più convinto che il nostro voto non avvenga dentro le urne ma nel carrello della spesa. Compriamo prodotti delle aziende di cui condividiamo la filosofia, e contribuiremo alla loro e nostra prosperità. E' un "voto" molto più efficace, valoriale e, paradossalmente, più democratico

 16/02/2016 23:29:24
Anubi

Anubi54288

義, Gi 勇, Yu 仁, Jin 礼, Rei 誠, Makoto

in risposta a ↑

Andrea_Riccio, Mah, sono abbastanza perplesso.... tra la prosperità di una azienda eticamente corretta e i conti a posto della sanità nella mia regione scelgo la seconda tutta la vita. Ora risponderai: Si ma sulla prima scelta abbiamo controllo, sulla seconda no.


Mica vero,  su questo post si discute di come le nostre scelte individuali possono impattare le scelte politico/amministrative, cìdi sotto c'e' una disamina abbastanza articolata.


In ogni caso, le cose si cambiamo anche come hai suggerito tu.


Ciao!

 17/02/2016 10:57:06
GCusmano

GCusmano7605

Unknowledge manager, knowledge man


Caro Anubi, ciao, spero tu stia bene.

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Il tentativo di una risposta organica ed esaustiva ai problemi sollevati nella tua domanda non sarebbe in sintonia con l’epoca che stiamo vivendo e, alla fine, risulterebbe indecidibile e irritante, poiché, inevitabilmente, dovrebbe contenere una parte prospettica relativa a scelte collettive future, senza le quali non è immaginabile nessuna soluzione.

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La possibilità di fare ipotesi sul futuro, per quanto complicato possa essere tale esercizio, è ciò che ci manca.

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Per cercare di non essere troppo astratto e indecifrabile, provo, allora, a semplificare la questione andando a vedere quello che c’è nella testa dell’ipotetico trader protagonista dell’intervista da te riportata.

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Non ti parlerò dunque di massimi sistemi, di meccanismi automatici del mercato, della distribuzione della ricchezza, di bolle finanziarie, di un capitalismo nomade e privo di un indirizzo fisico fisso ma, piuttosto, del collega che di mestiere “deve fare soldi” e che si trova quotidianamente a prendere piccole o grandi decisioni (con le loro belle implicazioni etiche e morali), scoprendo che in fondo assomiglia molto a tutti noi.

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Proverò a descrivere i suoi pensieri: non tanto le idee sulle quali ragiona ma con le quali ragiona.

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E anticipando la “chiave di volta” del mio modesto intervento, seguirò l’acuta osservazione di Ulrick Beck: il modo in cui il mio “collega” vive, lavora e decide, è la sua (la nostra) ‘soluzione biografica a contraddizioni sistemiche’.

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Come è arrivato a dare questo tipo di risposta che, per quanto impossibile (non risolverà mai le contraddizioni sistemiche), è l’unica scelta che può fare?

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Diciamo subito che essa non è il frutto (avvelenato) di ideologie, teorie, fedi, grandi ragionamenti o sistemi di pensiero, ma è semplicemente il portato delle sue (nostre) esperienze più banali e quotidiane.

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Il mio collega sa di essere mediamente intelligente (c’è qualcuno più intelligente di lui ma anche qualcuno meno intelligente di lui) e di fare, per lo più, scelte che definirebbe a ragione razionali (non si considera un fuori di testa, tiene famiglia).

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Ora, il suo ambiente lavorativo, ogni santo giorno, gli manda messaggi molto chiari e ripetitivi: egli è tenuto quotidianamente a dimostrare la propria utilità, sapendo che é sostituibile in qualunque momento.

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L’azienda è conscia che il vecchio e complicato sistema di Direzione, Controllo e Gestione è un modello d’impresa perdente, inadeguato a reggere il ritmo di cambiamento richiesto.

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Occorre mettere in campo una batteria continua e multidimensionale di progetti sempre più affastellati e numerosi, con scadenze sempre più brevi, per definizione, migliori di quelli passati.

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E’ una ruota vertiginosa ma che assicura pro tempore (finché continua a girare a ritmi crescenti) quelle garanzie di occupazione e di carriera (se non la stessa sopravvivenza della società e del collega) che una volta erano acquisite per un lungo periodo, se non per sempre.

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I meriti del passato non contano, conta il risultato del momento.

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In cambio, egli gode di tanta libertà, di molte e continue sfide, riconfermative del proprio ‘Io’, di opportunità (da inventarsi o cogliere al volo) per offrire i propri servizi e ricavarne dei piaceri di seduzione e di autoaffermazione che assomigliano molto a quelli provati nelle esperienze di acquisto.

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Assomigliamo molto anche ai piaceri che si possono provare nel gioco, per quanto questo tipo di gioco è a somma zero: ciò che tu vinci equivale esattamente a quello che qualcun altro perde (creare un surplus  da trasformazione richiederebbe troppo tempo) .

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Naturalmente, il nostro trader non è solo, anzi è incoraggiato a fare “gioco di squadra”.

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Egli ha sperimentato di persona che grazie a delle buone relazioni (come diremmo oggi, ‘a molte connessioni’), unite a una buona capacità comunicativa (i “mi piace”) e di “influenza”, si possono ottenere proficui vantaggi.

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Allo stesso modo, ha anche sperimentato che il turn around non è più un evento eccezionale e dunque gli interlocutori (ora vincenti, ora perdenti) cambiano molto spesso e ‘non conviene’ legarsi a qualcuno in particolare, in modo duraturo e irreversibile.

