exfabbricadellebambole

exfabbricadellebambole11998

agente arte per la valorizzazione artisti e opere

La consapevolezza è di accettare il fatto d'essere parte di un tutto, come fosse "trama e ordito" di un grande arazzo, quello della vita e comprendere che ogni azione e scelta, prima o poi, coinvolge anche gli altri, nell'immediato come nel tempo che deve ancora avvenire. Per me la consapevolezza è anche quella di vivere "nel qui e ora" e non perdere tempo inutilmente. Oggi ci sono e sto costruendo il mio domani, domani potrei non esserci, ma non posso andarmene con rimpianti o cose lasciate in sospeso che potrebbero ricadere o danneggiare altri :-)
 18/01/2015 08:01:32
Aspie96

Aspie961282

Studente

Io continuo a non capire la necessità di dare definizioni soggettive alle parole, ovvero sequenze di lettere.


La lingua serve per la comunicazione di informazioni e ha senso quando le "stringhe" (sequenze di lettere, numeri, parole, spazi, punteggiatura…) hanno un significato condiviso.


Ergo, ha senso affidarsi ai dizionari.

http://www.treccani.it/vocabolario/consapevole/

http://www.treccani.it/vocabolario/consapevole/

 18/01/2015 09:30:06

Aspie96, ma mi sembra che @Mi_Ve non abbia chiesto la definizione della parola consapevolezza, se ci fermiamo alle definizioni da 5 righe ogni possibilità di discussione e approfondimento e condivisione è preclusa.

 18/01/2015 09:51:43
in risposta a ↑

Infatti robertoazzara9, è come se chiedessi il significato che per ognuno di noi ha la parola libertà. Era una curiosità in quanto sento giornalmente in chi incontro che la parola consapevolezza ha interpretazioni, emotive e non, diverse.

 18/01/2015 10:05:19
RobertoMontanari

RobertoMontanari99814

Naufrago

Aspie96,  certamente "ha senso affidarsi ai dizionari",  ma non credo sia corretto equiparare i significati - ad esempio - ad una definizione matematica.

Nel senso che se quella puoi "congelarla", i significati sono materiale umano, plastico.

I dizionari sono scritti da persone, che raccolgono i significati più comuni, dati dalle persone. Ne fanno una analisi storica (etimologia), appuntano le diversità a seconda dei contesti.

Non fanno altro che sintetizzare la ... soggettività.


Cioè proprio quello di cui stiamo parlando.

Faccio un esempio

Se ti dico: "casa", tu ti figuri qualcosa simile alle case che conosci. Ci sono molte altre case che rientrano nella definizione, ma non sono nella tua testa ora, perché non le conosci ancora.

Quando tu leggi qualcosa riferito alla "casa", ne applichi il significato a quello che per te è la casa, e reagirai -giustamente- sulla base della tua esperienza.

Forse ho fatto un esempio stupido, ma prova ad immaginare le differenze di significato che ha "casa" per l'astronauta che vede la terra dall'astronave.


Tieni poi presente che i significati si sviluppano in modo reticolare, ed è molto difficile definirne un perimetro chiuso.

Vabbé, ho divagato, ma era solo per sottolineare il fatto che parlare dei significati soggettivi non è poi un gioco ozioso, ma può essere una importante fonte di conoscenza



 18/01/2015 11:08:30
Aspie96

Aspie961282

Studente

in risposta a ↑

@robertoazzara9 e @Mi_Ve, ho capito la domanda e, proprio per questo, ne ho approfittato per esporre una mia perplessità riguardo a domande del genere.

è come se chiedessi il significato che per ognuno di noi ha la parola libertà.

Ecco, appunto. Non ho dovuto inventare io un altro esempio.


@RobertoMontanari, il fatto di allontanarsi da definizioni formali e condivise non fa che rendere più ambiguo il linguaggio; questo perde quindi il suo valore e il suo fine: comunicare un'informazione.


Interpretando in maniera soggettiva quello che avete detto voi, potrei capire quello che voglio. A questo punto, avreste tranquillamente potuto scrivere in aramaico antico (sempre che il charset di Quag lo consenta) e avrebbe avuto la stessa utilità (ovviamente non è così, proprio perché stiamo assegnando un significato comune alle parole).


Partire da un linguaggio comune (che può essere la lingua italiana così come un altro linguaggio, anche artificiale, volendo) non rischia di rendere sterile o fredda una conversazione ma, al contrario, rimuove la possibilità di malintesi, permettendo, quindi, di utilizzare la lingua come un semplice mezzo e di avere i significati come vero fine.

 20/01/2015 14:15:28
RobertoMontanari

RobertoMontanari99814

Naufrago

in risposta a ↑

Aspie96,  la tua risposta mi porterebbe ad un approfondimento... spero non ti annoierai troppo; 

quando dici:

" il suo valore e il suo fine: comunicare un'informazione"


introduci il concetto di "informazione".  

Una delle definizioni dello scambio di informazioni, fa riferimento alla riduzione del grado di incertezza.

In altre parole, lo scambio dell'informazione non porta il sistema ricevente ad uno stato univocamente definito, ma si limita a ridurne l'indeterminazione.

Questo concetto è incluso anche nell'etimologia della parola: "informatio", che vorrebbe dire"dare forma alla mente".   Si riferisce alla mente di chi ascolta.

Chi ascolta si figura (=rappresenta) qualcosa, sulla base di ciò che ha ascoltato, e dei propri riferimenti.

Ma la mente che pensa, è la sua

Gli schemi che sta usando, sono i suoi

E qui sta la soggettività che non è eliminabile


Ma questo non significa che: "potrei capire quello che voglio", ma solo che "è impossibile essere nella testa di chi parla".

Parlare dei significati che ognuno dà ai concetti, non ha lo scopo di inventare nuove definizioni, ma solo quello di confrontarsi sui significati che ognuno ha nella propria testa.


Avrai sicuramente notato che questo serve a rendere più uniforme la comprensione, proprio attraverso il confronto delle differenze.  Se non ci scambiassimo informazioni su cosa "ci siamo rappresentati", non avremmo modo di stanare dei nostri (eventuali, ma non infrequenti) "vizi" di comprensione (i cosiddetti "pre-giudizi", che sono assolutamente non eliminabili, perché fanno parte della nostra tecnica cognitiva).

Se ci limitassimo a ripetere le definizioni canoniche (un po' come si faceva una volta a catechismo) non avremmo nessuna certezza che tutti abbiamo capito la stessa cosa (esattamente come accadeva una volta a catechismo) .


Grazie per avermi dato lo spunto a questa riflessione, che spero non avrai trovato troppo pedante





 20/01/2015 18:47:56

Ritengo una persona consapevole quando conosce la propria natura, poi la accetta e poi vive in coerenza con essa.

 18/01/2015 15:46:18

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