quarkuno

quarkuno25661

Non ricordo di ricordarmi

Credo che sia uno degli aspetti più dolorosi da regolare, dato che vi sono coinvolti aspetti tutti di primaria importanza (la vita e il proprio futuro di più persone), che riguardano quanto meno due persone in disaccordo tra di loro e un’altra, prima ancora che essa sia riconosciuta ”persona” e della cui esistenza e diritti si decide, senza che essa abbia voce in capitolo o che l'abbia soltanto sotto condizione (non sia ancora concepito, sia decorso inutilmente il termine per l'interruzione volontaria della gravidanza se concepito, e, successivamente, a nascita avvenuta).

Essendo al pari della morte un processo fisiologico, non si può stabilire nemmeno quando la vita ha o ha avuto inizio. Per questo, la legge tutela anche l’embrione non fecondato e distingue tra ovulo fecondato e non insediato in utero (una sorta di clandestino sotto scorta ancora in alto mare) e l’embrione vitale insediato (profugo riconosciuto in attesa di sistemazione). Inoltre, anche se il concepito ha tutela giuridica – può essere erede, per esempio -, è pur vero che tutti i suoi diritti nascono con lui, sempre ché nasca.

Ne consegue che, finché scorre il tempo riconosciuto alla madre per decidere se abortire o no, l’interesse del padre non sussiste, nel senso che non è riconosciuto in sede legale/giudiziale. Prevale la volontà della madre, ma soltanto nel tempo legale ammesso per abortire. Dopo, le volontà di madre e padre sono paritarie e sono tutelate alla pari dalla legge.

Evidentemente, il padre potrà tentare di convincere la madre a decidere in un senso o nell'altro.

I suoi interessi, e connessi obblighi e responsabilità, prendono tuttavia consistenza con la nascita del bambino (per la legge sull'anagrafe, il bambino è termine neutro, per cui ne andrà specificato il genere: … è nato un bambino di sesso maschile, oppure … è nato un bambino di sesso femminile).

Non mi risulta che la madre possa legittimamente decidere di partorire in forma anonima e di affidare in adozione il figlio, quando il padre è suo marito, fatto facilmente accertabile presso il comune di nascita della madre se c'è il marito da cui avere conferma di tale paternità (ed egli può mentire sul punto negandosi, oppure affermandosene falsamente, sia per “avere”un figlio, sia a tutela del proprio onore; menzogne comunque disvelabili tramite DNA). Poi, se questi non intende riconoscere il figlio, prima che si pervenga alla dichiarazione dello stato di abbandono del neonato e della sua conseguente adottabilità, si deve cercare se vi sono parenti fino al quarto grado (nonni, zii e cugini) che possano prendersi cura del minore.

Diverso è se la nascita è extra matrimonio, cioè da madre nubile, ed essa non svela o ignori l’identità del padre, nel qual caso le ricerche avvengono soltanto se risultino possibili.

D’altra parte, se il padre non ha inteso seguire le vicende della donna dopo il rapporto sessuale, difficilmente si rende reperibile. Ma, credo possa comunque intervenire in seguito, una volta al corrente della nascita, dopo di che sarà solo l’interesse del minore a base della decisione giudiziale sulla sua paternità.

Del resto, l’esame del DNA garantisce la paternità se l’affinità è oltre il 99,72%: a quel punto, che moralità si può tirare dal cilindro delle infamie, per giustificare il negarsi di assicurare assistenza al proprio figlio?

Né deve sorprendere quella che per alcuni è una “asimmetria” a favore della donna: la parola stessa “matrimonio” dovrebbe far riflettere sul fatto che la tutela (monio, munus=compito, dovere e conseguente tutela) è un principio consolidato già prima dell'avvento della religione cristiana. Come, per tutela complementare e bilanciatoria, il “patrimonio” è l’antica tutela del padre nella cura dei beni della famiglia. Ritengo difficile intervenire sul diritto della donna di decidere sul portare avanti la gestazione, non tanto per la completezza o no del feto, ma per l’esigenza di una decisione in tempi certi, anche perché fare a pezzi un esserino minuscolo ripugna fortemente, ma se a madre abortisce già il suo istinto, non c’è che accettarne la decisione e compatirla con il maggiore affetto possibile. L’aborto non è contro natura. Ma è umano disciplinarne modi e tempi.

Credo che la mia risposta all'argomento in post si fermi qui. Anche perché diritti, poteri e tutele degli artefici e dei protagonisti di una nascita sono tanti e così estesi che occorrerebbe un’enciclopedia per riassumerne i termini. 


 29/11/2017 14:25:11
liala23

liala23581

Appassionata della vita

Non ho capito se riferisci di un fatto vero di cui sei il padre protagonista o parli a favore di una legge che consenta l'aborto finanziario. 

In entrambi i casi però credo che dovresti considerare un fatto importante: quello che nascerà è tuo figlio. La gravidanza e il parto finiscono e il bambino una volta nato è un soggetto avente diritti, primo fra tutti di essere accudito mantenuto !!

Pensa che questo bambino fra qualche tempo chiederà alla sua mamma chi è suo padre...perchè tutti i bambini all'asilo hanno un papà che viene a prenderli e io no ?

Pensa che quando sarà un adulto vorrà sapere tutta la verità e quando scoprirà che suo padre non lo voleva peggio ha chiesto di poterlo abortire come reagirà? cosa penserà di un padre che non ha voluto occuparsi di lui neanche economicamente ?

Come reagiresti tu se fosse successo a te?

Per come sono fatta io penso che avrei costretto mia madre a dirmi il nome e cognome di mio padre, e avrei voluto conoscerlo e chiedergli il perchè del suo comportamento. Non so se avrei accettato con leggerezza la sua indifferenza. 

Non è un caso che molte volte il procedimento di riconoscimento di paternità viene chiesto dal figlio adulto al padre biologico perchè una volta nato HA DEI DIRITTI ad un cognome, ad una eredità !

Se sei tu il padre pensaci bene, si smette di essere mariti o fidanzati ma non si smette di essere padri o madri

 31/10/2019 15:29:30

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