Anna

Anna48830

Web Specialist

Come riuscire a tenere a bada le proprie emozioni quando si fa volontariato?

Sto pensando già da un po' di riprendere a fare volontariato, questa volta mi piacerebbe lavorare coi bambini in ospedale oppure con i bambini sordociechi. In attesa di liberarmi un po' di tempo mi sto informando sui siti delle varie associazioni alle quali potrei rivolgermi, sui loro siti giustamente precisano che non basta la buona volontà e il tempo libero, sono necessarie delle doti umane e tra queste c'è la "resistenza alla frustrazione". Questo è proprio un problema per me. Sono stata a stretto contatto in passato con pazienti di oncologia e non riuscivo a dominare il senso di impotenza, portavo a casa le storie delle persone fino a sentirmi sopraffatta. 

Bisogna avere una naturale predisposizione per riuscire a gestire queste emozioni o c'è un modo per imparare a gestirle? 

 22/09/2015 11:56:21
utente anonimo
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79 commenti

Ti capisco. Sono stata per alcuni anni volontaria in una casa di bambini malati di tumore. È tremendo e meraviglioso insieme: li vedi che stanno male e non puoi fare niente per evitarlo, ma questo non vuol dire che siamo inutili, anzi, siamo importantissimi per loro perché è grazie al tempo che dedichiamo a loro se riescono per un po' a stare meglio e a non pensare a quello che stanno vivendo. Ci ringraziano per quello che facciamo per loro mentre non si rendono conto che dovremmo essere noi a ringraziare loro per tutto quello che ci insegnano e donano ogni istante che trascorriamo in loro compagnia. Quando si vede che alcuni bambini stanno meglio, che le terapie funzionano e pian piano guariscono è meraviglioso. L'altra faccia della medaglia è che purtroppo non è sempre così, e quando un bambino si aggrava e se ne va è terribile. Il senso di frustrazione e ingiustizia è altissimo, vedi il dolore dei genitori con cui sei stata per ore a parlare, quello dei fratelli, delle sorelle, dei nonni, degli altri bambini con cui erano diventati amici, tutti, e non puoi fare niente. Quando si diventa volontari in questi ambienti ti avvisano che non è per tutti e che le prime volte sarà dura. Con il passare del tempo si è più preparati ad affrontare la cosa, ma non smetterà mai di fare male. L'unica cosa che ho imparato che aiuta ad andare avanti è guardarsi intorno e farsi forza per tutti quei bambini che sono ancora qui, che stanno male ed hanno bisogno di noi, questo aiuta molto, anche se so quanto non sia facile arrivarci. 

Ho fatto questo discorso sulla base della mia esperienza personale, ma ovviamente può essere applicato a qualunque altro campo di volontariato: anziani, diversamente abili, ecc...

Spero di averti aiutata in qualche modo...

In bocca al lupo per la tua opera!

 22/09/2015 12:11:12
Anna

Anna48830

Web Specialist

Shari, il volontariato parzialmente ha alla sua base motivazioni egoistiche, i volontari secondo me ricevono più di quanto non diano. L'altro lato della medaglia è la sofferenza e il coinvolgimento che in una certa misura secondo me sono inevitabili.

Non sono ancora sicura di poter intraprendere questo percorso, per ora ci sto pensando seriamente. Non ho potuto fare a meno di notare che parli della tua esperienza al passato... Hai interrotto il volontariato?

Ti ringrazio per aver condiviso la tua esperienza e complimenti per tutto ciò che fai/hai fatto.

 22/09/2015 13:43:26
in risposta a ↑

Anna, Sì perché poi dall'anno scorso ho iniziato a studiare in un'accademia e stando lì tutto il giorno ho dovuto lasciare. Mi è dispiaciuto molto, ma prima o poi riprenderò, da qualche altra parte magari visto che ultimamente le cose in quella casa onlus sono andate un po' alla malora. Non era la prima esperienza di volontariato che svolgevo, ma è stata sicuramente quella più significativa per me vista la situazione. Grazie! Avrei potuto fare di più, ma spero di poterlo fare in futuro. In bocca al lupo qualsiasi decisione tu prenda!

 22/09/2015 13:52:44
patriziaio

patriziaio1001

casalinga

Ciao io sono volontaria Caritas attraverso un progetto con un fondazione ed altri enti pubblici e privati cerchiamo di offrire la possibilità di lavorare a persone  che ne hanno veramente bisogno . Prima di iniziare il progetto ci hanno fatto fare un corso di formazione per affrontare i vari casi delle persone che si sarebbero presentate. Noi parliamo con loro e a volte si presentano situazioni che sembrano nn avere via di uscita . Non si resta indifferenti te lo assicuro . Anche io a volte mi porto a casa alcune esperienze che ho ascoltato . L' unica cosa che posso consigliarti è un corso di preparazione, di solito negli ospedali o promuovono. Ti faccio tanti complimenti e tanti auguri per il tuo impegno .

