Hibiscus

Hibiscus956

Perdigiorno professionista

La sottile lama dell'incomprensione

La sottile lama dell'incomprensione

Ho sempre creduto di essere una persona che ama la solitudine. Niente folla caotica, rumori, interferenze per i miei pensieri e le mie attività.

Questo finché non mi è capitato di sentirmi veramente incompresa dagli altri, come se il mondo mi guardasse stranito e scettico mentre parlavo.

E mi sono sentita davvero sola, ma per la prima volta in senso negativo, perché ho capito che "solitudine" non è soltanto essere fisicamente lontani dagli altri, estranei al mondo sociale: come ha detto G. Soriano, "Sentire di non essere mai compresi veramente: anche questo è solitudine."

E forse è la forma più devastante...


Voi come vivete la vostra solitudine? È sollievo o condanna?

Avete trovato qualcuno che vi capisce, o bramate un momento come questo, in cui riconoscete voi stessi negli occhi di un altro che riesce finalmente a comprendervi?

 21/12/2015 15:16:47
utente anonimo
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76 commenti
videlma

videlma3531

casalinga

io ho trovato chi mi comprende spero nel secondo marito mi deve tanto......ultimamente mi comprende solo mia figlia e mia madre, è sufficente


 21/12/2015 15:49:53
Hakushon

Hakushon4506

Continuum Esistenziale cercasi

Ti potrei rispondere la stessa cosa, avanzando i tuoi stessi dubbi e perplessità al riguardo. 


Anche io ho sempre creduto di stare bene in solitudine, e benché la solitudine si possa dividere sommariamente in due macrocategorie: scelta libera - forzata, in entrambi i casi credo si possa sperimentare l'essere incompresi, essere non capiti, la sensibilità individuale di ognuno di noi fa il resto.


C'è chi, come me, non l'ha mai superata, desiderando di essere capito forse più di qualunque altra cosa al mondo, ma progressivamente sto perdendo le speranze per quanto mi dica "Laggiù, da qualche parte, ci sarà qualcuno con cui possa parlare liberamente ed essere compreso". 


In definitiva, vivo la situazione come una condanna a occhi aperti, da cui non riesco ancora oggi a scuotermi.

 21/12/2015 16:01:02
Hibiscus

Hibiscus956

Perdigiorno professionista

Hakushon, grazie dell'intervento, mi ci sono davvero ritrovata... spero che ognuno di noi un giorno trovi qualcuno che lo capisca nel profondo, credo che chiunque se lo meriti

 27/12/2015 19:25:42
Hakushon

Hakushon4506

Continuum Esistenziale cercasi

in risposta a ↑

Hibiscus, La speranza è l'ultima a morire. Qualcuno che ci capisca nel profondo, dove neppure noi riusciamo a darci delle risposte, penso non sia possibile. Forse è soltanto una questione "mentale", sul lavorare su se stessi e smussare quei lati del nostro carattere che creano conflitto tra noi ed il prossimo. 

 27/12/2015 20:28:54
Dianissima

Dianissima69866

Artista e poetessa

  • Forse prima di sentirsi soli sarebbero bene valutare da chi non ci si sente compresi. Spesso chi è di indole solitaria é anche molto riflessivo e molto osservatore e abituato a vivace dialogo interiore per cui é "facile" sentire incompresi in un mondo fatto anche di sovraesposizione di sé, di divulgazione di grandi stupidità come fossero "oro colato" e di sciocchezze varie pubblicate sui social ecc. Probabilmente ti sei trovata nella situazione del " brutto anatroccolo" che era semplicemente capitato tra anatre essendo un cigno.
 21/12/2015 16:25:24
Hibiscus

Hibiscus956

Perdigiorno professionista

Dianissima, grazie mille della riflessione, l'ho trovata veramente acuta. In effetti hai centrato perfettamente il mio punto debole: dialogando molto tra me e me, riesco raramente ad espormi davanti agli altri e, in queste occasioni, i pochi con cui mi sono aperta non hanno compreso... però c'è un mondo vastissimo oltre lo "stagno delle anatre", spero di bussare un giorno alla porta di chi è come me   

 27/12/2015 19:35:18

La solitudine scelta è un sollievo, una pausa di pace nel bailamme del mondo circostante; la sensazione di non essere compresi (e, forse, non comprendere, sicuramente non partecipare) è un "burqa" che il destino ha deciso di imporre ad alcuni di noi: ci consente di guardarci intorno ma costantemente consapevoli di non far parte di quel che ci circonda e condannati a non essere mai visti per quel che siamo...