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Bisogna essere flessibili e lesti.

La strategia migliore è quella delle alleanze temporanee e variabili.

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Questo modello relazionale - competitivo è vincente sul lavoro come nella vita, non c’è differenza qualitativa tra le due situazioni, e l’approccio non cambia trattando l’ingaggio dell’idraulico o conversando amabilmente con il Presidente di qualche Regione (anche loro rispondono con la stessa strategia, così che si finisce per capirsi benissimo).

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I razionali di questo modello comportamentale sono essenzialmente due: i) permette di affrontare i rischi di uno scenario che è essenzialmente incerto e precario, ii) è economicamente conveniente perché si possono smantellare le costose e faraoniche strutture di management dell’industria fordista (incluso il trader).

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Scelte di “Hit and Run”, di “Prendi i soldi e scappa” appaiono, sono, razionali (comparate con i rischi  di cui sopra, a cui oggi non si può sottrarre nessuno).

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Si potrebbe pensare che il mio caro collega lavori in un’azienda un po’ particolare e che il mondo fuori è diverso.

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Non è così.

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Anche la Realtà appare inconoscibile e imprevedibile, o meglio, la nostra visione del mondo è ambigua, paradossale e caotica.

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Anche in questo caso, sono le nostre esperienze quotidiane (che inevitabilmente poi formano la nostra morale) che ce lo confermano.

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Ognuno è lasciato libero e incoraggiato a trovare da solo il proprio livello di equilibrio.

L’onere di correre nella vita è dei corridori.

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I segnali quotidiani e ridondanti che arrivano “dall'alto” (Tv e giornali), dal “quartier generale", sono deboli, confusi, controversi e contraddittori.

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Oggi, l’arte dell’amministrazione, della gestione del sistema sociale e statale, consiste, apparentemente in modo paradossale, nel rifiuto di amministrare.

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Ci si limita a regolare la deregolamentazione.

Smantellare sembra la cosa più logica da fare.

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Il “Grande Fratello” moderno non è più quello di Orwell che pretendeva amore e fedeltà incondizionate, che controllava ogni dettaglio della tua vita, che faceva piani a lungo termine e che ti accompagnava dalla culla alla bara.

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La sua versione postmoderna è quella di un’entità indifferente (al di là del Bene e del Male): purché tu non faccia domande e non interferisca con il suo operato, esso ti rifornisce dei beni di cui tu hai bisogno e si preoccupa anche di procurarti vari e sempre nuovi divertimenti per combattere la noia.

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Tu non sai da dove vengano cibo, vestiti, oggetti e neppure chi decide le prove di vita da affrontare: sta però a te decidere cosa vuoi fartene dei gadget assegnati e come vuoi giocarti la partita, se vinci o se perdi è solo te stesso che devi ringraziare o maledire.

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Tu e gli altri (il vicino di casa, il compagno di università, il collega di lavoro, colui che è seduto in treno accanto a te) siete i “concorrenti” di questa “partita”.

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Il passato o le prospettive future di ognuno non interessano, poiché sono sostanzialmente inutili quando si tratta di gestire le modalità della vostra aggregazione (società) più o meno volatile e provvisoria, partendo da zero e sapendo che non c’è alcun impegno di lunga durata.

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Per quanto il compito di ricostruire una società giusta, di riparare ai danni e di darsi una prospettiva (etica e morale) comune, vada ben oltre le possibilità di un singolo individuo, nondimeno, un progetto collettivo proiettato nel futuro appare irragionevole.

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Ciò dipende dal fatto che il futuro pare non sia più nelle nostre mani.

Qualcuno è arrivato a negare anche il concetto stesso di futuro.

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Inoltre, è difficile, oggi, trovare esempi di ‘Istituzioni’ in grado di sopravvivere alla morte di coloro che le hanno fondate (dalle imprese ai legami affettivi, dai partiti politici alle unioni o alleanze tra Paesi).

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Hai la netta sensazione che ci sia poco o nulla che tu possa consegnare intatto e integro alle generazioni future, il limite dell’orizzonte è la propria esistenza.

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La storia si riduce ad un eterno presente e gira intorno alla propria vita privata.

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La politica, d'altronde, ci ricorda in continuazione che gli eventi cruciali dipendono da anonime e globali forze del mercato, contro cui non si può fare nulla ma le cui conseguenze ognuno di noi è però, poi, chiamato a pagare singolarmente.

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Tali “forze” richiederebbero, per essere imbrigliate, “forze” di controllo altrettanto globali e dichiarate.

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Tuttavia, qualunque politico volesse affrontare tale questione dovrebbe scusarsi con i suoi elettori per non avere la sensibilità di occuparsi prima dei gravi e urgenti problemi del momento: la riduzione della pressione fiscale, strade e case al sicuro dai criminali, il lavoro, la garanzia dei loro risparmi, l’arresto degli immigrati clandestini.

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Il politico che parlasse del domani verrebbe deriso per ignoranza, poiché minaccerebbe il “benessere economico” della nazione o non terrebbe in debito conto “gli investitori internazionali” o la “concorrenza globale”.

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Mentre è premiato chi, deregolarizzando e smantellando, crea le condizioni locali migliori per attrarre il “capitale apolide”, che, come un turista di lusso, pretende di essere “trattato bene”, pronto a fare le valigie per andare in posti più ospitali se così non fosse.

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Sembra non ci sia altra scelta, anche se così facendo si contribuisce all'insicurezza sociale, diventata il principio di fondo dell’organizzazione collettiva.