 22/09/2015 13:36:46
Anna

Anna48830

Web Specialist

patriziaio, ti chiedo scusa, il tuo commento mi era sfuggito. So che tutte le associazioni di volontariato preparano i volontari prima che questi inizino le loro attività. Tempo fa ne seguii uno e dopo averlo seguito sono fermamente convinta che non ci si possa mettere all'opera se non si è davvero preparati perché oltre a non essere di alcun aiuto, si rischia di fare del male a persone che già di per sé vivono una situazione di sofferenza. 

Complimenti ed in bocca al lupo per il tuo impegno, offrire la possibilità di lavorare a chi ne ha bisogno è un impegno nobilissimo.

 30/10/2015 16:54:37
patriziaio

patriziaio1001

casalinga

in risposta a ↑

Anna, Grazie di avermi risposto. Spero che la mia di risposta assieme a tutte le altre ti sia di aiuto per i tuoi propositi. Ti auguro di riuscirci . In bocca al lupo anche a te. Ciao

 30/10/2015 19:52:12
Anna

Anna48830

Web Specialist

in risposta a ↑

patriziaio, si, ho le idee un po' più chiare. Grazie a te per aver dato il tuo contributo. A presto.

 02/11/2015 13:37:08
carm77

carm777671

Se ci si concentra  sugli aspetti positivi dell'intervento...(tutto quello che si fa è molto di aiuto a chi lo riceve ..da un sorriso a tutto il resto...assume un'importanza terapeutica che neanche si immagina), la tristezza e i disagi avvertiti nel trovarsi davanti alla sofferenza acquistano tutto un altro senso, prevale la forza, la soddisfazione del donare, lo scambio unico di emozioni e di ricchezza interiore.

 22/09/2015 14:56:11

carm77, grazie, è proprio così.

 22/09/2015 15:17:41

Non si tengono a bada, si ascoltano, si lasciano maturare. Siamo esseri umani (e sì, ho fatto volontariato anche io).

 22/09/2015 15:16:25
Anna

Anna48830

Web Specialist

danielafederica, il problema, se così si può definire, è che ho paura di sentirmi sopraffatta da queste emozioni. "Tenere a bada" è certamente l'espressione sbagliata, ma vorrei imparare a convivere con questo tipo di storie, evitare che mi ossessionino quando torno a casa...

 22/09/2015 15:20:49
carm77

carm777671

in risposta a ↑

Anna, Una volta una terapeuta disse "lascia agli altri il diritto di soffrire"..all'inizio non capii...poi ho capito che nella vita di tutti c'è una dose di sofferenza..di fortune..di sfortune...è vero alcuni sono molto sfortunati..ma noi non sappiamo qual è la dose di forza che hanno..molto probabilmente in relazione a noi è maggiore...quello che si può è alleviare o cercare di alleviare le loro giornate...e sapere che si è contribuito a renderle migliori. Nessuno di noi sa quello che ci aspetta...nessuno è realmente un privilegiato...non per tutta la vita..non in tutti i campi. Quindi non bisogna sentirsi il peso del mondo addosso.

 22/09/2015 15:26:36
in risposta a ↑

Anna, non intendevo criticarti. Mi spiego meglio: Non aver paura di essere sopraffatta. Hai l'animo grande, vuoi aiutare gli altri, quindi si, soffrirai, ma nel soffrire troverai la forza perché in primi luogo porterai sollievo, e in secondo luogo riuscirai a apprezzare di più quanto sei fortunata... Ti abbraccio virtualmente. Buttati. Ce la farai.

 22/09/2015 15:54:53
Anna

Anna48830

Web Specialist

in risposta a ↑

danielafederica, sei stata molto carina e gentile, grazie per aver raccontato la tua esperienza e per l'incoraggiamento. Ricambio l'abbraccio, grazie ancora.

 22/09/2015 15:58:58
carm77

carm777671

in risposta a ↑

danielafederica, Quello che dici è vero...ma se si soffre non si è di aiuto...c'è bisogno di forza..di sorrisi...e bisogna sentirselo...è vero che si apprezza quanto si è fortunati...ma bisogna anche imparare a vedere il bello in chi sta soffrendo...proprio perchè è uno scambio..e ci si arricchisce...la persona che si aiuta...lei per prima darà tanto..e insegnerà tanto. Quindi bisogna trasformare la pietà in tenerezza e cercare di non vederlo sfortunato rispetto a noi(anche se ..se siamo là è xchè in qualche modo lo è).altrimenti si che tornati a casa rimane un peso...bisogna vedere quel che di buono ha dentro nonostante il dolore..e trarne insegnamento. Io credo che prima di buttarsi Anna debba chiedersi cosa la spinge a farlo...e sentire se è pronta...solo quando si sentirà pronta potrà viverla come un'esperienza positiva.

 22/09/2015 16:15:24
Anna

Anna48830

Web Specialist

in risposta a ↑

Ciao carm77, le tue parole mi stanno facendo riflettere molto. La mia paura non è solo quella di star male, ho paura che questo malessere non mi permetta di regalare sorrisi, non mi permetta insomma di essere abbastanza lucida per essere realmente d'aiuto. Rifletterò ancora un po' sul tipo di volontariato che desidero fare e poi chiederò consigli anche alle associazioni di riferimento, sicuramente avranno già avuto modo di affrontare questa questione con altri volontari... Chissà che non abbiano percorsi specifici.

