Oni77

Oni77426

Educatore

Ciao Anna, certo che esiste un modo, si chiama formazione.   Ci sono diverse associazioni che formano il volontario prima di metterlo in "prima linea".E' vero che nessun corso ti preparerà mai a sufficienza, ma credimi aiutano molto.  Gestire la propria emotività, specie in situazioni così difficili non è affatto semplice, ecco perché, secondo me, il volontario deve essere sempre affiancato da un professionista, che sappia cosa fare (o almeno dovrebbe) in situazioni difficili.

Lavoro nel sociale da ormai diversi anni e ho a che fare ogni giorno con situazioni complicate ed è difficile lasciarsi tutto alle spalle, per questo quando succede  che non riesco a "gestire" le mie emozioni, parlo con qualcuno e condivido le mie frustrazioni. Parlare è un buon modo per dividere il fardello che ti porti dentro. Spero di essere stato abbastanza chiaro, nel caso sono disponibile per ulteriori chiarimenti. In bocca al lupo per tutto. 

 07/02/2016 22:10:51
Anna

Anna48670

Web Specialist

Ciao @Oni77 ho seguito dei corsi di formazione nelle associazioni che mi hanno poi dato la possibilità di fare volontariato. In entrambi i casi la formazione era obbligatoria e credo sia giusto imporla agli aspiranti volontari perché senza una preparazione adeguata non solo si rischia di non essere utili, ma si rischia anche di far danni. La formazione non mi ha però protetta dalle mie stesse emozioni, più volte mi è capitato di rimuginare su situazioni che incontravo durante l'attività, situazioni alle quali io non potevo porre rimedio (mi riferisco in modo particolare a pazienti oncologici...). Non sono però stata affiancata da persone più esperte che probabilmente avrebbero potuto aiutarmi concretamente a migliorare il mio approccio. Per il momento sono ancora frenata dalla paura di rivivere alcune emozioni che in questo periodo non riuscirei davvero a reggere, ma farò tesoro del tuo consiglio per cercare un tipo di organizzazione diversa. Se posso, in che settore fai volontariato?

 08/02/2016 16:57:21
Oni77

Oni77426

Educatore

in risposta a ↑

Anna, purtroppo i vari corsi di formazione ti danno le basi per poter fare meno danni possibili ma pochi (quasi nessuno) si preoccupa di proteggere il volontario una pecca del sistema che si dovrebbe risolvere. Io faccio volontariato in parrocchia soprattutto con i ragazzi, faccio parte anche dell'azione cattolica, in più ho scelto il sociale come lavoro,sono laureato in scienze del servizio sociale e ora lavoro nel centro dove ho fatto tirocinio come educatore è un dopo scuola, dove arrivano ragazzi con famiglie difficili e con problemi di apprendimento. Mi occupo maggiormente di far integrare i ragazzi soprattutto quelli che tendono a restare da soli. Sono spesso difficili da gestire e ci vuole tanta energia e tanta forza a reggere ogni giorno.

 08/02/2016 18:34:27
Anna

Anna48670

Web Specialist

in risposta a ↑

Oni77, mah non so neanche se è una cosa che si può davvero imparare attraverso la formazione, non so. Forse è un misto di carattere personale e di gruppo che spesso aiuta ad affrontare determinate situazioni senza farsi travolgere emotivamente da tutte le storie che si ascoltano.

Complimenti a te che hai fatto dell'aiuto agli altri la tua vita, davvero   

 15/02/2016 14:48:28
Oni77

Oni77426

Educatore

in risposta a ↑

Anna, il carattere, la formazione, il rendersi conto che non puoi arrivare ovunque, che qualcuno inevitabilmente lascerai indietro o che "non vuole essere aiutato", e molte altri sono tutti fattori che concorrono e si intrecciano quando si ha a che fare con le altre persone e le varie emozioni, imparare a gestire questo alla fine dipenderà solo da te, ma come dicevo sopra se il fardello lo condividi con qualcuno diventa più leggero. Forse hai svolto il tuo servizio in un posto "troppo grande per te". Potresti provare con qualcosa di più "semplice". In bocca al lupo per tutto.  

 17/02/2016 23:41:39
Anna

Anna48670

Web Specialist

in risposta a ↑

Oni77, sono sinceramente convinta che tu abbia ragione. Condividere le emozioni è d'aiuto e in passato ho fatto il passo più lungo della gamba. Meglio ricominciare in un settore meno pervaso dalla sofferenza. Crepi il lupo e grazie ancora.