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Le nuove tecniche di potere, dunque, si risolvono endemicamente nell'inconcludenza delle scelte fatte, se non nella loro irrilevanza, ciò nonostante, tale strategia appare razionale e vincente poiché è proprio grazie al loro carattere inconsistente e incerto che siffatte scelte non precludono scelte diverse e future.

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L’impegno a lungo termine è, infatti, una strategia molto pericolosa, inadeguata alla flessibilità richiesta per fronteggiare rischi sistemici e mutanti.

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Oggi è tempo di leader (o meglio "idoli") disimpegnati, in grado di cambiare strada e alleanze nell'arco di due ore.

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Ciò che ho sopra descritto, dilungandomi più del necessario, sono cose ben note, tuttavia, da tale consapevolezza non scaturisce nulla di concreto per il nostro trader e per ognuno di noi: al dunque, nelle tue scelte quotidiane (lavorative e di vita) sei solo.

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A te scegliere se chiudere gli occhi su certi maneggi in ambiente lavorativo, sapendo che pagheresti, personalmente e in moneta buona, il prezzo del tuo agire (meno relazioni, meno alleanze, anche se precarie e provvisorie, meno bonus e meno progetti a cui partecipare).

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A te decidere se “sacrificare” la tua vita impegnandoti in legami duraturi, sapendo che, così facendo, “rinunci” agli infiniti piaceri che offrono il mercato del consumo e l’industria dell’intrattenimento (sperando che la controparte del legame affettivo in questione non sia lei più lesta ad afferrare il fazzoletto e scappare, lasciandoti con un palmo di naso).

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A te scegliere come reagire all'introduzione del Bail in o al calo della benzina, cambiando banca o automobile.

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Sempre a te tocca di scegliere tra un oggi diverso e un domani migliore (e a chi se no?).

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Ecco perché la risposta ai tuoi grandi interrogativi etici e morali (quesiti che non sono più pubblici ma sono stati privatizzati) e alle globali e sistemiche contraddizioni del nostro tempo (per le quali la politica e lo Stato si dichiarano, in modo preventivo, territorialmente incompetenti), alla luce dei fatti, non può che essere una risposta biografica.

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Razionale, logica, senza alternativa.

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Per quanto, perfettamente inutile.

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-

P.S. dei concetti sopra esposti sono totalmente debitore a due persone: a Bauman con il suo bel libro “Società sotto assedio” la cui lettura, se non già fatta, mi sento di consigliarti, nonché a mia figlia Margherita che, tale libro, me l’ha fatto leggere (cosa di cui la ringraziando sentitamente)

 10/02/2016 17:52:56 (modificato)
Anubi

Anubi54288

義, Gi 勇, Yu 仁, Jin 礼, Rei 誠, Makoto

GCusmano, Grazie @GCusmano , questo post è stupendo e hai risposto a tutte le mie domande.


Grazie davvero, soprattutto quando hai spiegato le logiche e le tempistiche della politica, su  cui concordo pienamente.

 10/02/2016 19:20:00
GCusmano

GCusmano7605

Unknowledge manager, knowledge man

in risposta a ↑

Anubi, de nada!

L'ho "buttato giù" frettolosamente e con qualche strafalcione.

È' bello ogni tanto risentirci anche se ho nostalgia di quella antica condizione implicita di fondo del "ci vediamo domani", collante (insieme alla fiducia) di un'aggregazione umana, oggi difficilmente immaginabile

Buona notte.

 10/02/2016 21:33:38
RobertoMontanari

RobertoMontanari99124

Naufrago

GCusmano, certe cose piacevoli, lo sono maggiormente quando compaiono inaspettate. 

Che bello rileggerti !

Hai illustrano in modo molto convincente una dinamica basata su "interazioni deboli" (liquide), che spiega in modo semplice l'imbuto dove ci siamo ficcati (senza grandi speranze di uscirne intatti dall'altra parte).

Ma forse la biografia dell'uomo "bau" a cui sei debitore, spiega come mai lui non osi neppure aprire uno spiraglio di speranza.

Ma noi no, perdinci, mica abbiamo vissuto tra due fronti !

Noi siamo venuti su con l'idea dell'europa, in uno stato giovane e democratico, capace di shakerare socialismo e cattolicesimo, in cui sindacati popolari hanno preteso statuti per i lavoratori, e partiti popolari hanno fondato le basi per una sanità pubblica, un'istruzione democratica e ...

e ...

(mi son forse fatto prendere la mano ?)

Mi son fatto l'idea che il presente ci stordisce

e che per capire dove siamo, dobbiamo togliercelo di dosso, come un cappotto invernale quando viene il sole.

E' vero o no, che parole di speranza ce le hai anche tu sulla punta della lingua ?

Un caro saluto

 

 10/02/2016 21:40:53
GCusmano

GCusmano7605

Unknowledge manager, knowledge man

in risposta a ↑

RobertoMontanari, ricambio con un affettuoso abbraccio.

Sei sempre vulcanico come quando ti ho lasciato e come allora ti precipiti sulla sintesi.

Come potrai notare rileggendo la mia conclusione, non mi sono negato una straordinaria nota di speranza: mia figlia Margherita!

   

 10/02/2016 21:48:30
Anubi

Anubi54288

義, Gi 勇, Yu 仁, Jin 礼, Rei 誠, Makoto

in risposta a ↑

RobertoMontanari, Pensa che io:


"Noi siamo venuti su con l'idea dell'europa, in uno stato giovane e democratico, capace di shakerare socialismo e cattolicesimo, in cui sindacati popolari hanno preteso statuti per i lavoratori, e partiti popolari hanno fondato le basi per una sanità pubblica" considero questa saldatura la rovina del nostro paese, quanto alla sanità pubblica fu introdotta molto, molto prima, come del resto le pensioni e altri enti di previdenza. 