Posso chiederti in che tipo di settore fai volontariato?

 23/09/2015 09:28:15
carm77

carm777671

in risposta a ↑

Anna, certo..lavoro da 5 anni anni nel campo del disagio psichico./psico-fisico. Quello che mi sento di consigliarti è di cominciare con qualcosa di soft...e vedere come va..per misurare le tue forze..la tua resistenza psicologica e per capire per cosa ti senti più portata. un abbraccio.

 23/09/2015 15:00:37
Anna

Anna48830

Web Specialist

in risposta a ↑

carm77, credo anche io che questa soluzione sia la più adeguata per prendere le mie misure e capire per cosa sono più portata. Ti ringrazio tanto @carm77 ricambio l'abbraccio.

 23/09/2015 15:34:37
carm77

carm777671

in risposta a ↑

Anna, di niente...sono contenta di esserti stata di aiuto.   

 23/09/2015 15:36:13
raffaeledicostanzo

raffaeledicostanzo5086

Docente/Fotografo/Giornalista freelance

io sono donatore di sangue all'ospedale pediatrico della mia città, ho sempre desiderato poter avere uno o più figli, ma non ho mai potuto averne perchè non ho mai trovato la persona giusta con cui creare una famiglia. Quando iniziai  a donare il sangue fu diffcile, vedere tutti quei bambini ammalati e bisognosi di affetto, e tu sei li impotente perchè vuoi fare ma non puoi, e questo mi faceva stare male per ovvie ragioni, poi col passare del tempo ti ci abitui, non ci sono tecniche o altro, deve partire da te, oggi quando vado a donare il sangue (ogni 3 mesi) entro rilassato ed esco rilassato, ma non mi porto il problema addosso, lo lascio scivolare all'interno dell'ospedale, se non facessi cosi non potrei piu donare il sangue.


 22/09/2015 16:59:32

raffaeledicostanzo, io che ho scelto di "crescere" in Inghilterra, dove ho trascorso molti anni, e spero di avere una mente aperta ( homo sum, humani nihil a me alienum puto), faccio un lavoro che è un po' come fare volontariato ma senza poter ammettere quelle emozioni, ed è un posto peggiore dell'ospedale... ti devo dire che hai ragione e torto allo stesso tempo. Non ci si abitua, ma si impara a non perdere se stessi. Questa è la mia opinione, ovviamente.

 22/09/2015 18:48:03
raffaeledicostanzo

raffaeledicostanzo5086

Docente/Fotografo/Giornalista freelance

in risposta a ↑

danielafederica, certamente è cosi.. io sono cresciuto in Inghilterra, nel Somerset, ci ho speso quasi una vita li, questo mi ha aiutato a vedere le cose in maniera diversa..più che apertura mentale, io la vedo come una consapevolezza diversa delle cose..ho conosciuto persone da ogni dove, il fatto di essere di un paese estero non vuole certo dire di essere mentalmente più aperti, ci sono tanti caproni ottusi nel mondo... Non so che lavoro tu faccia, ma secondo la mia opinione, di peggio dell'ospedale pediatrico c'è solo l'obitorio pediatrico e spero che tu non lavori proprio li.. Con il tempo le emozioni si imparano a gestire, almeno è quello che ho fatto io....

 23/09/2015 09:37:57
in risposta a ↑

raffaeledicostanzo, ciao. Non esiste solo la morte vera, esiste anche la morte interiore. Io lavoro in carcere.  in Inghilterra vivevo in Bedfordshire, e lavoravo con gli immigrati, dirigevo il centro detentivo più grande d'Europa (non Yarl's Wood) con un team di deputy managers. Ho conosciuto anche io persone di tutte le parti del mondo, paesi che non sapevo nemmeno esistessero. Persone che avevano rinunciato a vivere, persone che combattevano con la sola arma che avevano, lasciarsi morire di fame e sete; ho compreso molto di come va il mondo, e sofferto molto. Eppure, nonostante abbia conosciuto la cattiveria, io faccio sempre fatica a capire le persone provinciali e campaniliste, quelli che non vedono più in là del loro naso, quelli che abitano ovunque, quelli che mi guardavano in cagnesco perchè ai loro occhi ero un'immigrata che rubava le loro risorse. PEr questo mi sento di dire che se Anna ha sentito la necessità di fare volontariato, deve mettere in conto la sofferenza, ma secondo me è pronta adesso.

 23/09/2015 21:06:16
Anna

Anna48830

Web Specialist

in risposta a ↑

danielafederica, il contatto con la sofferenza non può non avere un impatto su di noi e ciascuno di noi reagisce in base al proprio carattere e ai propri trascorsi. "Imparare a non perdere se stessi" è l'espressione più corretta per descrivere l'equilibrio che cerco... Non so se sono pronta a dire il vero, sto pensando di iniziare da situazioni più "soft" per mettermi alla prova.

Grazie per avermi raccontato la tua esperienza e in bocca al lupo per il tuo impegno.

 24/09/2015 13:12:52

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