 21/12/2015 16:33:55
Arete1

Arete128191

marmotta creativa

liberomente, non essere  visti per quello che siamo dalle persone che ci sono vicine poi è la cosa più brutta, alimenta quel senso di vuoto

 24/12/2015 04:49:07
Hibiscus

Hibiscus956

Perdigiorno professionista

liberomente, davvero azzeccata la metafora del burqa... ritieni ci sia possibilità di riscatto, di togliersi il burqa da addosso, oppure il destino è più forte di noi?

 27/12/2015 19:49:11
in risposta a ↑

Hibiscus, grazie dell'apprezzamento. Non so se è possìbile liberarsi da questa prigione, probabilmente la chiave si  cela tra le pieghe del nostro abito mentale, personalmente continuo a cercarla

 27/12/2015 20:24:42

io utilizzo la solitudine per difesa. per difendermi da un mondo che non so abitare, sul quale mi accorgo sempre piu' di non riuscire  a camminare. o a a tenere il passo. allora vado al mio, e raramente capita, un attimo o un post o una parola, che sento di essere entrata in connubio con un mio simile. ormai accade sempre meno di frequente, ho chiuso tutti i ponti fisici agli essere umani ma, lo ammetto, quello che vorrei è fare parte di un "gruppo" sano. chiamatela famiglia, amici, come volete, ma SANO, felice e completo.

 21/12/2015 17:30:22
LAMACRI

LAMACRI336

docente, viaggiatore, formatore, dirigente PA

saramaia, Mi piace il termine "sano"... un gruppo "sano"! Piacerebbe molto anche a me! Viviamo una triste, drammatica?, dicotomia: da un parte l'Uomo è un animale sociale, ha bisogno di stare con gli altri, di comunicare in modo "sano", rispettoso di chi colui che ci sta di fronte, di condividere le proprie riflessioni; dall'altra l'Uomo si ritrova in un mondo dove, il più delle volte, quasi sempre, vi è un gioco delle parti, dove ognuno ha fretta e bisogno di dire il suo pensiero, ascoltando, il più delle volte, poco e superficialmente l'altro; ti vedono in gran parte per il costrutto, il ruolo l'immagine che hanno di te. Anche se nei rispettivi ruoli che ognuno di noi ha nella propria vita, è, passatemi la citazione pirandelliana, uno, nessuno, centomila! Quale ruolo predomina?

In tal modo, nell'ascoltare più se stesso che l'altro, la comunicazione è falsata; il più delle volte non vi è una comunicazione vera e profonda su cose serie ma un esporre le proprie tesi, ascoltando poco e pensando soprattutto a noi stessi. In breve, la comunicazione tra Umani è una cosa terribilmente complessa!! Chi riesce a stare da solo, e sta bene, certamente ha una forza in più che non tutti hanno, proprio per il carattere normalmente sociale dell'Uomo. Infine, da una parte la tecnlogia aiuta e di molto la comunicazione, diciamo che è stata una vera rivoluzione, dall'altra molto spesso ci si chiude in mondi virtuali e in comunicazioni dove non sai se la foto, i dati, etc, che vedi del tuo interlocutore siano veri o no.

 26/12/2015 22:04:43
Hibiscus

Hibiscus956

Perdigiorno professionista

saramaia, comprendo pienamente, perché la vivo sulla pelle, la sensazione di quando ti isoli dagli altri perché più li guardi e più ti senti smarrita, ti rendi consapevole di non essere come loro... quando anche i tuoi stessi amici a volte ti sembrano estranei. Ti isoli illudendoti che non ti interessano i rapporti con le altre persone ma nel profondo resta sempre il disperato desiderio di trovarne uno, anche solo uno che ti capisca, un rapporto "sano", come l'hai chiamato tu.

Ma sai una cosa? Secondo me non è che "non riusciamo a camminare, o a tenere il passo" di questo mondo: semplicemente abbiamo un ritmo diverso - magari migliore -, una nostra lunghezza d'onda che non riconosciamo in coloro che ci circondano... forse è solo fortuna quella di riuscire a trovare qualcuno con cui stare veramente bene...

 27/12/2015 20:07:42

saramaia, fatto è che hai seri problemi e non li vuoi risolvere. 

 18/06/2018 19:53:53

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