 11/02/2016 09:38:31
RobertoMontanari

RobertoMontanari99124

Naufrago

in risposta a ↑

Eh, Anubi, lo so che su molte cose la pensiamo diversamente, ma questo è il bello di quag !

Sulla riforma sanitaria però no, dai, prima c'erano una miriade di "casse mutua", gli ospedali erano gestiti per lo più da enti di beneficenza, ed il diritto all'assistenza era legato all'appartenenza ad una corporazione (non era un diritto di qualsiasi cittadino).

Che di questi cambiamenti ti colpisca il bicchiere mezzo vuoto (corruzione, costo) non deve far perdere di vista l'aspetto di welfare, che peraltro altre nazioni hanno imitato.

Se questa "ingerenza" dello stato sia una cosa buona o no, ne possiamo discutere.

Io però ho citato questi fatti, non per darne un giudizio di valore, ma solo come sintomo di una vitalità sociale (le intenzioni erano incontestabilmente buone), che contrapponevo al clima tetro ... anzi, terissimo, in cui Baumann ha sviluppato il suo pensiero.

Solo quello ...

(difatti ho dubitato di essermi fatto prendere un po' la mano  ...)

 12/02/2016 18:44:34
Anubi

Anubi54288

義, Gi 勇, Yu 仁, Jin 礼, Rei 誠, Makoto

in risposta a ↑

RobertoMontanari, Scusa ma di quale periodo parli? Tutte le riforme a cio ti tiferisci sono state fatte negli anni 20/30!

 13/02/2016 17:28:29
RobertoMontanari

RobertoMontanari99124

Naufrago

in risposta a ↑

Anubi, giusto per spiegare quello che intendevo dire (anche se andiamo un po' fuori tema) 

  • il diritto alla salute è stato sancito nella costituzione nel 1947 (non prima), 
  • il ministero della sanità è nato nel 1958 (prima non c'era), 
  • la riforma degli ospedali è avvenuta nel 1968 (prima erano enti privati), 
  • il Sistema Sanitario Nazionale (che soppresse il sistema delle mutue) è del 1978.  

In epoca fascista la sanità era alle dirette dipendenze del consiglio dei ministri. C'erano già l'Istituto superiore di sanità (funzione tecnica), e le Direzioni Sanitarie provinciali. Le casse mutua però erano di natura corporativa, cioè riservate a specifiche categorie di lavoratori, salvo particolari categorie: maternità ed infanzia. 

Che fosse un passo in avanti notevole rispetto alla situazione precedente, nessun dubbio, ma immagino che quello che vuoi sostenere, è che le riforme successive hanno solo peggiorato la situazione...

su questo specifico tema però sospenderei la discussione (almeno in questo thread), perché qui stiamo replicando all'intervento di Giuseppe; non so se c'è già un post su questo tema, casomai ci troviamo lì per riprendere l'approfondimento.

Buona serata


 13/02/2016 18:27:19
Anubi

Anubi54288

義, Gi 勇, Yu 仁, Jin 礼, Rei 誠, Makoto

in risposta a ↑

RobertoMontanari, Ok solo una precisazione: sanità pubblica, mutua, etc etc prima di quegli anni non c'erano.


Buona serata!

 13/02/2016 18:33:03
GCusmano

GCusmano7605

Unknowledge manager, knowledge man

in risposta a ↑

Caro RobertoMontanari, caro Anubi, non mi disturbate di certo.

Credo solo che pescando, ora, dalla memoria collettiva, ora, da quella storica non si colga l'essenza del presente.

Chiedersi se sia meglio prima o dopo ha poco senso quando il mondo ha superato quelle visioni collettive del futuro

Entrambe condividevano un terreno comune, l'idea che la Realtà poteva (e doveva) essere diversa e migliore.

Entrambe contenevano l'idea di felicità come critica al presente, laddove l'ingiustizia richiedeva una riparazione sociale e si era disposti a barattare la "gratificazione immediata" con impegno e fiducia a lungo termine.

Ora, il "film" è un altro, una vita felice è un insieme di momenti (privati) tra loro indipendenti e slegati, l'essenza della felicità sta nella promessa di un continuo nuovo inizio che si reitera in modo casuale e imprevedibile. 

L'esperienza (includendo a pieno titolo la televisione) mostra che il mondo funziona così, che ciò che le persone sperimentavano quotidianamente con un po' di vergogna, imbarazzo o con un senso di colpa sono il normale funzionamento della realtà condivisa.

Anzi, sono incoraggiate a prendersi, ad afferrare, tutte le occasioni, i piaceri, che la vita offre loro.

Per non dire che qualunque considerazione etica o morale (appartenente all'estinta modernità) si possa fare, per quanto storicamente o logicamente corretta, lascerebbe, oggi, irrisolto il nodo delle risorse.

Un abbraccio a entrambi.


 14/02/2016 11:21:09
RobertoMontanari

RobertoMontanari99124

Naufrago

in risposta a ↑

Carissimo GCusmano, quello che mi balza alla mente, leggendo le tue considerazioni, è il dissolvimento del collettivo.

Coltivati a suon di individualismo, non saremmo più capaci di pensieri collettivi.

Ma quale prospettiva può andare oltre il nostro presente prossimo venturo, se non all'interno di un pensiero collettivo ?