 18/02/2016 16:55:02
ClaudiaCent

ClaudiaCent4651

Studentessa

Ricorda che più cerchi di controllare le tue emozioni più il flusso delle stesse si ripercuote su di te con maggiore intensità più ci si aspetti. La soluzione dovrebbe essere quella di lasciarsi andare, farsi attraversare liberamente dal flusso delle emozioni senza oppure resistenza. Similmente alla modalità con cui l'uomo reagisce all'amore~al cuor non si comanda~lasciati trasportare dalle sensazioni, come fossi in balia delle onde senza porti troppi problemi, vivi.   

 12/02/2016 23:34:12
Anna

Anna48670

Web Specialist

ClaudiaCent, non è così semplice. Se ci si lascia travolgere da un'emozione negativa come la tristezza e il senso di impotenza, si diventa incapaci di aiutare gli altri, anzi si ha bisogno di aiuto a propria volta. Insomma si genera un cortocircuito non salutare che vorrei prevenire.

 04/03/2016 14:46:37
Shiver

Shiver154246

Petalosa

La prima cosa che t'insegnano è non lasciarsi attraversare dal dolore che respiri quando sei lì.


Mi hanno detto tante volte che non dobbiamo portarci la tristezza a casa, che dobbiamo essere forti per noi e per loro, che son cose della vita, che dobbiamo essere ermetici ma sensibili, comprensivi ma fermi... e chi ci riesce?


L'altra notte non riuscivo a dormire, piangevo strozzando le lacrime sul cuscino perché nel pomeriggio avevo scoperto che erano morti ben due... due... due dei pazienti a cui ero più legata, entrambi nella stessa maledetta settimana.

Nel mio reparto ci sono sempre gli stessi pazienti con precise turnazioni, quindi io li vedevo ogni settimana da anni... mi aspettavano, mi cercavano, si era creato un bel rapporto al punto tale che uno di loro mi diceva sempre "quando io ti vedo mi sembra di vedere mia nipote".

Ma come si fa a rimanere impassibile davanti alla morte?

Come si fa a creare quel muro alto ma non troppo, con che cosa devo costruirlo? 

Col cemento per non far filtrare nulla? O deve essere di paglia, così la sensibilità può attraversarlo o soffiarlo via?


La teoria è sempre così semplice e scontata, ma quando ti ritrovi un letto vuoto e le lacrime agli occhi come ti comporti?

Io non lo so... penso fermamente che sto sbagliando tutto, mi hanno anche detto "non andare più perché forse non sei adatta", ma io non ci riesco.. non posso abbandonarli e non voglio.


Ieri non volevo andare in ospedale, non volevo affrontare il mio dolore, non volevo guardare quelle stanze vuote dei loro occhi... poi però ho pensato che ero una grandissima egoista, che se io stavo male figurati gli altri pazienti come dovevano sentirsi! 

Così mi son fatta coraggio e sono uscita.

Appena arrivata ho trovato il vecchio compagno di stanza di uno di loro con gli occhi piccoli e tristi.. mi ha detto "sono cambiate tante cose" "lo so..." e gli ho stretto la mano.

Abbiamo parlato due ore, talvolta abbiamo anche riso, ma sono felice di non aver ascoltato chi mi diceva che non dovevo più andare perché se l'avessi fatto non avrei potuto regalare una dialisi più leggera a quell'uomo.


In definitiva io non lo so come si gestiscono esattamente queste situazioni.. so solo che a volte i soli intenti non bastano a rendere un comportamento perfetto, ci vuole anche un pizzico di coraggio e tanto buon cuore.

Barcolli? Siamo umani, ma nei miei sbagli trovo sempre una nuova soluzione...

 13/02/2016 10:49:43
Anna

Anna48670

Web Specialist

Shiver, si, siamo umani e purtroppo la teoria è spesso lontana anni luce dalla pratica. Sento nelle tue parole il dolore delle perdite che hai dovuto affrontare recentemente e sono felice che tu abbia trovato la forza di tornare dai tuoi pazienti. La tua storia mi lascia davvero senza parole e spero che tu ti senta un pochino meglio. Quel che mi sento di dirti è... Non mollare! Le persone cercano un contatto umano e non è affatto detto che la tua sensibilità sia un difetto. Ti abbraccio e ti ringrazio per aver voluto condividere questa esperienza.