Nel dopoguerra questo tipo di slancio c'è stato, ma si è estinto.

E questo sembra essere quasi ovunque.


Stamattina con Paola (la mia Margheritina), ingannavamo la pioggia gironzolando con google maps. Siamo atterrati in Irlanda, visitato castelli, seguito piste ciclabili con comitive di villeggianti che passeggiavano tra gli alberi, e andavano al mare.

E siamo arrivati al mare.

Immenso.

Poi siamo risaliti.

Quanti paesi ... quante campagne ... quanto mare ....

Siamo ridiscesi in molti altri posti, tra cui Aleppo.

"E' quella dove c'è la guerra"

"Già, in effetti oggi non è più così"

Abbiamo confrontato le foto della città odierna, e quella di qualche anno fa.

...

"Non te ne devi occupare" era il pensiero che mi si è presentato

E' questo pensiero che emerge in ognuno di noi, e blocca i nostri istinti collettivi.

Perché l'istinto direbbe ben altre cose, se non ci fosse quella coercizione.

"Occupati di quello che ti riguarda"

Se la guardiamo dall'alto, la terra è immensa, e basterebbe a tutti, anche se fossimo 10 volte tanti.

Ma noi non dobbiamo pensare al nostro sostentamento, ma al compito che risulta da una ripartizione stabilita altrove.

Le regole che ci siamo dati stabiliscono che ognuno di noi debba dipendere pesantemente da cose di cui non abbiamo controllo.

Di cui non dobbiamo avere controllo.

Di cui è indispensabile che non ci occupiamo.

Non ho comunicato questi pensieri a Paola, ma mi auguro che se ne accorga da sola, anche se forse per un cambiamento non è strettamente necessaria una consapevolezza razionale individuale.

Potrebbe bastare una consapevolezza collettiva, come quella che nel dopoguerra diceva "Ora ci diamo da fare per la ricostruzione", e che ha fatto fare miracoli a prescindere dall'orientamento politico.

...

Non so come ringraziarti, più che per i tuoi preziosissimi spunti, per l'affetto che li accompagna, che mi da gioia, e che ricambio 

 14/02/2016 14:35:19
Anubi

Anubi54288

義, Gi 勇, Yu 仁, Jin 礼, Rei 誠, Makoto

in risposta a ↑

RobertoMontanari, Ma è il contrario !!!!    Scusa ma non ho resistito, casomai siamo troppo impregnati di collettivismo, e l' individualismo è stato demonizzato.

 14/02/2016 16:56:25
GCusmano

GCusmano7605

Unknowledge manager, knowledge man

in risposta a ↑

Anubi, ciao, me lo faresti un gentile approfondimento del tuo pensiero.

Credo sia molto interessante.

  

 14/02/2016 17:28:15
Anubi

Anubi54288

義, Gi 勇, Yu 仁, Jin 礼, Rei 誠, Makoto

in risposta a ↑

GCusmano, Io credo che in occidente la cultura imperante dal dopoguerra ad oggi abbia meschinamente e strumentalmente associato al termine individualismo aspetti inquietanti dell' animo umano, in primis l' egoismo, poi vanità, superficialità, prevaricazione del più debole, sfruttamento delle risorse comuni per fini individualistici.


Sgombriamo il campo da equivoci, questi fenomeni sono esistiti ed esistono? Certo che si, imprenditori rapaci, finanzieri squali, politici corrotti e moralmente squallidi, e via discorrendo.


Ma a me i ragionamenti al ribasso non sono mai piaciuti, e credo che l' unica forma di società civile costruibile passi necessariamente dalla crescita individuale, basata sul raggiungimento delle proprie aspirazioni personali e professionali (a patto che non vadano a detrimento di nessuno) che produce un grado di coscienza tale da riconoscere il dovere individuale di aiutare chi è rimasto indietro per qualche motivo. 


E sempre individuali sono le responsabità, quando si infrangono le regole. E individualmente si deve pagare gni forma di prevaricazione verso il prossimo, ogni forma di impoverimento della società complessa in cui viviamo, ogni forma di speculazione parassitaria.


Il collettivismo produce l' esatto contrario, l' appiattimento verso il basso di tutte le aspirazioni personali, la ricerca continua di interessi corporativistici da difendere, l' inquinamento delle responsabilità individuali giustificate con le inefficienze della stessa società che si è voluta produrre, l' ascesa di capopopolo che con il ditino alzato indicano delle vie fumose di riscatto alle masse che loro stessi hanno insoddisfatto con le loro semplicistiche ricette.


E' sufficiente?   


PS Vi prego di non confondermi con un libertario, la mano pubblica ci deve essere eccome, in tutti i settori strategici per lo stato. 



 14/02/2016 17:51:00
RobertoMontanari

RobertoMontanari99124

Naufrago

in risposta a ↑

Anubi, perché ti scusi ? Senza un po' di contrapposizione dialettica sarebbe una noia !

Poi quando due posizioni sembrano opposte, sotto potrebbero esserci significati diversi attribuiti alle parole, così mi associo all'invito che ti è stato appena fatto. 


AGGIUNTA


Mentre scrivevo hai pubblicato la risposta, che conferma il mio sospetto.

E la differenza sta tra "collettivismo" (che immagino tu riferisca al pensiero markxista, com'è stato interpretato in molti paesi comunisti), e "pensiero collettivo", su cui forse devo qualche spiegazione...

 14/02/2016 17:52:47
Anubi

Anubi54288

義, Gi 勇, Yu 仁, Jin 礼, Rei 誠, Makoto

in risposta a ↑

RobertoMontanari, No! mai pensato al pensiero marxista, guarda che le prime corporazioni in Italia nascono con il fascismo, ad esempio.  Non credo nel pensiero collettivo roberto, in genere la massa crea mostri.

 14/02/2016 18:04:14
RobertoMontanari

RobertoMontanari99124

Naufrago

in risposta a ↑

Anubi, ok, se mi dici che il pensiero collettivo crea mostri, implicitamente ne riconosci l'esistenza...


Anch'io vedo che spesso il pensiero collettivo è distruttivo, ma suppongo che questo sia in qualche modo funzionale alla specie.

Provo a spiegarmi, come posso

Non posso dare riferimenti a scuole di pensiero, perché (benché mi piacerebbe un sacco) non ho né preparazione filosofica né sociologica.

Posso provare a spiegare quello che per me è evidente osservando la natura, e principalmente il comportamento di specie con sistemi nervosi semplicissimi.

Questi esseri viventi sviluppano -come colonia- delle forme di intelligenza straordinarie, di cui è superfluo farvi gli esempi.

La cosa si realizza attraverso interazioni, per cui possiamo dire che la "logica" non risiede nel singolo individuo, ma nell'insieme.

Se consideriamo che questi fenomeni sono comunissimi in tutte le specie viventi, sarebbe ben strano che non riguardassero l'uomo.

E difatti fenomeni "virali" come le mode, o l'antisemitismo negli anni 30, o l'interventismo prima del grande conflitto, non fanno parte di una elaborazione (più o meno consapevole) di un singolo individuo, ma la risultante di interazioni tra moltissime persone, il cui pensiero assume forme e soprattutto comportamentisorprendenti.

Chi viene preso da un pensiero collettivo, poi si chiede: "ma come ho fatto a pensare in quel modo ?".

Forse ho fatto esempi troppo negativi, così può sembrare che io creda che il "pensiero collettivo" sia sempre solo negativo, ma non è così.

Se prendiamo il suo opposto, il pensiero consapevole individuale, questo incontra subito il limite della propria finitezza.

Perché mai compiere azioni che non determinano un tornaconto più o meno rapido ?

Che senso ha adottare riferimenti etici, quando il centro dell'universo sono io ? Al massimo eviterò ritorsioni, o le sanzioni.

Il post su cui stiamo commentando, l'hai aperto proprio su temi etici, ed in qualche modo ti stupivi che -pur mancando regole di mercato- gli operatori non si "autoregolassero" sulla base di principi morali.

Ma come possono esserci, se la "collettività" non esiste ?

 14/02/2016 18:34:41
Anubi

Anubi54288

義, Gi 勇, Yu 仁, Jin 礼, Rei 誠, Makoto

in risposta a ↑

RobertoMontanari, Robè, noi non siamo formiche, siamo esseri umani, dotati di intelletto e coscienza. 


Sui trader di borsa senza scrupoli, sono individui poco evoluti mentalmente, su questo almeno converrai con me, no?


"Perché mai compiere azioni che non determinano un tornaconto più o meno rapido ?"


La risposta è semplice: Perchè a lungo andare quelle azioni ti si ritorceranno contro, è matematico.


"Il post su cui stiamo commentando, l'hai aperto proprio su temi etici, ed in qualche modo ti stupivi che -pur mancando regole di mercato- gli operatori non si "autoregolassero" sulla base di principi morali.

Ma come possono esserci, se la "collettività" non esiste ?"


Le regole a beneficio di tutti le devono fare degli individui evoluti, è sempre stato così nella storia e sempre sarà.  Qualcuno che abbia visione strategica e principi morali solidi.


Bill Clinton varò la deregulation dei mercati in nome del "bene supremo collettivo", lo sapevi? Anche se in realtà stava facendo gli interessi di alcune corporazioni molto forti negli USA (queste ultime possono considerarsi forme colletivistiche o meno').

 

Scappoo a cena, scusa se sono stato sintetico.

 14/02/2016 19:18:14
GCusmano

GCusmano7605

Unknowledge manager, knowledge man

in risposta a ↑

Anubi, grazie,

É vero ciò che dici sulla cultura imperante di allora.

-

Qui, credo sia utile una riflessione storica.

-

Nell'Ottocento esplode la questione dei diritti individuali, quelle sofferenze che una volta erano sopportate perché attribuite a forze divine o naturali, con la nascente coscienza che l'uomo é padrone del proprio destino (Dio è morto e i sovrani non sono più considerati delle divinità) iniziano a essere percepite come insopportabili.

-

Sono, in altri termini, vere e proprie ingiustizie.

-

Chi avrebbe dovuto Riparare i torti? A chi affidare il sogno della felicità?

-

Il nascente capitalismo moderno (quando dico moderno, intendo quello scomparso di allora) aveva distrutto le comunità arcaiche, nelle quali la vita, le regole morali, scorrevano uguali da secoli.

-

Nella nuova situazione, nei ritmi infernali delle fabbriche, nei sobborghi delle città industriali,  l'uomo prova acutamente lo sradicamento, l'alienazione, la solitudine.

-

Tutto ciò lo porta ad abbracciare quei movimenti nazionali o collettivi dai quali si aspetta la liberazione (lui é troppo debole è solo per opporsi alla classe capitalistica dominante, serve una forza di controllo e di reazione più forte del capitale).

-

In particolare, queste istanze vengono raccolte dagli Stati - Nazione.

-

Sono loro che possono imbrigliare il capitale, creare le famose casse mutua e altri forme di assistenza collettiva.