 15/02/2016 18:08:03

foderarsi il cuore di titanio e vivere il momento come se la situazione che si stesse vivendo fosse di una normale ordinarietà.


il distacco emotivo (le persone con cui hai a che fare non sono tuoi parenti o conoscenti) certamente aiuta; se patisci troppo la cosa suggerisco comunque di evitare questa casistica, ci sono tanti modi per rendersi utili.

 11/07/2019 21:52:56
Anna

Anna48670

Web Specialist

elzevira, sto lavorando in questi mesi per avere un distacco emotivo sufficiente. Difficile e doloroso lavorarci, ma è indispensabile. 

 12/07/2019 10:07:00
in risposta a ↑

Anna, 


credo che ognuno abbia le proprie predisposizioni: io (ad esempio) patisco tutto quello che è l'ambiente ospedaliero, quando ci ho avuto a che fare per forza perchè avevo dei familiari ricoverati ho stretto i denti e ci sono stata per forza, ma non riuscirei mai a lavorare in quell'ambiente, e se ci lavorassi lo farei male. Volendo potrei dare una mano in un altro modo (donazioni, ecc.).

 12/07/2019 10:32:04
Anna

Anna48670

Web Specialist

in risposta a ↑

elzevira, sicuramente ciascuno di noi ha una sua personale sensibilità, ma si ci può lavorare se la motivazione è forte. Io mi dono auto-obbligata, il lavoro mi piaceva troppo. Fino a un certo punto naturalmente, nel mio caso non potrei mai lavorare in pediatria... 

 12/07/2019 21:05:38
Antares_5

Antares_561666

Non rompere e non romperò

Fare volontariato non significa struggersi... se tendi a questo, vuol dire che non è per te!

Io ho fatto volontariato in ospedale, non mi sono mai sentita " male " nemmeno quando ho visto le cose più crude, e non perchè sono insensibile, ma non sarei stata di aiuto! 

Per fare questo genere di cose, bisogna essere forti, perchè se si è forti, si è in grado di aiutare. 

A volte c'era pure gente arrabbiata con il mondo, con Dio, con la famiglia e tutto l'universo perchè erano malati, mi sono pure sorbita gli insulti XD al corso ci avevano avvisati che sarebbe potuto accadere, ma che noi dovevamo non badarci perchè il che è normale, ognuno reagisce alla malattia in modo diverso. Infatti non ho mai aperto bocca, un saluto educato e me ne sono andata. SEnza rancore e senza niente. I miei colleghi a quanto pare, non hanno mai capito, se la sono sempre presa sul personale. 

Il volontariato, o qualunque attività dove fai qualcosa per il prossimo, non è per te, per sentirti gratificato, lo devi fare per gli altri, e quando si aiutano gli altri tu devi sparire, cioè il tuo io. 

 12/07/2019 07:50:59
Anna

Anna48670

Web Specialist

Antares_5, commento prezioso, grazie. Nel frattempo ho cambiato lavoro, ora sono a strettissimo contatto con i pazienti (non bimbi per fortuna) e sto lavorando su me stessa. È veramente molto faticoso, ma è indispensabile per non prendere alcune cose sul personale e per essere d'aiuto. 

 12/07/2019 08:45:29
Antares_5

Antares_561666

Non rompere e non romperò

in risposta a ↑

Anna, sono contenta che stai lavorando su te stessa. E' molto importante farlo.

 12/07/2019 09:04:59
Dianissima

Dianissima67006

Artista e poetessa

Antares_5, ottima analisi e ottimo atteggiamento. Non prendere nulla sul personale, in questi frangenti, è basilare per capire se si è adatti al lavoro con i pazienti più difficili e più coinvolgenti. 

 13/07/2019 12:36:12
Antares_5

Antares_561666

Non rompere e non romperò

in risposta a ↑

Dianissima, grazie ^^

In qualche modo risulti di aiuto anche a chi ti insulta perchè si sfoga, e così anzichè tenersi tutto dentro e croggiolarsi, tira fuori l'aggressività che risulta più costruttiva. Alla fine psicologi e psichiatri sopportano ancora peggio...

 13/07/2019 12:39:31

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