-

Nasce il mito dell'eroe comune che si sacrifica per la Patria (milite ignoto), per qualcosa che va oltre se stesso: i suoi figli, la sua vedova, godranno i frutti del suo sacrificio (ricorda l'ISIS, no?).

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Purtroppo, su queste dinamiche si sviluppano anche i Totalitarismi e l'incubo di quella società distopica, così ben raccontata da Orwell.

-

Oggi lo Stato - nazione è in agonia e il capitalismo postmoderno essendo anonimo ed extraterritoriale ha ripreso mano libera come un tempo.

-

Oggi, non sono più i lavoratori ad essere oggetto di sfruttamento ma i consumatori.

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I totalitarismi, retaggio del passato, si dissolvono e si smantellano le istituzioni di una volta.

-

L'uomo è tornato solo ma non sa più a chi affidarsi per quell'antico sogno di felicità.

-

Paradossalmente, sembra che la miglior risposta alla nuova solitudine sia la "rete" per la sua capacità di "connettersi" mentre l'essenza dei nuovi social e il loro successo stanno, al contrario, nell'estrema facilità con la quale possiamo disconnetterci!

-

Il dramma dell'uomo del nuovo millennio é quello di essere rimasto un lavoratore (come testa e come valori) in una società futura nella quale il lavoro scomparirà (e guardando la via di sviluppo del progresso tecno-scientifico si poteva ben prevedere, attualmente, in tutto il mondo, si sta procedendo a centinaia di migliaia di licenziamenti).

-

La soluzione proposta é quella di sostituire un'idea di felicità immortale, che trascenda il singolo (poiché alla fine, il motivo ultimo dell'infelicita umana é la consapevolezza della mortalità dell'uomo) con una serie di momenti di piacere che muoiono e rinascono in continuazione.

-

In pratica si è risolto il problema dell'antico sogno della felicità dimenticandosi dell'idea.

-

Ora, come tutti i sistemi complessi, esistono antidoti naturali.

-

Tu, leggendoti, credo sia uno di essi.

-

Sono d'accordo con te che non si risolvono i problemi attuali con un improbabile ritorno al passato.

-

Sono d'accordo con te anche sulla crescita individuale, sui diritti e doveri di ciascuno.

-

Credo, però, che se vogliamo "rompere la schiena" alle anonime forze globali del mercato, se vogliamo rompere l'ipocrisia politica e geopolitica mondiale, se vogliamo relegare al loro posto gli idoli e le celebrità odierni, se vogliamo toglierci dalla logica dei talk show, se vogliamo un mondo "individuale" e al contempo capace di riconoscere i diritti di ogni uomo, dobbiamo trovare una nuova forma di condivisione e di unione.

-

Un abbraccio.

-

  


 14/02/2016 20:05:32 (modificato)
Anubi

Anubi54288

義, Gi 勇, Yu 仁, Jin 礼, Rei 誠, Makoto

in risposta a ↑

GCusmano, Grazie per le belle parole, sei sempre gentilissimo e confrontarsi con te è un arricchimento continuo.


Sono d' accordo su tutto quello che scrivi,  e anche sulla chiusura, sulla quale permettimi un inciso:


"Credo, però, che se vogliamo "rompere la schiena" alle anonime forze globali del mercato, se vogliamo rompere l'ipocrisia politica e geopolitica mondiale, se vogliamo relegare al loro posto gli idoli e le celebrità odierni, se vogliamo toglierci dalla logica dei talk show, se vogliamo un mondo "individuale" e al contempo capace di riconoscere i diritti di ogni uomo, dobbiamo trovare una nuova forma di condivisione e di unione."


La vedo diversamente, fino a quando deleghiamo alla collettività le prese di coscienza degli aspetti oscuri che sottolinei, il cambiamento non avverrà mai.


Ognuno di noi da solo deve cercare di fare la sua parte, anche se a volte ci si scontra contro un muro, come se le persone con cui ti confronti abbiano paura a mettere in dubbio le loro certezze. A te capita? Ti capita di confrontarti con chi piuttosto che approfondire si chiude a riccio? Ma porca miseria, ma è possibile che per avere una presa di coscienza individuale si debba passare per forza dal trending hastag all' imbecille che raglia da un palco di un festival senza avere idea di quello che dice? Oppure ascoltare chi da pulpiti "sacri" si riempie la bocca di belle parole mentre nel frattempo la sua organizzazione partecipa ai  traffici più vergognosi?


 



 15/02/2016 09:58:08
donatella

donatella209303

ex traghettatrice di Quaggers

GCusmano, scusatemi tutti per l'enorme off topic, ma devo salutarti. E' un grande piacere rivederti su Quag.   

 15/02/2016 20:16:41
GCusmano

GCusmano7605

Unknowledge manager, knowledge man

in risposta a ↑

donatella, cara, il piacere è tutto mio.

Spero tu stia benissimo.

Sono solo di passaggio, Anubi, bontà sua, sapendo che mestieriaccio faccio, ogni tanto mi resuscita e quando un amico chiama si risponde.

Un grande e affettuoso abbraccio.

  

 15/02/2016 21:04:52
donatella

donatella209303

ex traghettatrice di Quaggers

in risposta a ↑

GCusmano, grazie. Ricambio di cuore.   

 15/02/2016 21:10:32
Anubi

Anubi54288

義, Gi 勇, Yu 仁, Jin 礼, Rei 誠, Makoto

Per tornare tra comuni mortali:


http://sep.luiss.it/sites/sep.luiss.it/files/EuroItalia.pdf


A me pare evidente di chi sia la responsabiltà.

 18/02/2016 15:28:03
GCusmano

GCusmano7605

Unknowledge manager, knowledge man

Anubi, ciao,

leggendo l'articolo ho avuto la netta sensazione di trovarmi di fronte al classico 'dilemma del prigioniero'.

Come per i prigionieri dell'esempio, i politici europei optano per la scelta 'non ottimale' ma che, come dimostrato dalla teoria dei giochi, è quella più intelligente non potendo conoscere come si comporterà 'l'altro prigioniero' (gli altri Stati membri).

Il fatto notevole su cui riflettere è che il 'dilemma del prigioniero' è un gioco 'non cooperativo' mentre la politica europea dovrebbero essere 'giocata' come un gioco 'cooperativo'.

Se gli Stati cooperassero la scelta ottimale sarebbe un'altra è molto più efficiente.

Peccato che quest'ultima opportunità si basa sulla fiducia che tutti staranno ai patti.

Poiché non ci si fida, la prima scelta non cooperativa per quanto disastrosa (5 anni di galera, nell'esempio classico del dilemma) è ritenuta la più razionale, nella convinzione che qualcuno di sicuro farà il furbo.

E pensare che dalle mie parti, una volta, basta una stretta di mano per chiudere un contratto...

  


 21/02/2016 08:27:27
Giovanni

Giovanni28646

Aziendalista

Ciao, è parecchio tempo che non commento su Quag e in questo caso, chiamato, rispondo. Il tema che proponi, @Anubi, si presta a tante considerazioni quante sono le angolazioni che si vogliono esaminare. Io mi limito a riportare pochi punti. Un primo punto di vista, storico: gli USA sono stati i primi a fare diventare la gestione del risparmio un mercato di massa. È lì che nasce la cultura del mercato azionario aperto alle masse di risparmiatori, vista da una angolazione opposta potremmo anche dire che le big corporation hanno capito che il crescente fabbisogno di capitale, legato allo sviluppo delle tecnologie industriali, non poteva prescindere dalla canalizzazione di quegli immensi flussi di risparmio. Di concerto, secondo punto, si è sviluppato un filone di marketing che, alla stessa stregua di quanto applicato ad un qualunque mercato consumer, ha affinato le capacità di comunicazione orientate a “convincere” il cliente della bontà del prodotto offerto. Vi è stato, quindi, un fiorire di letteratura, pubblicità, marketing, orientato a creare la domanda per questi nuovi prodotti/servizi: le azioni, il risparmio gestito, chi più ne ha più ne metta. Spesse volte questi messaggi hanno letteralmente “abusato” della buona fede del piccolo investitore andando, in tanti casi, oltre il limite di una vera e propria pubblicità ingannevole e fraudolenta (fenomeno delle dot.com, bond argentini, crac Parmalat, scandalo enron, mutui subprime e più in generale l’orribile repertorio di immonda finanza marcia che ha caratterizzato gli anni dal ‘2000 in poi e che ancora fa sentire i suoi effetti nefasti). A partire dagli anni ’70 si sviluppa un vero e proprio filone dedicato allo studio comportamentale applicato alle teorie della finanza e, nello specifico, allo studio dei valori di borsa e dei valori aziendali. Gli studi svolti sanciscono una cosa che le grandi banche d’affari avevano già ben capito tanto tempo prima: gli americani la chiamano “random walk theory”, per dire, in estrema sintesi, che non sempre il valore attribuito ad una azione è coerente con il suo valore intrinseco. Lo scollamento del valore nasce da un insieme di fattori tra cui, il fattore determinante, è rappresentato dalla soggettività delle valutazioni del singolo che lo possono portare a non prezzare in maniera corretta un determinato titolo. Un modo come un altro di vederla è che la potenza del marketing, unitamente alle asimmetrie informative, alla non corretta regolamentazione del settore, hanno messo i big player del settore nella posizione (dominante) di fare e disfare i prezzi di mercato tralasciando, sovente, la corretta correlazione tra valore del bene/servizio proposto ed il suo prezzo. Lo scenario, favorevole per i dominus della finanza, si fa ancora più interessante a fronte di un sostanziale appiattimento del mondo: l’azzeramento del concetto spaziale reso possibile dalle moderne tecnologie ha sradicato ogni legame di contiguità tra utente/risparmiatore e sua controparte bancaria/finanziaria, ogni legame morale, ogni remora psicologica, ogni freno a veri e propri sistemi di truffa legalizzata (spesse volte di dimensioni planetarie). E infine l’imputato principale. Tutto quanto è accaduto e accade ancora oggi ha un'unica paternità: i legislatori, i governi chiamati ad applicare le regole. Non mi sorprende, pertanto, quanto leggo nell’intervista citata nel post. Mi sorprende molto di più che ancora non si sia fatto niente di serio per porre un freno a qualcosa che è diventato una delle principali (se non la principale) causa degli sconvolgimenti che hanno condizionato e sempre più condizioneranno la vita di milioni di persone. Personalmente continuo a pensare che è sempre e solo un problema di regole: regole ingiuste o miopi portano danni infinitamente superiori ai benefici che l’evoluzione della finanza ha indiscutibilmente portato per accrescere la ricchezza globale. 

 18/02/2016 15:33:04
Anubi

Anubi54288

義, Gi 勇, Yu 仁, Jin 礼, Rei 誠, Makoto

Giovanni, Concordo su TUTTO.

 18/02/2016 15:46:53

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